Perché gli Usa colpiscono i civili in guerra

Il bombardamento dell'ospedale di Medici senza Frontiere e le vittime civili durante i raid contro l'Isis riportano l'attenzione sui "danni collaterali"

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– Credits: Getty Imagines / Brenda Smialowsky

Michele Zurleni

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Barack Obama ha chiesto scusa. Gesto raro, ma non senza precedenti. Già nel 2012 lo aveva fatto. Aveva chiesto scusa all'allora presidente afghano Karzai per le copie del Corano danneggiate dai soldati statunitensi: per quello era scoppiata una vera e propria rivolta. Qualche anno prima, George W. Bush aveva fatto un gesto di penitenza analogo, quella volta per le torture americane nel carcere iracheno di Abu Ghraib.

Obama questa volta ha chiamato Joanne Liu, il numero uno di Medici senza Frontiere. E le ha chiesto perdono per il bombardamento dell'ospedale di Kunduz di Msf. La risposta è stata cortese, ma ferma: le scuse non bastano, ci vuole un'inchiesta indipendente per sapere chi è il responsabile di quella strage.

Le differenti versioni della strage

In cinque giorni, i vertici del Pentagono e le autorità militari afghane hanno cambiato cinque diverse versioni.  Un portavoce del governo di Kabul ha affermato che l'ospedale ospitava dei guerriglieri talebani. Medici senza Frontiere ha negato. Sdegnata, l'organizzazione ha parlato di una vera e propria macchina del fango. Gli americani hanno proposto le altre versioni. La prima: ci hanno sparato contro dalla struttura. La seconda: gli afghani ci hanno chiamato perché dicevano di essere sotto il fuoco talebano. La terza: il raid è stato deciso dalla nostra catena di comando. La quarta e (forse) ultima: è stato solo un tragico errore.

Il risultato finale di tutte queste versioni è una discreta confusione che appare tanto una voluta cortina fumogena provocata per oscurare le vere responsabilità dell'azione di guerra che ha portato alla morte di una ventina di persone tra pazienti e operatori sanitari dell'ospedale.

C'è poi un altro mistero: il bombardamento è stato compiuto in varie ondate ed è durato in tutto più di mezz'ora. Cadute le prime bombe, Medici senza Frontiere si è rivolta subito al comando militare americano e a quello afghano, chiedendo di mettere subito fine all'attacco. Non è stata ascoltata. Perché? Una circostanza che alimenterebbe l'ipotesi che il raid sia stato voluto per colpire un obiettivo. Quale?  I guerriglieri talebani? O proprio la struttura ospedaliera?

Le vittime civili

Dall'inizio della guerra afghana sono state decine e decine le vittime civili dei raid aerei americani. Si chiamano danni collaterali. Colpiti per errore dai droni che venivano lanciati per eliminare i capi dei Talebani e di Al Qaeda; colpiti volontariamente quando non c'era alternativa: o sganciare il missile o lasciare in vita la preda principale.

Tutte queste stragi sono state il frutto di una combinazione di motivi. Il primo: per evitare perdite umane, le autorità americane hanno sempre mandato il minor numero possibile di soldati sul terreno. La guerra è stata condotta per lo più dall'alto. E'stata questa la politica in 12 anni di conflitto. E adesso che gli americani hanno ritirato il grosso delle truppe, c'è una ragione (oggettiva) in più per attuarla.  In questo caso, infatti, erano i militari afghani a essere impiegati nella riconquista di Kunduz, non i marines statunitensi. Gli Usa avevano il compito di supportarli dall'aria. Che cosa si sono detti i due comandi prima del bombardamento ?

Il secondo motivo: l'intelligence americana ha sempre funzionato poco e male in Afghanistan e adesso le cose vanno ancora peggio dopo il ritorno a casa della maggior parte del contigente. Non ci sono notizie di prima mano, antenne sensibili sul terreno, occhi interessati che possano spiegare cosa accade realmente; persone assoldate che possano dire se il gruppo di uomini (e donne ebambini) che i militari vedono sulle immagini in bianco e nero del satellite partecipano a un matrimonio o prendono parte, invece, a un vertice tra capi terroristi.

I "danni collaterali" ci sono da anni. Ci sono stati in Iraq, nella prima e seconda guerra; in Afghanistan, in Pakistan, in Yemen: ovunque il Pentagono o la Cia abbiano colpito degli obiettivi nella Guerra al Terrore. Le vittime civili ci sono anche in Siria e Iraq, nell'operazione contro l'Isis. Sono notizie passate sottotraccia, ma una report indipendente di qualche settimana fa afferma che nell'anno di bombardamenti della coalizione contro il Califfato, almeno 500 civili sarebbero morti. Il numero non è verificabile. Difficile ricostruire un quadro esatto, visto l'impossibilità di una verifica nel territorio occupato dall'Isis.

I danni collaterali della guerra all'Isis

Le autorità militari americane hanno ammesso solo una piccolissima parte di queste vittime. Inchieste interne hanno portato alla conclusione che alcune denunce erano vere. In altri casi, non c'è stata l'ammissione da parte degli Usa, ma l'esistenza di video e foto hanno fornito la prova delle stragi.

Anche nel caso della guerra contro l'Isis funziona il paradigma della guerra in Afghanistan. Le vittime civili sono colpite perché gli Stati Uniti non hanno intelligence e soldati sul terreno. E siccome non li avranno anche in (un prossimo) futuro, i danni collaterali sono destinati ad aumentare. Uomini, donne e bambini che subiscono la guerra di altri. E muoiono.









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