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Osama Bin Laden: "Colpite l'America e lasciate perdere lo stato islamico"

Nelle ultime lettere del leader di Al Quaeda, il ritratto di un marito e padre affettuoso e di un politico contrario a inseguire il sogno del califfato

Negli ultimi mesi nel covo di Abbottabad, Osama bin Laden, seppur circondato dalle sue fedelissime guardie e da alcuni familiari, si sentiva solo, in gabbia. Leggeva libri e scriveva lettere appassionate alle sue mogli e ai molti figli. E dispensava consigli ai suoi uomini: è inutile perdere tempo con la costituzione di uno Stato islamico - scriveva - meglio concentrarsi sull'azione terroristica per colpire il più possibile obiettivi americani.

I segreti del leader di al Qaeda sono contenuti nelle carte che i Navy Seal sequestrarono nel rifugio di Abbottabad, in Pakistan, dopo il raid in cui Osama venne ucciso. Si tratta di oltre 100 documenti che gli uffici del Director of National Intelligence, che coordina le varie agenzie dei servizi segreti americani, hanno deciso di rendere pubblici. Nel segno di quella massima trasparenza voluta dal presidente Barack Obama, che qualcuno accusa di non aver detto tutta la verità sulla fine di bin Laden, nel maggio 2011. Osama era un avido lettore, sia in inglese che in arabo. Nella sua biblioteca digitale aveva scaricato decine di libri: da Obama's War di Bob Woodward, il mitico reporter del Watergate, a un lavoro di Noam Chomsky, l'anarchico filosofo del Massachussetts Institute of Technology. Passando per gli scritti di Abdallah Azzam, suo mentore e ancora oggi molto influente nel mondo dell'Islam radicale.

 

E se pure continuava a tramare e a coltivare nuovi progetti sanguinosi, allo stesso tempo i documenti ci consegnano un uomo molto premuroso nei confronti della famiglia, che regalava parole affettuosissime ai figli e di grande tenerezza alla moglie Khairiah (una delle sue quattro consorti) appena rilasciata dall'Iran dove per lungo tempo le era stato impedito di espatriare. Il suo ruolo di capo assoluto di al Qaeda, ma anche di leader ancora indiscusso di tutto il movimento jihadista, emerge dalle comunicazioni ai responsabili dei vari gruppi radicali sparsi nel mondo arabo. Ai militanti jihadisti in Yemen e in Nordafrica scriveva: "Dovete smetterla di insistere sulla formazione di uno Stato islamico... attaccate invece le ambasciate Usa, in Togo, in Sierra Leone. E attaccate i siti dove operano le compagnie petrolifere americane. Evitate invece obiettivi come i militari e le forze di polizia locali".

L'Isis, come lo conosciamo oggi, nel 2011 ancora non esisteva. Ma Osama guardava con attenzione a quei gruppi che già inseguivano il sogno del califfato. Il tempo ha dimostrato come il suo consiglio non fu seguito. E come la sua strategia per far avanzare l'estremismo islamico nel mondo fosse oramai superata. Non si rendeva conto che dopo le rivoluzioni della primavera araba a prendere piede sarebbe stata una nuova generazione di jihadisti, la cui arma ancor più potente degli aerei e delle bombe era la propaganda. Del resto Osama era ossessionato dall'idea di colpire l'America. Anche con nuove azioni spettacolari tipo 11 settembre. Pur rendendosi conto - come emerge dalle carte - delle difficoltà operative e dei problemi di cassa di al Qaida, sempre più a corto di finanziamenti. Tra i documenti sono stati trovati anche i moduli per il reclutamento di nuovi militanti, con domande del tipo: "Quali sono i tuoi hobby? Saresti disposto a fare il kamikaze? Chi dobbiamo contattare se diventi un martire?".

Per il decimo anniversario degli attentati alle Torri Gemelle e al Pentagono bin Laden stava già preparando il gran ritorno, un discorso di fuoco dopo mesi e mesi di silenzio. Una minacciosa invettiva contro l'Occidente che non riuscì mai a pronunciare: fu ucciso tre mesi prima dell'11 settembre 2011.(ANSA)

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