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Olocausto: la mappa del negazionismo nel mondo

Dalla Polonia all'Iran, dalla Grecia a gruppi di storici e intellettuali di ogni paese: ecco chi e come nega uno dei più aberranti genocidi della storia

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Eleonora Lorusso

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È stata accompagnata da un coro di polemiche internazionali l'approvazione, da parte di Varsavia, di una legge che, punendo chi definisce "polacchi" i campi di sterminio, è stata accusata di negazionismo, ovvero di negare la realtà storica dell'Olocausto.

Durissima la reazione di Israele, secondo cui la Polonia vuole "riscrivere la storia", mentre il Presidente statunitense Donald Trump, tramite il Dipartimento di Stato, ha fatto appello ai parlamentari polacchi, invitando anche il Presidente Andrzej Duda a non firmare la legge.

Il caso della Polonia

"La memoria dei sei milioni di ebrei uccisi è più forte di qualsiasi legge. Proteggeremo la loro memoria e faremo nostra la lezione: la capacità di difenderci da noi stessi". Così il ministro israeliano Yoav Gallant ha twittato tutta la propria disapprovazione personale e del governo di Tel Aviv per il via libera del Senato polacco alla legge messa a punto per difendere la reputazione nazionale.

La norma, passata con 57 voti favorevoli, 23 contrari e 2 astenuti, prevede fino a tre anni di carcere per chi definisca "polacchi" i lager come Auschwitz e per chi parli di complicità polacca nello sterminio del popolo ebreo.

La legge, però, è stata contestata non solo da Israele e dalle rappresentanze ebraiche nel mondo, ma anche dalla comunità internazionale, perché di fatto nega la partecipazione di singoli cittadini o gruppi di polacchi alla persecuzione degli ebrei in Polonia, il Paese dove ne risiedeva il maggior numero in Europa a cavallo della Seconda Guerra mondiale. Si inserisce, dunque, nel più ampio filone del negazionismo storico della Shoah e non solo.

Il precedente dell'Iran

Se l'intento di Varsavia non era apertamente quello di negare la politica anti-semita nazista, ci sono invece paesi che in passato sono arrivati a mettere apertamente in discussione la Shoah. Il caso più clamoroso è quello dell'Iran di Mahmud Ahmadinejad. L'ex presidente, dopo ripetuti attacchi a Israele, era arrivato a organizzare l'11 dicembre del 2006, in occasione della Giornata Mondiale per i diritti umani, un seminario dal titolo provocatorio: "Studi sull'Olocausto: una prospettiva mondiale".

L'ex leader di Teheran aveva anche inviato una lettera alla Cancelliera tedesca Merkel, arrivando a sostenere che "il mito della Shoah" fosse stato creato "contro la Germania" , parlando in altre occasioni di "falsa leggenda" usata dagli Usa e dalla Gran Bretagna per "ricattare gli altri Paesi".

Da Irving alla Grecia di Alba Dorata

L'elenco dei negazionisti comprende anche personalità europee. Tra i più noti c'è lo scrittore inglese David Irving, autore di una trentina di libri (di discreto successo) su Hitler e l'Olocausto. Nel suo Hitler's War (del 1977, tradotto in italiano nel 2001), definì il capo del Terzo Reich "amico degli ebrei", smentì che fossero mai state usate le camere a gas, parlò di "menzogna dell'Olocausto" e spiegò che, non essendoci documenti scritti e firmati da Hitler in persona che ordinassero lo sterminio ebreo, il dittatore tedesco non sarebbe stato a conoscenza del piano di uccisione di massa e che, dunque, l'Olocausto non ci sarebbe mai stato.

Processato nel 2006 e condannato da un tribunale austriaco, restò in carcere 400 giorni, per poi uscirne in seguito a una sentenza della Corte d'Appello che lo scagionò.

In Grecia il leader del partito neonazista Alba Dorata, Nikos Michaloliakos, nel 2012 in una intervista non ha esitato a dichiarare: "Esistono molti libri che mettono in dubbio la cifra di sei milioni di ebrei sterminati dai nazisti. Hitler è stato una grande personalità storica del XX secolo". 

In Spagna è Pedro Varela il maggior rappresentante del negazionismo sull'Olocausto, mentre in Italia non sono mancati docenti che hanno espresso valutazioni storiche ampiamente revisioniste.

I casi dei professori italiani

Il Professore veneto Franco Damiani è stato più volte protagonista delle cronache (ma anche di interrogazioni parlamentari e ispezioni da parte del Ministero dell'Istruzione) per le sue affermazioni negazioniste.

Nel 2010 a finire al centro della bufera è stato un altro docente, Claudio Moffa, ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Teramo. Durante le sue lezioni ha affermato che "non c'è alcun documento di Hitler che dicesse di 'sterminare tutti gli ebrei'", mentre in seguito ha lodato "la grandezza umana e politica di Ahmadinejad", riferendosi all'ex Presidente iraniano.

A dicembre del 2013, invece, ha fatto discutere l'assoluzione di Roberto Valvo, Professore di Storia dell'arte in un liceo artistico a Roma, denunciato per aver definito l'Olocausto una montatura cinematografica di fronte ad alcuni studenti, tra i quali una 16enne i cui nonni erano stati in un campo di concentramento. Secondo il giudice Maria Cristina Muccari, nonostante l'insegnante "abbia fatto commenti e osservazioni certamente censurabili moralmente" non aveva inteso "propagandare le sue idee", perché le sue parole non erano destinate a un uditorio vasto tale da configurare proprio il reato di propaganda.

Come è nato il negazionismo

Il concetto di negazionismo si inserisce nel più ampio panorama del revisionismo, ovvero quella corrente storica che punta a reinterpretare eventi del passato in una chiave alternativa a quella ufficiale. A differenza della semplice rilettura dei fatti, però, il negazionismo arriva a negare che alcuni avvenimenti siano realmente accaduti, proprio come nel caso dell'Olocausto.

I suoi sostenitori non ammettono che la Germania nazista abbia condotto uno sterminio sistematico degli ebrei, perseguitandoli e mandandoli a morire nei campi di concentramento, utilizzando le camere a gas o i forni crematori. Questi, infatti, vengono piuttosto definiti come zone per la disinfestazione dei vestiti, che il regime tedesco avrebbe realizzato per limitare la diffusione delle malattie tra i prigionieri di guerra.

In alcuni casi le violenze, le torture e le privazioni di cibo vengono elencate tra le "pratiche belliche" più diffuse. Viene contestato anche il numero di vittime dell'Olocausto, ridimensionato dai circa 6 milioni delle stime ufficiali a poche migliaia.

Una invenzione degli Alleati?

I negazionisti ritengono che gli Alleati abbiano volutamente ingigantito la portata dello sterminio ebreo per giustificare il loro intervento militare a posteriori e per coprire eventuali crimini di guerra e contro l'umanità che sarebbero stati compiuti dalle forze anglo-americane. Tra i primi a negare le responsabilità naziste prima e durante il secondo conflitto mondiale ci fu, nell'immediato dopoguerra, l’intellettuale francese Maurice Bardèche.

Più clamorosa, però, fu la tesi sostenuta da Paul Rassinier, un ex deportato politico nel campo di Buchenwald (vicino Weimer, in Germania) che negli anni '50 scrisse un libro, Le Mensonge d’Ulysse, nel quale definì la Shoah una "menzogna storica" elaborata dagli Alleati ai danni dei tedeschi. Nel 1976 fu invece Arthur Butz a pubblicare negli Stati Uniti La menzogna del Ventesimo secolo, che poneva ulteriori interrogativi sulla reale esistenza del genocidio degli ebrei.

Il Diario di Anna Frank: un "falso"

Anche il Diario di Anna Frank viene considerato dai negazionisti un falso. Nel 1979 Robert Faurisson, Professore di Letteratura Francese all’Università di Lione, si dedicò proprio a "smontare" il racconto della ragazzina tedesca, costretta a nascondersi per sfuggire ai nazisti, arrivando a sostenere "l'impossibilità tecnica delle camere a gas".

La sua tesi scatenò una bufera, che portò alla sua sospensione e alla stesura di un documento, firmato da 34 storici che lo accusarono di oltraggio alla verità. A sua difesa venne invece si schierarono altri intellettuali, tra i quali il linguista americano Noam Chomsky, che difendevano la sua "libertà di parola".

Proprio il 1° Emendamento della Costituzione statunitense, che prevede la libertà di espressione, ha fatto sì che negli anni negli Stati Uniti si formasse una nutrita comunità di negazionisti, in particolare attorno all'Institute for Historical Review.

I negazionisti italiani nella storia

Tra i suoi membri c'è anche Carlo Mattogno, autore di diversi libri sul tema, tra i quali Il mito dello sterminio ebraico, Il rapporto Gerstein: anatomia di un falso e La Risiera di San Sabba: un falso grossolano, nei quali mette in dubbio non solo il tentativo nazista di perseguire "la soluzione finale", ma persino l'esistenza dell'unico lager nazista in Italia, quello appunto di San Sabba nei pressi di Trieste.

Più di recente è stato Ugo Gaudenzi, direttore di Rinascita, a ospitare più volte articoli negazionisti di Faurisson sul proprio giornale, suscitando le proteste della comunità ebraica.
Non meno clamore ha scatenato, infine, la diffusione sul web nel 2012 del primo documentario italiano "Wissen macht frei - la conoscenza rende liberi". Un testo fatto circolare in modo semiclandestino, che mette in discussione la tradizionale storiografia, offrendo una rilettura degli eventi di epoca nazista attraverso la raccolta di materiale multimediale dai blog negazionisti.

Come è punito il negazionismo

In Germania per chi sostiene tesi negazioniste riguardo la Shoah è previsto il carcere fino a 5 anni. In virtù di questa norma nel 1992 è stato condannato l'ex ufficiale nazista Otto Ernst Remer.

La Svizzera si è dotata di una legge analoga fin dal 1994, mentre Austria e Belgio (dal 2005) considerano reato la messa in discussione del genocidio ebreo.

Sono comunque numerosi i paesi che prevedono norme antinegazioniste, ad esempio anche in riferimento al genocidio del popolo armeno: tra questi ci sono Francia, Spagna, Portogallo, Italia. Anche Israele, Australia e Nuova Zelanda hanno leggi analoghe, mentre la legislazione ucraina prevede pene anche per chi nega i crimini sovietici.

Un caso a sé è rappresentato dalla Gran Bretagna, dove il diritto penale e costituzionale è più orientato alla libertà di pensiero. Ciò spiega perché non siano ancora state introdotte leggi della memoria.

Nel 2007 l'Onu ha approvato una risoluzione presentata dagli Stati Uniti che condanna "senza riserve qualsiasi diniego dell'Olocausto e sollecita tutti i membri a respingerlo, che sia parziale o totale, e a respingere iniziative in senso contrario".

Le norme in Europa e la legge italiana

Nel 2008 anche l'Unione Europea ha chiesto agli Stati membri di adottare misure per punire "l'apologia, negazione o minimizzazione di crimini di genocidio, contro l'umanità e di guerra".
Dopo anni di dibattiti parlamentari, l'Italia a giugno del 2016 ha approvato un provvedimento che configura il negazionismo come aggravante della legge Mancino, rispetto ai reati di discriminazione razziale e di stampo xenofobo. Sono previste pene pecuniarie e la reclusione fino a 4 anni per chi propaganda idee fondate sulla superiorità razziale o l'odio etnico, religioso o nazionale. Il carcere può arrivare fino a 6 anni nei casi in cui la propaganda, l'istigazione o l'incitamento si fondino "in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e di guerra", come previsto dallo Statuto della Corte Penale Internazionale.


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