Freedom Act: la piccola vittoria di Edward Snowden al Congresso Usa

Il nuovo sostema di norme prevede più limiti alla sorveglianza degli americani. Un traguardo voluto e sperato dal Presidente Barack Obama

obama cyber

Barack Obama – Credits: Getty Imagines / Kristoffer Tripplaar/

Michele Zurleni

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Con una storica decisione del Congresso, l'America volta pagina, ma non chiude il capitolo della sorveglianza sui suoi cittadini. Quello che si può dire è che per la prima volta dopo l'11 settembre, c'è un'importante inversione di rotta. 

Limiti al controllo
Con l'Usa Freedom Act vengono posti limiti alla possibilità del governo degli Stati Uniti di controllare gli americani. Il Grande Fratello rimane, ma dovrà agire con qualche vincolo in più per rispetto della privacy dei milioni e milioni di persone che finiscono nelle rete elettronica della National Security Agency.

Barack Obama ha già firmato la nuova legge. Il presidente è soddisfatto. Puntava a un risultato del genere, a una normativa che garantisse agli statunitensi un poco di libertà in più senza però intaccare troppo la sicurezza degli Usa.  

Era il traguardo (forzato) che si era posto dopo lo scoppio dello scandalo Datagate, dopo le rivelazioni di Edward Snowden. In un primo momento, il governo americano aveva tentato di smorzarne la portata. Anche la Casa Bianca aveva cercato di far sparire dietro una cortina fumogena la mole di informazioni e di dati forniti da Snowden sui programmi spionistici degli Usa.

Alla fine, però, si era arresa al fiume di rivelazioni che aveva innondato i media di tutto il mondo. Obama aveva quindi promesso e promosso una riforma dell'Nsa che andava ad incidere blandamente sulle attività di sorveglianza e spionistiche dell'agenzia per la sicurezza nazionale.

Gli schieramenti pro e contro
Dopo quell' annuncio, il dibattito era proseguito in un paese sempre più diviso tra chi voleva previlegiare la sicurezza e chi, invece, voleva maggiore libertà. Gli schieramenti sono stati subito trasversali, come si è visto nella battaglia dei giorni scorsi al Congresso sul Patriot Act.

Liberals e repubblicani libertari come Rand Paul (quest'ultimi contrari a una presenza così massiccia del governo nelle vite private dei propri concittadini) contro i fautori della sicurezza a ogni costo, democratici moderati e repubblicani conservatori.

Possiamo dire che con l'approvazione della nuova legge ha vinto (parzialmente) il primo schieramento. La novità più importante dell'Usa Freedom Act è che i database delle telefonate degli americani rimarranno in possesso della compagnie telefoniche e potranno essere utilizzate dall'intelligence solo dopo averne fatto esplicita richiesta tramite la magistratura.

Un bel passo indietro rispetto alla libertà totale di controllo e sorveglianza di cui disponeva l'Nsa fino a ieri.

Un passo molto significativo, quindi, ma solo un passo. Il dibattito sul governo e il suo potere di controllo andrà ancora avanti. Negli Stati Uniti esiste da sempre e dopo l'11 settembre si è focalizzato sulla questione della sicurezza e della difesa da attacchi
terroristici.


L'umore dell'America
La Guerra al Terrore è stata combattuta con ogni mezzo e per anni i sondaggi ci hano detto che gli americani erano disposti a perdere un poco della loro libertà in cambio della sicurezza. Poi, con lo scemare della minaccia portata avanti da Al Qaeda, le percentuali delle rilevazioni d'opinione sono cambiate. L'opinione pubblica ha iniziato a chiedere un approccio diverso.

Le rivelazioni di Edward Snowden hanno determinato un altro piccolo cambiamento di umore degli americani rispetto alle attività di sorveglianza del loro governo. Hanno aperto gli occhi a molti, ma anche anche radicalizzato le posizioni di molti su questo tema. Comunque sia,  il processo iniziato nel 2013 ha avuto il suo compimento con l'approvazione dell'Usa Freedom Act.

In un certo senso, anche questa è stata una piccola grande vittoria dell'ex consulente dell'Nsa. Si tratta probabilmente di un'altra tappa, ma non dell'ultima, in questa lunga gara tutta americana tra le ragioni dell'individuo e la necessità di difendere la comunità.

Comunque sia, il segnale che arriva oggi dal Congresso è che l'America si sente meno in pericolo dentro i propri confini; che è consapevole della minaccia del terrorismo dell'Isis, ma pensa che questa guerra si debba combattere altrove, in Medioriente, se è proprio necessario; e che, infine, non ha più l'intenzione di dare totalmente carta bianca al governo sulla questione della sicurezza.

In effetti, se si pensa a come era l'America, 14 anni fa, con di fronte a sé le macerie del World Trade Center, il voto del Congresso segna un passaggio significativo nella recente storia di questo Paese.

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