Esteri

La storia di Padre Dall'Oglio in 10 punti

Dagli studi all'Orientale di Napoli al rapimento in Siria, la storia di un gesuita favorevole al dialogo con l'Islam

Padre Paolo Dall'Oglio

A riferirlo sono state fonti curde al Times di Londra: padre Paolo Dall'Oglio sarebbe vivo, in mano all'Isis, che starebbe trattando il suo rilascio. Nel negoziato in corso fra le forze curde e lo Stato islamico, oltre al gesuita italiano, sarebbero coinvolti anche il giornalista britannico John Cantlie e un'infermiera della Croce rossa neozelandese. Per capire che cosa è successo a Padre Dall'Oglio, 64 anni, rapito in Siria nel luglio 2013, 

1. Nato a Roma nel 1954, Paolo Dall'Oglio entra nella Compagnia di Gesù a 21 anni, nel 1975. Durante il noviziato, si laurea in Lingue e Civiltà orientali all'Orientale di Napoli. In seguito a un Dottorato in «Dialogo con l'Islam» alla Gregoriana di Roma, perfeziona i suoi studi a Beirut, in Libano.

2. Nel 1982 si reca in Siria, dove scopre le rovine dell'antico monastero di Deir Mar Musa, nel deserto a Nord di Damasco. Due anni dopo, ordinato sacerdote, decide di ricostruire il monastero. Nel 1992 fonda la comunità monastica cattolica di rito siriaco, al Khalil. Memore del suo dottorato, padre Dall'Oglio si propone di promuovere il dialogo fra Cristianesimo e Islam.

3. Il suo attivismo ecumenico non piace al regime del generale Hafez al Assad, il padre dell'attuale presidente Bashar, che lo mette nel mirino. I contrasti però esplodono nel 2011, quando inizia la rivolta popolare contro il regime. Il gesuita si schiera pubblicamente con i manifestanti, ricorrendo anche ai social media, per denunciare «una repressione inumana e indiscriminata che speravo proprio di non vedere nel ventunesimo secolo».

4. Padre Dall'Oglio si impegna in un tentativo di riconciliazione interna, proponendo un modello democratico basato sul consenso di tutte le comunità religiose e sociali del Paese. Risultato: nella primavera del 2011 il governo di Damasco minaccia di espellerlo. In un crescendo di intimidazioni, il 20 settembre il regime arriva al punto di accusarlo di connivenza con gruppi terroristici vicini ad al Qaeda.

5. A novembre dello stesso anno il governo passa ai fatti, dichiarandolo «persona non grata». Non essendo stata definita la data di espulsione, il religioso riesce a restare a Deir Mar Musa, a condizione di tenere un «basso profilo», evitando dichiarazioni pubbliche contrarie al regime.

6. Il 23 maggio 2012 padre Dall'Oglio scrive una lettera aperta a Kofi Annan, inviato speciale delle Nazioni unite e della Lega araba per la crisi siriana. All'ex segretario generale Onu chiede la creazione di una forza di interposizione di 3 mila caschi blu, per garantire il rispetto del cessate-il-fuoco e la protezione della popolazione civile. Previsti anche 30 mila volontari della società civile che sostengano la ripresa della vita democratica. «La priorità sia allora quella di proteggere la libertà d’opinione e d’espressione della società civile siriana» conclude la lettera, «senza la quale è impossibile perseguire gli altri obiettivi essenziali alla pacificazione nazionale».

7. Apriti cielo: il governo di Damasco riesuma il decreto d'espulsione. Il 16 giugno 2012 il gesuita ribelle lascia il Paese in cui ha vissuto per 30 anni, scortato dal nunzio apostolico a Damasco che lo accompagna alla frontiera con il Libano. Dopo un soggiorno in una comunità monastica nel Kurdistan iracheno, nel febbraio 2013 rientra in Siria, nel Nord controllato dai ribelli, con un viaggio che definisce «un pellegrinaggio del dolore e della testimonianza».

8. Mentre cerca di riappacificare gruppi curdi e di jihadisti arabi, il 24 luglio rivolge un appello personale al Pontefice: «Stimato e caro Papa Francesco, sapendola amante della pace nella giustizia, le chiediamo di promuovere personalmente un'iniziativa diplomatica urgente e inclusiva per la Siria, che assicuri la fine del regime torturatore e massacratore». E gli chiede di «informarsi personalmente sulla manipolazione sistematica dell'opinione cattolica nel mondo da parte dei complici del regime siriano, specie ecclesiastici, con l'intento di negare in essenza la rivoluzione democratica e giustificare, con la scusa del terrorismo, la repressione che sempre più acquista il carattere di genocidio».

9. Durante un'altra sua missione in Siria, il 28 luglio 2013 se ne perdono le tracce. Il 12 agosto 2013 la pagina Facebook di un partito siriano diffonde la notizia della sua uccisione. «Con il massimo rammarico» scrive Lama Al Atasi, «comunico di avere notizie confermate da una fonte ben conosciuta che Padre Paolo è stato giustiziato». La Farnesina è cauta: «Si tratta di un'indicazione che va presa con estrema cautela e che non trova al momento alcuna conferma».

10. Il 7 febbraio 2019 l'annuncio del Times: circondato dalle forze curde, sostenute dagli Usa, l'Isis starebbe trattando un accordo. In cambio della liberazione di un gruppo di ostaggi, fra cui padre Dall'Oglio, le Bandiere nere vorrebbero un passaggio sicuro fuori dalla Siria. Ma il Vaticano risponde: «Non abbiamo riscontri».

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