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La bandiera palestinese ha sventolato oggi per la prima volta davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York, dopo che lo scorso 10 settembre la 70esima sessione dell'Assemblea generale ha votato una risoluzione a maggioranza di 2/3 per cambiare le norme vigenti, permettendo anche ai Paesi non membri con status di osservatori permanenti - Vaticano e Palestina - di far sventolare le loro bandiere come i 193 Stati membri. 

La cerimonia dell'alzabandiera si è svolta oggi, alle 13 e 16 ora locale, nel giardino delle rose del Palazzo di Vetro alla presenza, tra gli altri, del leader dell'ANP, Abu Mazen, del Segretario generale dell'ONU, Ban Ki Moon, del ministro degli esteri francese, Laurent Fabius e del collega russo Serghiei Lavrov.

"Questa è una giornata di orgoglio per i palestinesi di tutto il mondo", ha detto Ban Ki-moon nel corso dell'evento, precisando: "dobbiamo realizzare le aspirazioni che questa bandiera rappresenta, ossia Israele e Palestina che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza". 

Nel corso del suo dirompente intervento in Assemblea generale, Abu Mazen ha annunciato una svolta nei rapporti con Israele che potrebbe avere conseguenze disastrose in Medio Oriente, affermando che l'ANP non si ritiene più vincolata agli accordi con lo Stato ebraico. 

"Fino a quando Israele rifiuta di impegnarsi sugli accordi firmati con noi rendendoci un'autorità senza poteri reali, fino a quando Israele si rifiuta di fermare le attività di colonizzazione e di liberare i prigionieri palestinesi, non abbiamo altra scelta. Non possiamo essere i soli ad attuare gli impegni ed Israele a violarli continuamente".

Rivolgendosi alla platea, ha inoltre rivolto un accorato appello alla comunità internazionale: "Abbiamo bisogno di protezione internazionale, non possiamo mantenere lo status quo. Per favore, per favore, per favore - ha ripetuto per tre volte - ci appelliamo a voi, ne abbiamo bisogno". 

In un intervento pubblicato sull'Huffington Post, Abu Mazen aveva anticipato la necessità di "un collettivo, multilaterale processo di pace", paragonato nella forma a quelli che "hanno fatto fare significativi progressi in negoziati difficili, come i Balcani, la Libia e l'Iran. Dovrebbero essere intrapresi per mettere fine una volta per tutte al conflitto israelo-palestinese dopo tutti questi anni di futili tentativi".

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, il cui intervento in Assemblea generale è previsto per domani, ha definito "ingannevoli" le parole di Abu Mazen, affermando che "istigano alla distruzione in Medio Oriente", e rimettendo sul tavolo l'offerta israeliana: "Negoziati diretti senza precondizioni", chiedendo all'ANP e ai suoi leader "di agire in maniera responsabile".

Sullo sfondo intanto ancora fuoco: dopo il razzo lanciato ieri sera da Gaza verso Israele e intercettato nel cielo di Ashdod, l'aviazione israeliana ha colpito la notte scorsa quattro siti terroristici nella Striscia.

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