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Esteri

Olanda, guida alle elezioni politiche

Dai partiti politici in lizza ai sondaggi, fino allo spauracchio Geert Wilders: che cosa potrebbe succedere (anche in Europa) dopo il 15 marzo

Mercoledì 15 marzo poco meno di 13 milioni di cittadini olandesi sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo parlamento.

Il motivo per cui queste elezioni, in un Paese tradizionalmente stabile, sono diventate così importanti in Europa è che l'Olanda potrebbe trasformarsi in un laboratorio del populismo euroscettico e xenofobo. Tutti gli occhi sono puntati in questo caso sul possibile exploit del Partito per la Libertà (PVV), il movimento nazionalista e populista di Geert Wilders che, secondo i sondaggi, potrebbe superare nelle urne il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD), di centrodestra ed europeista, del primo ministro Mark Rutte.

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Wilders, balzato alla fama nel 2008 grazie al cortometraggio provocatorio «Fitna» sul pericolo islamico, ha un programma che spaventa tutte le cancellerie europee: vuole fermare l’immigrazione dai paesi islamici, chiudere le moschee, imprigionare in via preventiva i musulmani radicali e soprattutto intende indire un referendum sull’adesione all’UE, sulla scia del referendum sulla Brexit.

Qualcuno lo ha già soprannominato il Donald Trump olandese. Per non lasciare tutto il campo libero a Wilders il VVD è stato spesso costretto durante questa campagna elettorale a seguirlo sul suo terreno, con il premier Rutte che ha recentemente invitato gli immigrati a «comportarsi normalmente, o andare via».

Non stupisce perciò che i temi di questa campagna elettorale siano stati quelli dell'accoglienza per i richiedenti asilo e l’immigrazione, l’adesione all’Unione europea, la criminalità, la sicurezza e per ultimo il braccio di ferro tra il governo olandese e l'esecutivo islamista turco di Erdogan: tutti temi che caratterizzano da sempre la proposta politica di Geert Wilders. Le elezioni in Olanda, insomma, sono il primo vero banco di prova per la tenuta dell’Unione europea nel 2017. Quelle olandesi si preannunciano quest'anno come una sfida tutta nel campo della destra per la conquista del primo posto.

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SISTEMA ELETTORALE E QUADRO POLITICO
Il quadro politico in Olanda è, da sempre, estremamente frammentato, con almeno 15 partiti che anche questa volta, secondo i principali commentatori, dovrebbero entrare in parlamento. Nessun partito, secondo le ricerche delle case sondaggistiche, supererebbe il 20% dei voti.

Di più: almeno quattro o cinque  partiti  oscillerebbero tra il 10% e il 20%, con una guerra all'ultimo voto per il primo posto tra il partito europeista del premier Rutte (VVD) e il partito di Wilders (PVV). I governi olandesi sono da sempre esecutivi di coalizione, basati su patti tra diversi, dove l'ago della bilancia è - il fattore di stabilità -  costituito dalla monarchia costituzionale.

Quello olandese è un sistema bicamerale, dove la Camera bassa (150 deputati) viene eletta a suffragio universale e la Camera alta (il Senato, composto da 75 parlamentari) viene eletta ogni quattro anni a suffragio indiretto da parte di 12 consigli comunali.  

I SONDAGGI E I PARTITI IN LIZZA


poll



VVD (People’s Party for Freedom and Democracy): è il partito liberale-conservatore fondato nel 1948, che aderisce all'Alde in Europa, e che esprime il primo ministro olandese, Mark Rutte, a capo di un esecutivo di coalizione cui partecipa anche il Partito del Lavoro, di ispirazione moderata di centrosinistra. Gli ultimi sondaggi gli attribuiscono circa il 16% dei suffragi. Alle ultime elezioni del 2012 prese il 26%.

PvdA (Labour Party): partito socialdemocratico di centro sinistra, fondato nel 1946, oggi in profonda crisi di consensi. Governa, in coalizione con il VVD, dopo il secondo mandato di Rutte.Alle ltime elezioni prese il 24,1%. Oggi veleggia attorno al 7-9% dei consensi.

CDA (Christian Democratic Appeal): è partito di centro destra, cristiano democratico, fondato nel 1980 che ha sempre fatto parte delle coalizioni che hanno guidato il paese. Nonostante sia d’ispirazione cristiana trova molti sostenitori anche tra ebrei, musulmani e indù. Alle ultime elezioni prese l'8,5% dei consensi, oggi viene segnalato attorno all'11% dei suffragi.

PVV (Party for Freedom): partito di destra che unisce alle teorie economiche legate al liberalismo delle politiche contrarie all’immigrazione e all'Europa. E’ stato fondato nel 2006 da Geert Wilders. I sondaggi gli attribuiscono dal 12,8 di I&O Research al 16 di Gfk. Nel 2012 prese il 10,1%. Il partito di Wilders è forte nel sud cattolico dei Paesi Bassi, soprattutto nella provincia del Limburgo, e nelle aree di confine più povere del Paese. Ma prende molti voti anche nelle grandi città dell'ovest, nei quartieri-dormitorio, con una base elettorale molto simile a quella di altri partiti populisti di estrema destra in Europa: soprattutto uomini, con grado di istruzione medio-basso, preoccupati dall'immigrazione e delusi dalle élite politiche.

Groen Links (Green Left): partito fondato nel 1990, a favore dell’ambiente e delle politiche sociali volte a diminuire le disuguaglianze. È molto forte tra i giovani inurbati delle principali città olandesi e sta togliendo consensi agli storici partiti del centrosinistra olandese. I sondaggi gi danno un consenso attorno al 9-12% dei voti. Alle ultime elezione prese il 2,3%, consentendogli di portare in parlamento 4 deputati.

D66  (Democraten 66): partito socioliberale fondato nel 1966 e nato come alternativa più progressista al VVD, di centrodestra, al governo. Nelle ultime elezioni del 2012 prese l’8% dei voti, portando in parlamento 12 deputati. I sondaggi gli assegnano l'11-13% dei consensi, in crescita specie tra i giovani.

SP (Socialist Party): è un partito di sinistra più radicale rispetto al Labour Party che viene segnalato in  crescita nei sondaggi. Fu fondato nel 1971 sull'onda del movimento di contestazione e aderisce al gruppo della sinistra europea (GUE).  I sondaggi gli attribuiscono il 10-12% dei suffragi, in linea sostanzialmente con i risultati ottenuti alle ultime elezioni, quando SP prese il 9,7.

A completare il quadro ci sono PvdD, gli Animalisti ed ecologisti di sinistra che aderiscono a GUE e che i sondaggi segnalano attorno al 3-4% (in crescita); i pensionati di 50 plus, cui i sondaggi assegnano circa il 3-4% dei voti; gli ultraconservatori protestanti del Partito Politico Riformato cui i sondaggi assegnano circa il 2-3% dei voti.


CONCLUSIONI
Benché il partito di Wilders potrebbe risultare primo partito è molto difficile che riesca a formare un governo di coalizione in parlamento, anche se in passato (durante il primo governo Rutte post 2012) vi fu un'alleanza spuria e transitoria, basata sulla desistenza, tra i popolari del VVD e il PVV. Non solo: la sua debolezza sta anche nel fatto che difficilmente, come tutti gli altri partiti olandesi, supererà la soglia di un quinto dell'elettorato.

È chiaro però che l'interesse per i risultati delle elezioni olandesi è altamente simbolico, in vista delle elezioni francesi. Se Wilders dovesse risultare primo il segnale per l'Europa sarebbe chiarissimo. Dal punto di vista interno, invece, ci sarà probabilmente una riedizione dei governi di coalizione tra centrodestra e centrosinistra, ma questa volta - data la maggior debolezza dei popolari e dei laburisti rispetto al 2012 - allargata ad almeno due o tre altri partiti.   

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