Nucleare iraniano: vincitori e vinti del nuovo Medioriente

Il ruolo di Stati Uniti e Russia, le accuse di Israele, i timori sauditi, lo spauracchio della bomba atomica. Soddisfatti e delusi dopo l’intesa storica di Vienna

 

di Gianni Rosini per Lookout news

“Un accordo storico che può aprire la strada a un nuovo capitolo delle relazioni internazionali”, “un segnale di speranza per il mondo intero”, una soluzione “win-win”. Dopo la stretta di mano tra Iran e P5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito più la Germania), però, non ci sono solo vincitori. I cosiddetti “sconfitti”, in alcuni casi partner strategici degli stessi Paesi che hanno portato avanti le contrattazioni, adesso bussano alla porta della Casa Bianca per cercare di trasformare quello che sembra essere un accordo per loro penalizzante in un’opportunità per trarne vantaggi militari, politici, strategici ed economici.

 

Israele e la parola d’ordine “sicurezza”

Da subito, il governo di Tel Aviv ha cercato di opporsi alla firma del trattato sul nucleare iraniano, definito più volte dal primo ministro Benjamin Netanyahu come “un pessimo accordo che dà il via alla corsa dell’Iran verso la bomba atomica”, minacciando di usare tutto il proprio potere per far naufragare la trattativa. Tentativo fallito, a meno che i due terzi dei membri del Congresso americano non votino contro la decisione del presidente Barack Obama di togliere le sanzioni alla Repubblica Islamica. Provvedimento che, ha spiegato l’inquilino della Casa Bianca, cercherà di attuare ricorrendo, se necessario, anche al potere di veto.

 

“Mai nella storia recente si è raggiunto un punto così freddo nei rapporti tra Stati Uniti e Israele – commenta Gabriele Iacovino, coordinatore degli analisti del Centro Studi Internazionali (Cesi) -. L’accordo tra Iran e 5+1 rappresenta l’ultimo episodio di una convivenza, quella tra l’amministrazione Obama e il governo Netanyahu, mal riuscita. Lo si era visto anche in occasione del discorso del presidente israeliano al Congresso USA, quando il premier si era presentato ai senatori su invito della delegazione repubblicana e senza l’assenso del presidente americano”.

 Un atteggiamento che non piacque a Obama che, adesso, non può comunque permettersi di inasprire ulteriormente i rapporti, con il rischio di penalizzare irrimediabilmente la campagna elettorale dei candidati democratici alle presidenziali del 2016. “Sappiamo quanto i rapporti con Israele e la comunità ebraica ricoprano un ruolo fondamentale durante le elezioni americane – continua Iacovino -. Per questo il governo americano dovrà fare delle concessioni a Tel Aviv”. E il punto d’incontro sarebbe proprio sul tema della sicurezza, con gli USA pronti ad aumentare i finanziamenti a Israele per ulteriori rifornimenti militari. “La preoccupazione di Netanyahu – spiega l’analista – è quella di garantire la sicurezza interna di Israele e limitare quella che lui reputa la minaccia iraniana. Per questo Ashton Carter, segretario della Difesa, è volato a Tel Aviv per discutere con il governo israeliano dei finanziamenti per i rifornimenti militari e il sistema antibalistico Arrow. L’accordo finale dovrebbe aggirarsi intorno ai 4,5 miliardi di dollari”.

 

L’Arabia Saudita e il “jolly” della bomba atomica
La monarchia saudita è l’altro grande partner americano in Medio Oriente, a capo di quel blocco sunnita che da sempre si scontra con l’ala sciita guidata dagli ayatollah iraniani. Oggi gli occhi dei sauditi sono tutti per gli sviluppi dell’accordo che, temono, potrebbe consegnare la leadership regionale all’Iran. Quando è entrato in gioco il fattore sicurezza, l’Arabia Saudita ha sempre tirato in ballo la possibilità di fornirsi di un arsenale atomico, potendo contare sull’appoggio del Pakistan.

 “Ѐ sempre stato il loro asso nella manica – sottolinea Iacovino – da quando, negli anni Ottanta, supportarono il Pakistan per la creazione di un arsenale atomico da contrapporre a quello indiano. Per questo, ogni volta che vedono minacciata la propria sicurezza, l’ipotesi della bomba atomica torna sempre d’attualità. Pericolo concreto? Qui dovranno essere bravi gli Stati Uniti a gestire la situazione, mantenendo la tensione entro livelli accettabili, così da non farla sfociare in un vero e proprio scontro. Si può dire che adesso inizia una seconda fase delle negoziazioni Usa”. Le richieste che la monarchia saudita avanzerà saranno quindi simili a quelle di Israele: garanzia di sicurezza e limitazione del potere iraniano nell’area in cambio della pace.

 

Russia fondamentale per l’accordo
Subito dopo la firma degli accordi, sono stati in tanti tra i leader protagonisti dei colloqui, compreso Obama, a sottolineare il ruolo fondamentale di mediazione svolto dal governo di Mosca. E il Cremlino non ha fatto attendere le proprie richieste, con il suo ministro degli Esteri Sergei Lavrov che, poche ore dopo le strette di mano, chiedeva già agli Stati Uniti di modificare il loro sistema missilistico di difesa in Europa. “La Russia si è ritagliata un ruolo importante grazie a un grande acume strategico-diplomatico – dice Iacovino -. Questo è un accordo che, a prima vista, vede la Russia sconfitta perché l’apertura all’Iran sul mercato petrolifero propone un nuovo concorrente creando le basi per un ulteriore abbassamento dei prezzi. Quello che non si dice, ma che i russi sanno bene, è che il petrolio iraniano è di difficile lavorazione e, quindi, commercializzazione. Questo fa sì che non possa influire eccessivamente sul prezzo della materia”.

Nel breve termine, quindi, i vantaggi per Mosca sarebbero maggiori degli svantaggi. Ma il vero successo di Vladimir Putin sarà chiaro nel lungo periodo: “Tra cinque anni finirà il blocco per il commercio di armi con Teheran – conclude Iacovino -. Da chi credete che andrà a prendere le armi la Repubblica Islamica? Dagli USA e i suoi partner o dai loro alleati storici, la Russia? Ricordiamoci che quello di Vienna è (come ha sottolineato anche il presidente Obama, ndr) un accordo sulla verifica e non sulla fiducia. Non vedremo mai un’ambasciata americana a Teheran e probabilmente nemmeno fitti rapporti commerciali tra i due Paesi. Per questo, quando sarà il momento di vendere le armi, sarà la Russia il fornitore dell’Iran”.

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