Nigeria, una nuova strategia militare per combattere Boko Haram

Definito ad Abuja la riorganizzazione della Multinational Joint Task Force per respingere le offensive dei miliziani islamisti

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L'ex presidente uscente Johnatan con il neopresidente nigeriano Buhari – Credits: GETTY

Per Lookout news

Sono più di 40 le vittime che i miliziani jihadisti di Boko Haram si sono lasciati alle spalle dopo aver preso d’assalto Matangale, Buraltima e Dirmanti, tre villaggi situati nello stato di Borno, nel nord-est della Nigeria. Gli islamisti sono arrivati a bordo di motociclette dalla foresta di Sambisa, dove sono arroccati. Decine di case sono state date alle fiamme e in centinaia sono stati costretti a fuggire nella vicina città di Damboa.

 L’ennesima razzia di Boko Haram è avvenuta nelle stesse ore in cui all’aeroporto di Abuja, capitale della Nigeria, il presidente Muhammudu Buhari, riunito in un vertice insieme ai presidenti di Ciad, Benin e Niger e al ministro della Difesa del Camerun, ha preteso e ottenuto la titolarità delle prossime operazioni militari della Multinational Joint Task Force (MNJTF).

La forza militare congiunta, per la quale Nigeria, Ciad, Camerun, Niger e Benin dispiegheranno 8.700 tra militari e poliziotti, avrà una base operativa centrale nella capitale del Ciad, Ndjamena. Il nuovo piano d’azione diventerà effettivo entro il prossimo 30 luglio, avrà un costo di gestione di circa 30 milioni di dollari per i prossimi dodici mesi e a coordinarlo sarà un generale nigeriano, Tukur Buratai. A Ciad e Camerun sono invece state garantite posizioni chiave ai vertici della forza militare. Il MNJTF coopererà con le forze dell’Unione Africana impegnate in Nigeria.

Il nuovo piano d’azione diventerà effettivo entro il prossimo 30 luglio, avrà un costo di gestione di circa 30 milioni di dollari per i prossimi dodici mesi

Quella di Buhari è da interpretare in primo luogo come una presa di posizione finalizzata a rimarcare il ruolo di protagonista che sotto la sua presidenza l’esercito nigeriano intende avere nella lotta contro Boko Haram. “Il periodo di sei mesi che era stato preventivato per sconfiggere gli islamisti – ha affermato Buhari, in passato generale dell’esercito nigeriano – non è coerente con gli obiettivi che dobbiamo raggiungere. Adesso un solo comando migliorerà l’efficacia della nostra strategia militare. La Nigeria fornirà la parte più consistente delle truppe che andranno a combattere perché è nel nostro territorio che si sviluppano i principali teatri di guerra”.

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Con questa mossa Buhari ha così risposto alle critiche dei governi di Ciad e Niger, che hanno imputato gli insuccessi delle offensive contro Boko Haram all’assenza di un coordinamento tra le loro truppe e l’esercito nigeriano. Al contempo, il presidente nigeriano viene incontro alle richieste di maggiore considerazione da parte dei vertici del bistratto esercito nigeriano, ripreso dalle cronache nazionali ed estere in questi ultimi mesi più per i casi di diserzione che per i risultati ottenuti sul terreno degli scontri.

Problemi interni per il presidente Buhari
L’altro fronte caldo per Buhari è la politica interna. Dare un giudizio sul suo mandato è ancora prematuro, considerato che il presidente ha assunto ufficialmente l’incarico il 29 maggio dopo le vittoriose elezioni di fine marzo contro l’uscente Goodluck Jonathan.

 In questi giorni Buhari ha scelto per il ruolo di vice presidente Yemi Osinbajo, avvocato cristiano del sud originario di Lagos, mentre non è chiaro chi sarà a guidare il suo ufficio di gabinetto. Resta in sospeso anche la nomina del presidente del Senato, la terza carica più importante dello Stato. Bukola Saraki, tra i principali pretendenti per la poltrona, si è staccato dall’All Progressives Congress (APC, il partito di Buhari) promettendo il proprio sostegno al partito di governo uscente People’s Democratic Party e provocando così un forte scossone che rischia di destabilizzare la maggioranza.

 Questi ritardi, fisiologici per un sistema politico lento e farraginoso come quello nigeriano, sarebbero da attribuire secondo l’agenzia Reuters al mancato accordo tra Buhari e Bola Tinubu, anch’egli originario di Lagos, l’uomo che con i suoi voti ha permesso all’All Progressive Congress di ottenere nel sud a maggioranza cristiana i consensi necessari per vincere le ultime elezioni.

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