La malattia del Veterano

Il 25enne accusato dell'omicido di Chris Kyle è un reduce dall'Iraq con problemi psichici per Disturbo Post-Traumatico da Stress

(Ansa/Hussein Al Mousawi)

Michele Zurleni

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La chiamavano "Sindrome da Guerra". La studiò anche Sigmund Freud durante il primo conflitto mondiale. Colpiva reduci e veterani. I psichiatri americani l'hanno ribattezzata Post-Traumatic Stress Disorder (PTDS) dopo la guerra del Vietnam, dopo che questa "malattia" - che aveva colpito i soldati fin dalla Guerra Civile - esplose, colpendo decine di giovani che ritornavano dal Sud Est Asiatico. I conflitti bellici in Iraq e in Afghanistan hanno moltiplicato i casi. La sindrome post traumatica da stress vuol dire portarsi la guerra a casa: disagio psicologico che si trasforma in uno stato perenne di ansia e che porta a forme di tossico-dipedenze, ad abusi, a violenze, a omicidi e a suicidi, soprattutto suicidi.

Eddie Ray Rough, il 25enne accusato dell'omicidio di Chris Kyle, "The American Sniper", il cecchino infallibile dei Navy Seals, è un ex marine, reduce dall'Iraq. Nei mesi scorsi era stato ricoverato in ospedale un paio di volte. La prima in settembre, quando la polizia lo trovò a vagare vicino a casa a Lancaster, in Texas, a torso nudo e senza scarpe. Aveva una bottiglia di alcool in mano e poco prima aveva minacciato di massacrare la sua famiglia e poi di suicidarsi. Quando un agente gli chiese perché si era comportato così, il giovane rispose: "Soffro di PTDS".  Kyle, dopo aver lasciato la marina, aveva lavorato al "recupero" di questo veterani. Questo era probabilmente il motivo per cui lui e Rough si trovavano insieme nel poligono di tiro dove il suo corpo è stato trovato crivellato di colpi.

Se la Sindrome da Guerra sia all'origine del gesto di Rough saranno gli psichiatri a dirlo. Sono molti però gli indizi che portano lì, a quel male sofferto da almeno il 17% dei soldati americani impiegati in Afghanistan e in Iraq. Una cifra che secondo gli esperti potrebbe diventare molto più alta: almeno il doppio. Basta guardare i dati dei suicidi dei veterani. Ogni anno, dicono le fonti del Pentagono, quasi 6.500 reduci dalle guerra americane si tolgono la vita. Uno ogni 80 minuti. Una cifra impressionante, resa ancora più drammatica dal numero di soldati che si suicidano mentre si trovano in servizio attivo nelle unità combattenti: l'anno scorso sono stati  349, quasi uno al giorno.

La PTDS si manifesta in vari modi: depressione, incubi notturni, improvvisi attacchi di panico, sbalzi di umore, indifferenza. Il reduce è traumatizzato da ciò che ha visto, dalle sofferenze psicologiche che ha subito. E'lo shock della guerra. E, a differenza degli altri, i  veterani dell 'Afghanistan e delll'Iraq riportano a casa un'ansia che non riescono a controllare. In quei due paesi, per loro non esistevano delle zone - le retrovie - sicure, dove i militari si sentivano relativamente tranquilli e potevano riposare. Loro erano (sono) sempre al fronte, che fosse il centro di Kabul o di Bagdad, sempre in pericolo, sempre sotto la minaccia di qualche possibile attacco o attentato.

Il fatto che questa sindrome sia stata riconosciuta dall'esercito americano, ma che non siano state investite risorse per combatterla, non ha facilitato il ritorno a casa dei veterani. Finora sono stati pochissimi gli psicologici impiegati (nel 2009 erano 408 in tutto l'esercito a fronte di 553 mila soldati attivi) a fronte di un numero sempre più alto di reduci sofferenti della Sindrome Post Traumatica da Stress. Uno di loro, Peter Linnerooth, 42 anni, dopo aver passato anni a tentare di curare i veterani dal loro male oscuro quasi in solitudine, si è tolto la vita, forse sotto il peso delle centinaia e centinaia di racconto dolorosi raccolti.

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