Redazione

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Da anni migliaia di Rohingya stanno scappando in Bangladesh dal Myanmar. Abbandonano villaggi distrutti e morti sulla strada, in mare. L’esodo è dovuto alla repressione di questa minoranza musulmana da parte dell’ex Birmania che dal 25 agosto 2017 sta incrementando il massacro sotto gli occhi del governo di Naypyidaw e del resto del mondo tacitamente consenzienti.

29 settembre 2017

Degli oltre 500 mila Rohingya fuggiti dal Myanmar per andare verso il Bangladesh, circa il 60% sono bambini. Il numero complessivo altissimo che mettendo a dura prova, giorno dopo giorno, i campi per rifugiati preesistenti, con costanti nuovi arrivi in cerca di un rifugio.

Scappano sui barconi anche dal porto di Sittwe, che si trova nel Rakhine settentrionale, per raggiungere le rive del Bangladesh. Qualcuno sopravvive, altri non ce la fanno.

Nel tardo pomeriggio del 28 settembre, un centinaio di profughi Rohingya in fuga sono morti annegati davanti alla costa del Bangladesh quando l’imbarcazione su cui viaggiavano si è rovesciata al largo di Cox’s Bazar. Della barca che trasportava 130 persone se ne sono salvate 4. Tra i cadaveri affiorati sulla sabbia quasi tutti erano donne e bambini.

Il sovrintendente aggiunto di polizia, Afruzul Haque Tutul, ha riferito che i corpi sono stati localizzati a Paqthuartek, sulla spiaggia di Inani, e che i soccorritori sono comunque riusciti a salvare solo due donne e due bambini.

Nel frattempo la situazione in Birmana non migliora, anzi. Richiede un'azione rapida, ma sopratutto una presa di posizione netta da parte del governo Birmano che di fronte alle migliaia di persone in fuga e alle centinaia uccise o morte per fuggire dal Paese, nega la crisi e la pulizia etnica.

“La crisi dei è Rohingya, deteriorata costantemente dal 25 agosto sta diventando la più rapida emergenza sui rifugiati del mondo e un incubo umanitario". Questo è l'allarme lanciato dal segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, alla riunione del Consiglio di Sicurezza, nel giorno del naufragio che ha fatto un centinaio di morti, tra cui donne e bambini. La Birmania, intanto, torna a negare ogni intenzione di pulizia etnica invitando Guterres a visitare il Paese e affermando che la crisi "è causata dal terrorismo e non dalla religione".

15 settembre 2017

Sono 370.000 i Rohingya fuggiti dal Myanmar, attraversando il confine con il Bangladesh, nelle ultime tre settimane. 
Gli scontri avvenuti il 25 agosto tra militanti Rohingya e soldati birmani hanno sollevato una scia di tensione e violenza: il governo del Myanmar, di fede buddista, è accusato di una vera e propria operazione di pulizia etnica ai danni della minoranza musulmana dei Rohingya.

Nello Stato di Rakhine i soldati avrebbero bruciato le case dei Rohingya e, dopo averli spinti a lasciare il Paese, avrebbero sparato addosso alle persone in fuga. Immagini satellitari, catturate da Amnesty International, hanno mostrato che le fiamme avvolgono grandi zone dello Stato di Rakhine in Myanmar: sembrano quindi confermare le accuse di una vera e propria campagna pianificata e sistematica per scacciare la minoranza musulmana di Rohingya.

Myanmar

Foto satellitare mostra le fiamme nello Stato di Rakhine, Myanmar – Credits: Schermata del Guardian

Il Guardian, inoltre, ha ricevuto alcuni video inviati da alcuni Rohingya, che mostrano i musulmani in fuga dalle loro case, mentre cercano di entrare in Bangladesh. I filmati, di cui il Guardian non ha potuto verificare l'autenticità perché l'accesso ai media nell'area è strettamente controllato, mostrano anche fiamme in lontananza e centinaia di persone che escono dalla giungla, dopo aver attraversato percorsi fangosi, e attraversano fiumi con sacchi e cesti riempiti dei loro beni.

L'Unicef stima che oltre 1.100 bambini sono arrivati ​​in Bangladesh, senza i loro genitori, e il numero è destinato ad aumentare. 


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