Si alle nozze gay in Francia. Gli italiani pronti a partire

Parla Stefano dell'Arcigay di Torino: "ancora non ci siamo organizzati ma molte coppie lo faranno, come è già accaduto in Spagna e Svezia"

Manifestazione a Parigi in favore della legge sul matrimonio e le adozioni gay (Credits: Epa/Etienne Laurent)

Anna Mazzone

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In Francia le coppie gay potranno sposarsi e adottare bambini. La legge sul matrimonio tra omosessuali è passata anche al Senato e adesso tornerà alla Camera bassa dell'Assemblea per la ratifica. Ma la storia si è già compiuta. In molti sostengono che sia la più grande riforma sociale dall'abolizione della pena di morte nel 1981, e i gay di Francia festeggiano.

Ma anche al confine con l'Italia la gioia è palpabile. E' possibile che molte coppie gay e lesbiche presto attraverseranno le frontiere per andarsi a sposare in Francia, così come hanno già fatto con la Spagna. Lo abbiamo chiesto a Stefano, che ci ha risposto al telefono dell'Arcigay di Torino, a un tiro di schioppo dalle terre francesi.

La notizia della Francia è ancora troppo fresca per dirle che ci sono già delle coppie in partenza dall'Italia per andarsi a sposare lì. Ne abbiamo parlato, ma fino alla ratifica definitiva nessuno farà i bagagli. E comunque già in tanti sono andati in Spagna e nei paesi scandinavi per sposarsi. La Francia è ancora più vicina, ma chi vuole unirsi in matrimonio è disposto a spostarsi in tutti quegli Stati che riconoscono la parità dei diritti a coppie gay e lesbiche. Diciamo che da oggi la Francia sarà probabilmente un'altra buona meta da raggiungere.

Cosa ne pensa di chi espatria per unirsi in matrimonio con il compagno o la compagna di una vita?

Ognuno fa la sua scelta, ma le posso dire che noi volontari dell'Arcigay di Torino siamo disposti anche a restare qui e ad aspettare finché non ci sarà quest'opportunità anche in Italia. A Torino e dintorni ci sono coppie gay e lesbiche stabili, che stanno insieme da più di dieci anni e che non possono godere di alcun diritto. Lo Stato italiano non ci considera. Non solo non ci protegge, ma non ci prende minimamente in considerazione. E' questo che dobbiamo cambiare. Restare qui e continuare a lottare affinché quello che è successo in Francia succeda anche da noi.

Cosa invidia ai gay francesi (matrimonio a parte)?

Gli invidio la tenacia e la costanza nello scendere in piazza per i loro diritti, cosa che - purtroppo - non c'è qui in Italia, dove ci ritroviamo tutti insieme solo una volta l'anno, in occasione del Pride. Mentre è necessario lottare sempre, senza fermarsi, come hanno fatto loro. E poi, invidio ai francesi la loro classe dirigente, che non è ottusa come la nostra. I gay sono scesi in piazza, ma i loro politici si sono mossi e il risultato è la nuova legge.

Da noi, però, molti puntano il dito contro l'influenza del Vaticano, che ostacolerebbe di fatto l'apertura ai diritti delle coppie omosessuali

Guardi, glielo dico da credente: è comodo parlar male del Vaticano, ma non è il Vaticano il problema. Qui nessuno pretende di sposarsi in chiesa, ma chiediamo la parità dei diritti in sede civile. Niente PACS o DICO o cose edulcorate. Diritto al matrimonio come per gli eterosessuali, questo è quello che chiediamo. Ed ecco che torniamo al discorso sulla classe politica, che in Italia non è aperta come quella francese. Per colpa di questa classe politica ci ritroviamo senza norme che tutelino gli omosessuali e che garantiscano la parità dei diritti. E' per colpa di questa classe dirigente che siamo cittadini di serie B.

Cosa dovrebbero fare i politici italiani?

Parlo a titolo personale in questo caso, perché la comunità gay ha ovviamente opinioni diverse e al suo interno si dibatte molto, ma credo che sia necessario abbandonare l'ipocrisia imperante.

Cioè?

C'è un buonismo diffuso da parte dei politici, un'abitudine e un'attitudine a farsi belli promuovendo il rispetto delle "diversità". E così si rispettano (giustamente) le minoranze culturali, etniche, religiose, ma poi ci si dimentica della prima "diversità", che è quella dei cittadini italiani, che vivono e lavorano in Italia, che pagano le tasse e che sono gay. E' vero che noi siamo diversi, ma tanto quanto è diverso un tifoso del Toro da uno della Juventus. Per il resto, dobbiamo avere uguali diritti, tutti. Ma, evidentemente, ai politici fa più comodo parlare di parità con gli immigrati, che con degli italiani ai quali vengono negati i diritti di base.

Crede che la legge che è passata a Parigi possa diventare realtà un giorno anche in Italia?

Purtroppo c'è un pessimismo diffuso nella comunità gay italiana. Riceviamo molte telefonate di persone che ci raccontano la difficoltà di "essere gay" in questo paese. Lo sa che, secondo le stime internazionali, Italia e Lettonia sono gli unici paesi dell'area europea a zero in quanto a diritti per gay e lesbiche? Non solo da noi non c'è alcun riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, ma non c'è nemmeno alcuna norma contro l'omofobia. Cosa che, ad esempio, non manca alla Bosnia e al Kosovo, per citare due Stati che recentemente hanno vissuto una guerra. Insomma, in quanto a diritti siamo a zero.

Ma a Torino esiste già il registro delle unioni civili...

Sì, ma è come se non ci fosse, non conta nulla, non sancisce né tutela un diritto in modo pieno. E per il riconoscimento di quel diritto in modo pieno noi gay e lesbiche italiani dobbiamo continuare a combattere, sempre, finché non raggiungeremo il nostro obiettivo. La Francia ci ha dato un buon esempio.

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