Non si ferma la repressione in Turchia

Sono già 80 mila i dipendenti pubblici licenziati dopo il fallito golpe di luglio

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Un supporter di Erdogan dopo che hanno svengtato il golpe – Credits: Chris McGrath/Getty Images

È salito a 80 mila il numero di dipedenti pubblici licenziati in Turchia a seguito dell'ondata repressiva scatenata dal governo turco per smantellare la rete golpista di Fetullah Gulen: soldati, alti ufficiali, generali (almeno 200), membri della polizia di Stato, insegnanti, docenti e rettori universitari, funzionari del ministero dell'Educazione e della Giustizia, giudici e procuratori, giornalisti, medici e infermieri. Numeri da golpe riuscito - ha detto Riccardo Nouri, presidente di Amnesty Italia - cui debbono aggiungersi le misure che hanno portato alla chiusura di  almeno tre agenzie di stampa, sedici canali televisivi indipendenti, ventitre radio, 45 quotidiani online e cartacei, 15 riviste e 29 case editrici. 

Turchia: tutti i numeri della repressione


ESERCITO E GIUSTIZIA
L'ondata repressiva, però, è tutt'altro che terminata. È di ieri la notizia che altri 543 giudici e procuratori sono stati licenziati per presunti legami con il fallito golpe di metà luglio, portando a 3.500 il numero  di funzionari giudiziari rimossi. A questi numeri si sono aggiunti, sempre nel corso della scorsa settimana, altri  820 militari delle forze terrestri e navali, rimossi perche ritenuti legati al golpe.  Per Erdogan, che ha parlato  ad Ankara in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, le purghe  "non indeboliscono il sistema giudiziario, al contrario credo che porteranno a un contributo significativo nell'attuazione di una vera giustizia". 

La cerimonia - boicottata da diversi esponenti dell'opposizione e dall'associazione degli avvocati turchi perché organizzata per la prima volta nella residenza presidenziale - ha suscitato qualche critica in Turchia: non era mai accaduto in passato che il capo dello stato parlasse in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.

108 GIORNALISTI AGLI ARRESTI
Anche il sistema dei media è stato "riorganizzato" dopo il putch fallito. Attualmente sono almeno 108 i giornalisti detenuti, arrestati in maggioranza - secondo l'Osservatorio locale per la libertà di stampa P24 - durante lo stato di emergenza dichiarato dopo il fallito golpe del 15 luglio. In totale, nell'inchiesta sul golpe sono stati emessi mandati d'arresto per 82 reporter. La maggior parte degli altri giornalisti sono invece detenuti con l'accusa di "propaganda terroristica" a favore del Pkk. Si tratta in questi caso di reporter dei quotidiani filo-curdi Ozgur Gundem e Azadiya Welat e dell'agenzia Dicle.

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