Omicidio Tavella: perché i terroristi uccidono i cooperanti

Gli occidentali che portano aiuti sono, per i fondamentalisti, i nemici più infidi. E perciò vanno eliminati: i casi degli ultimi anni

Paolo Papi

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L'omicidio in Bangladesh del cooperante Cesare Tavella, romagnolo di origine trapiantato in Piemonte, sarebbe solo l'ultimo dei casi in cui gli operatori delle Organizzazioni non governative sono stati rapiti o assassinati dalle varie formazioni della guerriglia islamista sparsi per il mondo.

SOLDI E ODIO RELIGIOSO
La loro colpa, agli occhi dei leader delle guerriglie fondamentaliste del mondo arabo, è quella di essere occidentali - crociati, per usare la terminologia fondamentalista - che, anziché armi, portano aiuti umanitari. Per chi crede nella sharja sono, coloro che portano aiuti, i nemici più infidi, perché ribaltano, agli occhi delle popolazioni locali,  l'immagine dell'occidentale imperialista che, armato fino ai denti o in giacca e cravatta per portare a casa contratti milionari per le multinazionali estere, porta solo distruzione e morte.

I cooperanti sono anche, per quei settori delle guerriglie locali che si finanziano con la guerra, anche una ghiotta occasione per fare soldi facili, tramite i riscatti. Obiettivi involontari, talvolta - come nel caso di Giovanni Lo Porto, l'italiano prima rapito dai fondamentalisti e poi ucciso per errore da un drone americano al confine tra Afghanistan e Pakistan - del fuoco amico. La loro vita in prima linea - anche in Paesi come il Bangladesh, dove l'infiltrazione islamista pareva difficile - li rende gli obiettivi perfetti.  Non ci possono essere occidentali buoni per gli islamisti. 

COOPERANTI, TECNICI, GIORNALISTI
Tra i Paesi dove recentemente il tributo di sangue dei cooperanti è stato più alto c'è l'Afghanistan, dove a giugno di quest'anno nove lavoratori afgani dell’organizzazione benefica ceca People in need sono stati uccisi nella provincia di Balkh, nel nord del Paese. Nel 2004, anno in cui la giornalista de Il Manifesto Giuliana Sgrena fu rapita in Afghanistan, l'agente Nicola Callipari fu ucciso dagli americani mentre si recava all'aereoporto di Baghdad, e il contractor Fabrizio Quattrocchi, rapito insieme altri tre colleghi, trovò la morte a Baghdad, il caso più eclatante fu quello delle due cooperanti Simona Pari e Simona Torretta, rapite in Afghanistan e infine, dietro il pagamento di un riscatto, rilasciate non senza furiose polemiche in patria.

Più recentemente ci fu il caso di Vittorio Arrigoni, il militante pacifista e filopalestinese ucciso da una fazione salafita nel 2011 a Gaza, una striscia di terra dove, almeno fino a qualche anno fa, i cooperanti occidentali, specie se filopalestinesi, godevano di una relativa immunità granzie al ferreo controllo militare che le fazioni palestinesi riuscivano a esercitare sul terreno.  Sempre nel 2011, nel Darfur dilaniato dalla guerra, fu catturato dai ribelli locali il cooperante di Emergency Francesco Azzarà, liberato dopo una terribile prigionia di 124 giorni. Anche allora le polemiche per il pagamento dei riscatti furono furiose. Lo stesso anno, al largo della Tanzania, gli shabaab somali catturaronono  l'italo-sudafricano Bruno Pellizzari, mentre si trova sulla sua barca a vela con la fidanzata sudafricana. Fu liberato dopo un anno e mezzo con un blitz dell'esercito somalo. Così come furono liberate, nel 2012, la turista Sandra Mariani e la cooperante Rossella Urru, sequestrate in Algeria da un gruppo fondamentalista locale.

TUTTI CROCIATI
Non c'è ancora nessuna notizia del gesuita padre Paolo Dall'Oglio, scomparso in Siria nel 2013, mentre cerca di mediare a Raqqa per la liberazione di un gruppo di ostaggi.  Il più recente, per il nostro Paese, è stato il caso di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, giunte in Siria con scopi solidaristici e poi liberate dietro probabilmente, anche in questo caso, il pagamento del riscatto. Cooperanti, religiosi, giornalisti (come Daniele Mastrogiacomo o Enzo Baldoni), tecnici (come
Gianluca Salviato, rapito in Libia nel 2014) che lavorano per le multinazionali italiane presenti nei Paesi devastati dalla guerra: gli obiettivi dei terroristi - che combattono una guerra asimmetrica dove i nemici non sono soltanto i soldati - sono gli occidentali in quanto tali. Per soldi, come spesso avviene, per odio religioso o, meglio, per dimostrare alle popolazioni arabe che non esistono occidentali buoni. Per costoro sono tutti crociati.
 


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