The American Sniper: la storia di Chris Kyle, il più famoso cecchino d'America

Il film di Clint Eastwood su uno dei più conosciuti soldati degli Usa. L'Iraq, il ritorno a casa, l'autobiografia, la morte

american sniper

Chris Kyle, il cecchino più famoso d'America – Credits: Ansa

Michele Zurleni

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UPDATE: The American Sniper racconta la storia del più famoso cecchino d'America. In questo articolo, pubblicato la prima volta il 29 dicembre del 2014, quando il film di Clint Eastwood era appena uscito, ne raccontiamo la vita vera e ve lo riproponiamo oggi che il film sarà in prima serata, in televisione, su Canale5.

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Attraverso il mirino del cecchino, Clint Eastwood ci fa vedere l'assurdità e la crudeltà della guerra, quella sottile linea tra il dovere e la convinzione nell'imbracciare un fucile. E' il ritratto di un uomo che credeva nella sua missione. Non per forza un eroe. Sicuramente un soldato. Uno tra i più famosi nella storia (militare) degli Usa.

Chris Kyle aveva imparato a sparare seguendo il padre nella battute di caccia in Texas, nei dintorni di Odessa, la sua città natale. Coyote e cinghiali: "one shot, one dead". Un colpo, un centro. Che avesse talento, lo aveva capito subito. Poi, durante gli anni della scuola superiore, per sbarcare il lunario, aveva lavorato nei rodeo. Domava cavalli. Gli riusciva bene, tanto da pensare di diventare gestore di un ranch.

 

Un cecchino infallibile

Un moderno cow boy. Ma la storia è andata diversamante e il suo Far West l'ha trovato a migliaia di chilometri da casa: in Iraq. Non c'erano indiani da combattere, ma i guerriglieri di Al Qaeda e delle milizie di Saddam Hussein. One shot, one dead. Chris Kyle era infallibile. La Leggenda, lo chiamavano i suoi compagni di squadra. Il Diavolo di Ramadi, l'avevano ribattezzato i ribelli iracheni che combattevano in quella città. Sulla sua testa una taglia da 20.000 dollari. Ventimila dollari per il soldato che ha ucciso da solo e con una singola arma il più alto numero di nemici nella storia dell'esercito degli Stati Uniti.

Il Pentagono gli "accredita" il numero ufficiale di 160 morti. Kyle ne rivendicava 255. Era entrato nei Navy Seals - il corpo d'élite della Marina - nel 1999. La destinazione a lui più congeniale. Piccole squadre di commandos, blitz rapidi e veloci, missioni ad alto rischio, grande professionalità: qualche cosa che gli ricordava la caccia In Texas. Era stato inviato nel Golfo nel 2003 e quando, l'anno dopo, iniziò l'operazione Iraqi Freedom, l'ex cow boy era nell'avanguardia delle truppe che invasero l'Iraq.

Quando la guerra si trasformò in una guerriglia, il talento come cecchino di Chris Kyle divenne indispensabile. Quando si trovava nelle zone rurali, con uno spazio aperto davanti a sé, colpiva un bersaglio a più di un chilometro di distanza. In città, nei combattimenti casa per casa, la maggior parte delle sue vittime si trovavano in una raggio d'azione tra i 200 e i 500 metri dal suo fucile.

Le missioni in Iraq

Non ho mai ucciso per gioia, ma solo per servire il mio paese, dirà poi nelle interviste che darà quando sarà diventato famoso. A Falluja passava delle ore sdraiato su di un culla rovesciata, che fungeva da lettino, all'interno di una stanza di una delle tante case semi distrutte dalla guerra, con l'occhio nel mirino in attesa di colpire. "Devi avere pazienza, sapere aspettare - racconterà poi - Saper attendere, è la cosa più importante. Poi quando inquadri il bersaglio, i battiti del tuo cuore rallentano, il respiro quasi scompare. Devi premere il grilletto tra un battito e l'altro".

In quella città, colpì 40 volte. Chris Kyle non ha mai sparato senza avere avuto l'ordine di farlo dal suo superiore. La sua prima vittima fu una donna. Stava per lanciare una granata contro una pattuglia di marines. Il suo tiro più famoso, a Sadr City, la zona sciita di Bagdad. Un guerrigliero era pronto a premere il grilletto del suo lancia granate. Lo freddò con un colpo solo da 1900 metri di distanza.

La morte a pochi chilometri da casa

In Iraq, La Leggenda ha passato sei anni, quattro missioni, una medaglia al valore, oltre il record di cecchino più infallibile della storia dell'esercito Usa. Lascìò i Navy Seals nel 2009 per amore. Di sua moglie. Che gli lanciò una sorta di ultimatum: o me e i bambini o la guerra. Chris Kyle tornò in Texas.

Mise in piedi una società di consulenza per la sicurezza, di contractors. Scrisse la sua autobiografia "American Sniper" che lo fece diventare famoso in tutto il mondo. Un cow boy moderno e professionale: per la sua storia, non era scritto che dovesse finire ucciso in un poligono di tiro vicino a casa, a Erath County.

Chi lo ha ucciso il 23 febbraio del 2013 è stato Eddie Ray Rough, 28 anni, un ex marine, reduce dall'Iraq, ricoverato in ospedale un paio di volte prima di sparare contro Kyle. La prima nel settembre del 2013, quando la polizia lo trovò a vagare vicino a casa a Lancaster, in Texas, a torso nudo e senza scarpe.

Aveva una bottiglia di alcool in mano e poco prima aveva minacciato di massacrare la sua famiglia e poi di suicidarsi. Quando un agente gli chiese perché si era comportato così, il giovane rispose: "Soffro di PTDS",  Post-Traumatic Stress Disorder, la sindrome del veterano, la malattia di chi è stato in guerra e ritorna a casa.  Kyle, dopo aver lasciato i Navy Seals marina, aveva lavorato al "recupero" di questo veterani. Questo era probabilmente il motivo per cui lui e Rough si trovavano insieme nel poligono di tiro dove il suo corpo è stato trovato crivellato di colpi.

L'American Sniper non era riuscito a rimanere lontano dalla guerra, nonostante fosse tornato a casa. La guerra l'aveva cercato anche lì. E lo aveva trovato. Per l'ultima volta.

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