Usa - Cina: storico accordo sulla riduzione dei gas serra

L'annuncio è stato fatto da Barack Obama e dal presidente cinese Xi Jinping

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Barack Obama e il presidente cinese Xi Jinping – Credits: Getty Imagines/ Feng Li

Michele Zurleni

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Ci sono voluti nove mesi di trattative riservate, di scambi di missive segrete, come quella che Obama ha inviato al presidente Xi Jinping, ma alla fine l'accordo è stato raggiunto: Usa e Cina s' impegnano a ridurre l'emissione dei gas serra.

L'intesa tra il Paese Inquinatore Numero Uno al Mondo e il Paese Numero Due (insieme sono responsabili del 45 % delle emissioni di co2 a livello mondiale) stata siglata durante l'incontro bilaterale a Pechino tra Obama e Xi e annunciata (un pò a sorpresa) nella conferenza stampa che è seguita al faccia a faccia tra i due.

 

Cosa prevede l'accordo
L'accordo prevede nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio da parte degli Stati Uniti e l'impegno della Cina di fermarne l'aumento entro il 2030. In pratica, l'amministrazione Obama si è impegnata a ridurre la produzione di questi gas del 20-25% entro il 2025 mentre la Cina dovrà conseguire il suo obiettivo entro il lustro seguente.

Obama ha raggiunto un significativo risultato politico e diplomatico: è la prima volta che la Cina si impegna ad un intervento per eliminare i gas serra. Per raggiungere l'obiettivo Xi Jinping ha annunciato che Pechino punterà sulle fonti energetiche pulite, come l'energia solare e eolica, che dovrebbero diventare il 20 per cento della produzione totale cinese entro il 2030.

"Questa è la più importante pietra miliare nei rapporti tra Usa e Cina - ha detto Obama ai giornalisti - Dimostra cosa possiamo fare quando decidiamo di lavorare insieme sul fronte delle più impegnative sfide mondiali".

L'intesa tra Pechino e Washington apre la strada a un possibile accordo globale sul clima entro il 2015. Per un Obama in difficoltà, un indubbio successo internazionale. Che potrebbe però vedere l'opposizione del Congresso, ora in mano repubblicana. Diversi esponenti del Gop hanno già fatto sapere di essere contrari all'intesa perché metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro negli Stati Uniti.

L'intesa sui prodotti tecnologici
Obama e Xi hanno raggiunto anche un'altra importante intesa: hanno deciso di eliminare almeno 200 tariffe sui manufatti tecnologici , facilitando così gli scambi commerciali tra i due paesi. La Cina è tra i principali esportatori di prodotti elettronici, mentre gli Stati Uniti lo sono per quelli tecnologici. Secondo fonti dell'amministrazione, questa accordo può permettere la nascita di almeno 60.000 nuovi posti di lavoro negli Usa e un giro d'affari per miliardi di dollari.

Anche questo puà essere considerato un passo molto significativo. E fa diminuire le tensioni tra Pechino e Washington rispetto alla questione della supremazia commerciale tra i due paesi.

Nella capitale cinese, che ospita il vertice dell'Apec, l'organismo che raggruppa i paesi asiatici e che quelli che si affacciano sull'Oceano Pacifico, Obama ha sponsorizzato la Trans-Pacific Partnership, un progetto americano di cooperazione economica che ai cinesi non piace. Loro hanno un altro piano in mente, il Free Trade Area of Asia Pacific. I due progetti per ora non sono conciliabili, ma non è detto che se il dialogo prosegue, in futuro non possa essere trovato qualche forma d'intesa.

Le cyberwars
Nel faccia a faccia con Xi, Obama ha anche parlato di una delle più spinose questioni tra i due paesi: le cyberwars, gli attacchi da parte dei cinesi ai sistemi informatici del governo federale e di società private degli Stati Uniti. Ha chiesto al presidente cinese doi ripristinare  una commissione bilaterale istituita tempo fa e i cui lavori sono stati sospesi dopo i ripetuti attacchi provenienti dalla Cina.

Su questo delicato tema, Xi si è mostrato piuttosto freddo. La visita di Obama a Pechino comunque può essere considerata un successo. Il presidente Usa porta a casa un importante intesa sul clima e un significativo accordo commerciale. Su questo fronte, come su quello della guerra strisciante tra i due paesi, solo un timidimo passo in avanti. Ma per un presidente in difficoltà dentro e fuori gli Usa, può bastare.



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