25 settembre 2016

Keith Lamont Scott, l'afroamericano ucciso da un agente di polizia a Charlotte, era in possesso di marijuana e aveva una pistola. E questo ha causato lo scontro con le forze dell'ordine.

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A ricostruire cosa è accaduto il 20 settembre scorso è il capo della polizia di Charlotte, Kerr Putney, in una conferenza stampa blindata. Fuori la stazione di polizia, infatti, lo spiegamento delle forze dell'ordine è imponente per il timore di nuovi scontri.

L'attenzione è tutta sui video che la polizia pubblica dopo essere stata travolta da critiche. Sotto crescente pressione da parte dei manifestanti e della politica, inclusa Hillary Clinton, la polizia di Charlotte fa infatti marcia indietro e decide di rendere noto i due video di cui è in possesso, che non chiariscono se Scott avesse una pistola.

In un video l'uomo viene ripreso mentre scende dalla sua auto, cammina all'indietro e vengono sparati quattro colpi di pistola. Un secondo video lo mostra già a terra. In nessuno dei due è evidente se avesse o meno un'arma.

Putney nell'annunciare la pubblicazione dei video aveva messo in guardia che non sarebbero stati sufficienti a sconfiggere ogni dubbio. Proprio per questo la polizia ha pubblicato anche una foto della presunta arma che Scott avrebbe avuto con sé. Tutte le prove fornite, incluso il Dna, confermano la tesi della polizia, offrendo "prove indiscutibili" del fatto che Keith Lamont Scott era in possesso di un'arma. "Era assolutamente armato", dice Putney. "Quando si è in possesso di marijuana e di una pistola, èu na questione di sicurezza pubblica" aggiunge spiegando l'accaduto. Il video della polizia si va ad aggiungere a quello girato dalla moglie di Keith Lamont Scott che, pur non chiarendo se l'uomo fosse in possesso o meno di un'arma, offre uno spaccato dell'accaduto, con la donna che chiede di non sparare perche' l'uomo non e' armato.

Il dibattito sulla pubblicazione del video precede di due settimane l'entrata in vigore di una nuova legge in North Carolina che limita l'accesso ai video della polizia. Dal 1 ottobre per la pubblicazione di eventuale materiale in possesso degli agenti servira' infatti un ordine del tribunale, con il giudice chiamato a stabilire se la pubblicazione e' nell'interesse pubblico o crea una minaccia alla giustizia. 

23 settembre 2016

La notte fra giovedì e venerdì è trascorsa piena di tensione a Charlotte (North Carolina) anche se non ci sono stati incidenti.

Il coprifuoco deciso dal sindaco della città non ha però impedito lo svolgersi di alcune manifestazioni.

Le proteste si concentrano su un video che possiede la polizia, nel quale si vede la scena nella quale l'agente afroamericano Brentley Wilson ha sparato e ucciso a Keith Scott, afroamericano di 43 anni che aspettava il figlio di ritorno dalla scuola martedì pomeriggio.

I manifestanti chiedono la pubblicazione del video, che i famigliari di Scott hanno potuto vedere giovedì. L'avvocato della famiglia Scott ha detto che nel video si vede chiaramente che l'uomo ucciso non minacciava nessuno e ha negato che avesse in mano un'arma da fuoco, cosa che invece sostiene l'agente che ha sparato.

Oggi poi la polizia ha arrestato un sospetto in relazione alla morte di Justin Carr, ferito durante le proteste di mercoledì e morto successivamente.

Intanto i media nel mondo danno risalto alla scelta di Ken Nwadike.

Nelle immagini diffuse si vede correre ad abbracciare i poliziotti di Charlotte "perché non sono i nostri nemici", come ha scritto si Facebook.

Nwadike, è un attivista che dopo gli attentati di Boston del 2013 ha lanciato la campagna 'Free Hugs' per "diffondere amore, ispirare il cambiamento e puntare i riflettori sui problemi sociali", come e' scritto sulla sua pagina Facebook.

Nel video di circa 9 minuti Ken abbraccia un poliziotto la scorsa notte a Charlotte e stringe la mano ad un altro, quando i manifestanti cominciano a urlargli contro.
A quel punto l'attivista prova a spiegare le sue ragioni. "I poliziotti sono persone come noi, che fanno il loro lavoro. Questi agenti non hanno ucciso nessuno, io sono neutrale", ha spiegato alla Cnn. "Queste persone vedono i poliziotti come dei nemici - ha detto ancora Ken - volevo semplicemente far capire che non sono i poliziotti la ragione per cui stanno manifestando".


Nel frattempo a Tulsa, Oklahoma, la poliziotta bianca che ha sparato e ucciso Terence Crutcher, 40 anni, disarmato, è stata incriminata per quella particolare forma di "omicidio" previsto dall'ordinamento Usa che è il manslaughter di primo grado, meno grave, viste le circostanze nel quale avviene, del murder (omicidio vero e proprio).

Secondo i documenti del tribunale l'agente Betty Jo Shelby, temeva che l'uomo, che si stava allontanando dall'auto, potesse ucciderla. I documenti riferiscono di una "condotta irragionevole".

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22 settembre 2016

Nuovi drammatici scontri a Charlotte, nel North Carolina, dove tantissimi manifestanti sono scesi in strada per protestare per la seconda notte di seguito contro la polizia, accusata di aver ucciso un afroamericano disarmato, Keith Scott Lamont, 43 anni, padre di sette figli, che secondo una ricostruzione delle forze dell'ordine  contestata dai parenti della vittima aveva rifiutato di abbandonare la sua arma e di seguire gli ordini dopo essere stato fermato. Per i parenti, Lamont non aveva in mano un'arma, ma un libro. Il poliziotto che lo ha ucciso, sparandogli quattro colpi, era afroamericano come lui.

Il governatore del North Carolina ha dichiarato lo stato di emergenza. Sul posto sono arrivati centinaia di uomini della Guardia Nazionale per affiancare la polizia locale. La tensione è salita alle stelle nel centro cittadino quando uno o più colpi di arma da fuoco hanno colpito una persona lasciandola a terra in una pozza di sangue.

Grave in ospedale
In un primo momento, dopo alcune indiscrezioni dei media locali, la polizia e le autorità cittadine avevano confermato il decesso. Poi la rettifica: l'uomo, non ancora identificato, versa in gravi condizioni in ospedale - si legge in un tweet del municipio - ed è tenuto in vita artificialmente.

Per scongiurare il peggio gli uffici del sindaco hanno subito spiegato che a sparare è stato un civile non ancora identificato: "Nessun colpo di arma da fuoco è stato esploso dalla polizia".

Sale la tensione
Le cause dell'episodio sono ancora tutte da chiarire, così come l'identità dei protagonisti. L'amministrazione cittadina su Twitter ha scritto che a sparare è stato un civile ("Non un colpo è stato sparato dalla polizia"), ma senza per ora specificare chi sia la persona e chi abbia esploso uno o più colpi d'arma da fuoco.   I momenti di maggior tensione si sono infatti verificati quando i manifestanti hanno tentato di forzare il cordone di poliziotti in tenuta anti-sommossa per entrare nella lobby dell'hotel dove sono state prestate le prime cure all'uomo ferito. A quel punto è partito un fitto lancio di lacrimogeni e granate stordenti da parte degli agenti, per tentare di disperdere la folla, con alcuni manifestanti che hanno risposto con lancio di pietre e di bottiglie.

I feriti e gli arresti
Almeno un agente è rimasto ferito e trasportato in ospedale. La sera prima erano stati 16 i poliziotti feriti. Alcuni vandali mischiati tra chi manifestava pacificamente hanno danneggiato numerose automobili, infranto parecchie vetrine e devastato alcuni negozi, tra cui lo store degli Hornets, la squadra di basket di Charlotte che gioca nella Nba. Due impiegati dell'Hyatt Hotel sarebbero stati aggrediti da un gruppo di persone che voleva entrare nell'albergo. Almeno una decina gli arresti. "Questo non è quello che noi siamo", ha commentato il sindaco della città Jennifer Roberts. Mentre il governatore della North Carolina, Pat McCrory, ha definito "intollerabili le violenze".

Intanto i due afroamericani colpiti in due giorni dalla polizia di Charlotte e di Tulsa, in Oklahoma, rischiano di allargare ancora una volta la protesta in altre città americane e in tutto il paese. A New York in centinaia hanno sfilato lungo la Broadway e la Fifth Avenue per denunciare i metodi brutali degli agenti e chiedere giustizia per le ripetute violenze sui neri. (ANSA)

LA SORELLA DELLA VITTIMA: LO HANNO UCCISO COSì
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