Cia: il rapporto sulle torture che imbarazza l'America

Il Congresso renderà pubblico il file sui metodi di interrogatorio durante la Guerra al Terrore. Per Washington, una possibile bomba politica

torture usa

Un murales rappresenta le torture nel carcere iracheno di Abu Ghraib – Credits: Getty Imagines / BEHROUZ MEHRI/

Michele Zurleni

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L'America attende il rapporto sulle sue torture. Dovrebbe essere diffuso martedì. Sarà una bomba politica. Descrive i metodi d'interrogatorio usati dalla Cia dopo l'11 settembre. Sono due le accuse nei confronti di Langley: aver mentito alla Casa Bianca e al Congresso sulle torture e averle usate inutilmente. Nessuna informazione significativa sarebbe stata ottenuta con il waterboarding o altri metodi illegali.

Il rapporto sarà una bomba politica

Washington è in fibrillazione. Il rapporto della commissione del Congresso riaprirà vecchie ferite e l'infinito (e doloroso) dibattito su libertà e sicurezza, su diritto e ragion di stato. Non ci saranno solo reazioni negli States. Da ieri, le rappresentanze diplomatiche e le basi militari americane nel mondo sono state poste in stato di allerta. Il timore è che ci siano attacchi e manifestazioni violente di ritorsione. Soprattutto nei paesi musulmani.

Obama dovrà gestire la crisi. Non sarà facile. Da una parte, le rivelazioni (o le conferme) sull'operato della Cia. Dall'altra, la necessità di difendere la sua struttura d'intelligence. A parte lui, poi, ci sarà lo scontro politico tra schieramenti. Per lui che si è ritirato a vita privata, in una inusuale dichiarazione pubblica , George W. Bush ha voluto dire la sua per schierarsi con gli agenti di Langley. Lo stesso ha fatto l'ex vice presidente Dick Cheney. Erano loro nella stanza dei bottoni all'epoca delle torture della Cia.

Ma il rapporto non li chiama in causa. Spiega, anzi, che gli agenti dell'Agenzia sono andati molto al di là di quanto richiesto loro dalla Casa Bianca.

Le accuse contro la Cia

Il contenuto del rapporto è un lungo j'accuse nei confronti dei metodi usati dall'agenzia durante la guerra contro il Terrore. L'accusa più grave: la Cia ha ripetutamente mentito al Congresso rispetto alle torture. Ma nonostante le gravi rivelazioni, non ci saranno ripercussioni per gli agenti coinvolti. O i loro superiori. Gli stessi senatori raccomandano che non ci siano punizioni, azioni disciplinari o legali. Obama seguirà il consiglio. L'impunità già promessa, verrà garantita.

Per Langley, il rapporto è motivo di grande imbarazzo. Dalle sue pagine emerge con chiarezza che negli anni passati, la Cia non ha raccontato la verità a deputati e senatori non solo rispetto ai metodi d'interrogatorio usati, ma anche (e forse soprattutto) rispetto ai risultati raggiunti.

Secondo i membri del comitato non una sola, singola informazione utile per la lotta contro Al Qaeda è stata ottenuta con le torture. Anzi. In alcuni casi, la Cia avrebbe continuato gli abusi su prigionieri che avevano già deciso di collaborare. Perchè? Forse per giustificare a posteriori i suoi metodi.

Le prigioni segrete

I "Black Site", i Buchi Neri, così come venivano chiamate le prigioni segrete dell'agenzia, sparse in Europa, Centro Asia e Medioriente, chiuse per decisione di Obama nel 2009, sono le protagoniste del rapporto del Senate Intelligence Committee. Lì venivano tenuti e interrogati i (presunti) terroristi di Al Qaeda. Il documento rivela che non è stato usato solo il waterboarding (il finto annegamento) come metodo di tortura. E' il caso, per esempio, di un prigioniero in Afghanistan , più volte introdotto in una vasca metallica contenente acqua gelata.

Anche la vicenda di Ammar al - Baluchi, il nipote di Khalid Sheik Mohammed, l'uomo che si proclamò l'architetto dell'11 settembre, conferma l'uso di altri "argomenti" per convincere a parlare. Trasferito in un "Black Site" vicino a Kabul, l'uomo venne ripetutamente picchiato e la sua testa più volte sbattuta contro il muro. Era il 2003.

Baluchi fu quindi portato in un'altra prigione dell'agenzia in Romania. Tre anni dopo verrà condotto a Guantanamo. Il suo avvocato denunciò la Cia: il suo assistito soffriva di un grosso trauma cranico a causa del trattamento ricevuto. L'anno scorso, il comitato del Senato ha chiesto al legale notizie sulla salute di Baluchi, ma la risposta non è mai arrivata: le autorità militari hanno posto un veto.

Non tutti i funzionari della Cia erano d'accordo con la brutalità dei metodi. Tanto che in un caso, alcuni di loro preferirono lasciare la prigione segreta della Thailandia dove erano stati mandati in missione, perché si erano trovati di fronte a scene troppo forti.

Enfatizzato il ruolo dei prigionieri

In altri casi, invece, la Cia ha enfatizzato il ruolo all'interno di Al Qaeda dei terroristi che catturava. Li presentava come pesci grossi, mentre in realtà erano poco più che manovalanza. Abd al - Rahimi- al - Nashiri era stato indicato come l'artefice dell'attentato del 2000 contro la USS Cole in Yemen, dove morirono 17 marinai americani. Non era così. Non era lui la mente dietro quell'attacco.

Così come enfatizzato fu il ruolo della Cia nell'avere le fondamentali informazioni per individuare il covo di Osama Bin Laden. Hassan Gul, il corriere del capo di Al Qaeda, fece le prime rivelazioni alle autorità curde nel nord dell'Iraq, le quali fecero arrivare all'intelligence Usa un rapporto scritto. Poi, il terrorista venne trasferito in una prigione segreta in Romania e lì confermò quanto aveva già detto.

Cosa farà Obama?

Ora Barack Obama dovrà gestire l'ennesima crisi della sua intelligence. E'vero che non era alla Casa Bianca quando tutto ciò accadeva. Ma adesso è il comandante in capo. E preservare gli uomini che hanno servito l'America durante quegli anni rimane una sua priorità tanto quanto quella di difendere i principi e i valori della democrazia statunitense.

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