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Nobel per la Pace 2018, chi sono i vincitori Denis Mukwege e Nadia Murad

Lui congolese, lei irachena yazida. A unirli lo sforzo "per mettere fino all'uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati"

Denis Mukwege e Nadia Murad

Simona Santoni

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Lui è congolese, lei è irachena yazida. A unirli lo sforzo "per mettere fino all'uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati" e, ora, il premio Nobel per la Pace. Sono Denis Mukwege e Nadia Murad, i vincitori della prestigiosa onoreficenza attribuita dal Comitato norvegese per il Nobel. 

Mukwege è un medico congolese che ha criticato il governo congolese e ha curato le vittime degli stupri. Murad è una donna yazida che è stata prigioniera dell'Isis e vittima delle sue violenze.

Chi è Denis Mukwege

"Denis Mukwege è un medico che ha trascorso gran parte della sua vita aiutando le vittime delle violenze sessuali nella Repubblica democratica del Congo. Mukwege e il suo staff hanno curato migliaia di vittime", ha spiegato l'Accademia svedese nelle motivazione del Nobel. Mukwege "ha ripetutamente condannato l'impunità per gli stupri di massa e ha criticato il governo congolese e quelli di altri Paesi per non aver fatto abbastanza per fermare l'uso della violenza sessuale contro le donne come arma di guerra".

Specializzato in ginecologia, nel corso della sua vita Mukwege ha letteralmente "ricucito" migliaia di donne curando le lacerazioni interne dovute agli stupri di guerra perpetrati nel corso di 16 anni nella Repubblica democratica del Congo. Ha denunciato l'orrore visto quotidianamente nel suo celebre discorso alle Nazioni Unite del 2012: "Vedo costantemente con i miei occhi le anziane, le giovani, le madri, e persino le bambine disonorate. Ancora oggi, molte sono schiave sessuali. Altre sono usate come armi di guerra. I loro organi subiscono i trattamenti più aberranti. E questo è successo per 16 anni! 16 anni di tortura, 16 anni di mutilazione, 16 anni di distruzione delle donne, l'unica risorsa vitale del Congo". 

Per il suo coraggio di denunciare, è stato anche vittima di attentati (in uno perse la vita una sua guardia del corpo). Ha vinto anche il Premio Sakharov per la libertà di pensiero nel 2014.

Chi è Nadia Murad

25 anni e attivista per i diritti umani, Nadia Murad è una delle circa tremila donne yazide vittime di stupri e abusi da parte dell'Isis. "È stata vittima e testimone degli abusi e ha dimostrato un coraggio raro nel raccontare le proprie sofferenze e parlare a nome di altre vittime", hanno spiegato a Oslo.

Murad ha scritto un'autobiografia, L'Ultima ragazza (pubblicata da Mondadori, con la prefazione del suo avvocato Amal Alamuddin Clooney), che racconta le sofferenze al limite del genocidio subite della sua comunità, gli yazidi, considerati dal Califfato adoratori del diavolo.

Nel 2014 i miliziani dell'Isis sono arrivati a Kocho, il villaggio dove abitava nell'Iraq settentrionale, hanno ucciso gli uomini, fatto scomparire le donne anziane e rapito lei con altre ragazze e bambini. Divenuta schiava sessuale e provando sulla sua pelle l'orrore dello stupro come arma di guerra, Nadia è poi miracolosamente riuscita a scappare, per un caso fortuito: il suo carceriere per disattenzione non ha chiuso a chiave la porta della casa di Mosul in cui era prigioniera e lei ha colto l'occasione ed è fuggita.

Diventata ambasciatrice di buona volontà delle Nazioni Unite (ha vinto anche tra gli altri il premio Sakharov 2016 e Donna dell'anno 2016), la giovane persegue con tenacia il duplice obiettivo di divulgare il più possibile lo sterminio di migliaia di yazidi e di veder processati i suoi aguzzini come Abu Omar, il famigerato Barba Bianca.

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