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Olanda: come si è arrivati al presunto assassino di Nicky Verstappen

A 20 anni dalla morte del ragazzino complesse analisi genetiche hanno portato all'identificazione del possibile autore del crimine

Il monumento dedicato a Nicky Verstappen, morto a 11 anni dopo essere stato stuprato durante un campo estivo nei Paesi Bassi

Barbara Massaro

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Un cold case da manuale. Ci sono voluti 20 anni, ma le indagini sulla morte di Nicky Verstappen sono arrivate a una svolta.

I fatti

Era l'agosto del 1998 quando Nicky, un bambino olandese di 11 anni, si trovava in un campo estivo all'interno della riserva naturale di Brunssummerheide, nel sud dei Paesi Bassi. La notte tra il 9 e il 10 agosto Nicky è scomparso dalla sua tenda e dopo un giorno di ricerche nei boschi della zona il suo corpo è stato trovato senza vita nascosto tra gli alberi a 1.500 metri dal luogo del campeggio. Nicky era prima stato stuprato e poi ammazzato.

Da allora la polizia olandese non ha mai smesso di cercare il suo assassino.

Le indagini sugli abiti del ragazzino, infatti, hanno portato a individuare da subito tracce di DNA maschile che, però, non hanno avuto nessun tipo di corrispondenza con i campioni già schedati nelle banche dati nazionali ed estere e con nessuno dei campioni estratti dall'intera sua cerchia famigliare, dalle centinaia di persone del villaggio e dal personale del campo estivo.

Per mesi i media nazionali non parlarono d'altro ma, nonostante la capillarità delle indagini si arrivò a un nulla di fatto e l'inchiesta passò alla sezioni dei cold case.

Un cold case da manuale

Grazie alle tecnologie sviluppate nell'ultimo ventennio in fatto di analisi del DNA nel 2012 i Paesi Bassi hanno approvato una legge che permetteva la cosiddetta "ricerca famigliare del DNA" ovvero, per alcuni reati particolarmente gravi, era possibile effettuare la raccolta di campioni genetici di un qualsiasi membro di una famiglia X dal quale constatare eventuali famigliarità con il DNA campione nella speranza di fornire un qualunque appiglio informativo agli investigatori.

Si tratta di una mappatura su larga scala di famiglie potenzialmente coinvolte con il presunto autore di un certo crimine per effettuare una scrematura e un filtraggio di alberi genealogici sicuramente estranei ai fatti o potenzialmente coinvolti.

La più grande mappatura genetica della storia

Nel 2013 un procuratore olandese dispose la ricerca famigliare del DNA per il caso di Nicky e così avvenne la più grande mappatura genetica della storia dei Paesi Bassi: venne campionato il DNA di 21.500 cittadini volontari di età compresa tra i 18 e i 75 anni, cui si aggiunse il campionamento obbligatorio di 1.500 uomini di particolare interesse per l'omicidio.

Tra coloro per cui era previsto il campionamento obbligatorio perché di particolare interesse c'era anche Jos Brech, un cittadino olandese di 55 anni che al momento dell'omicidio viveva a circa 16 chilometri dal campo estivo con la madre e che già nel 1985 aveva subito una denuncia per molestie sessuali.

Come di è arrivati al nome di Jos Brech

Interrogato dalla polizia all'indomani del crimine Brech non era stato ritenuto un soggetto interessante, ma alcuni testimoni lo avevano visto aggirarsi nei pressi del campeggio nei giorni successivi all'omicidio.

Quando gli inquirenti sono andati a cercarlo per sottoporlo alla mappatura genetica hanno scoperto che Brech era scappato lo scorso aprile per luogo ignoto.

Dopo aver prelevato campioni di DNA dall'abitazione sono state rilevate compatibilità genetiche con le tracce estratte dal corpo della vittima.

E' così iniziata una caccia all'uomo in mezza Europa e nei giorni scorsi la polizia ha diramanto le foto dell'uomo. In breve Brech è stato segnalato da un cittadino olandese che lo aveva visto abitare in una catapecchia nella periferia di Barcellona a Castellterçol.

L'uomo viveva solo e non ha opposto resistenza quando la polizia catalana è andata ad arrestarlo escludendo la possibilità della libertà su cauzione. I Paesi Bassi ne hanno già chiesto l'estradizione.

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