Redazione

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La Russia forse si risveglia. Contro il potere corrotto di Putin e della sua nomenklatura.
Una giornata di proteste ha abbracciato Mosca e altre città, una delle più grandi da parecchi anni, anche se in assoluto, l'entità della partecipazione appare comunque modesta.

La mobilitazione nazionale contro la corruzione era stata convocata da Alexiei Navalny, uno degli oppositori più in vista, e alla fine l'iniziativa gli è costata l'arresto e la condanna a 15 giorni di carcere, insieme ad altre 1.030 persone che sono state fermate e portate nelle stazioni di polizia di Mosca: lo sostiene una fonte citata dall'agenzia Interfax, secondo cui "alcuni" dei fermati "sono stati lasciati andare, mentre altri sono stati accusati di infrazioni amministrative". Secondo un'altra fonte, sentita sempre da Interfax, "46 minori sono stati individuati sui luoghi della dimostrazione non autorizzata a Mosca" e "tutti sono stati immediatamente consegnati ai genitori".

"Verrà il giorno in cui noi giudicheremo loro (ma lo faremo in maniera onesta)" ha scritto su Twitter Navalni, postando una foto di se stesso dal tribunale Tverskoi di Mosca.

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Comizi e manifestazioni si sono svolti in tutto il Paese: a San Pietroburgo, Vladivostok, Krasnoyarsk e Tomsk. A San Pietroburgo, varie migliaia di manifestanti si sono riuniti a Campo di Marte, da dove centinaia di persone hanno poi marciato verso il principale viale della città, la Nevski, scandendo slogan contro Vladimir Putin. Ma le concentrazioni più numerose sono state nella capitale russa, dove non avevano il permesso delle autorità e dove è stato arrestato Navalny.

Secondo la polizia moscovita, alla manifestazione, che si è svolta nella centralissima piazza Pushkin, a solo un paio di chilometri dal Cremlino, hanno partecipato circa 8mila persone. Ma per gli organizzatori erano più di 20mila i moscoviti che hanno risposto all'appello. "La Russia sarà libera", "Libertà, libertà", scandivano i manifestanti a piazza Pushkin, circondanti da un imponente dispositivo di polizia, che li controllava dall'alto con gli elicotteri.

L'appello di Navalny contro la corruzione era stato formulato sotto lo slogan "Dimon, la pagherai". Dimon è Dmitry Medvedev, primo ministro russo (anche ex presidente), creatura fedelissima di Putin.

Il Cremlino accusa gli organizzatori delle manifestazioni di ieri in Russia di "provocazioni". "Quello che abbiamo visto ieri in diversi posti, ma soprattutto a Mosca - ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, citato da Ria Novosti - è una provocazione e una menzogna perchè coloro che in modo molto raffinato e con un linguaggio aulico hanno spiegato che l'azione era autorizzata e che non violava in alcun modo la legge dicevano un'assoluta bugia".

Peskov ha inoltre dichiarato che le forze di polizia - che hanno fermato centinaia di manifestanti - si sono comportate in modo "assolutamente corretto, altamente professionale e legale".

manifestazione opposizione Mosca

La polizia porta via con la forza i manifestanti a Mosca - 26 marzo 2017 – Credits: ALEXANDER UTKIN/AFP/Getty Images

"Il Cremlino - ha affermato Peskov - rispetta la posizione civica delle persone e rispetta il diritto a esprimere tale posizione, ma con rispetto noi trattiamo i casi in cui questa posizione civica viene espressa nel modo previsto dalla legge vigente e nei luoghi concordati secondo le nostre leggi, perchè non possiamo dimostrare lo stesso rispetto per quelli che coscientemente confondono le persone e per quelli che lo hanno fatto ieri e l'altro ieri provocando azioni illegali". Riferendosi alla presenza di molti giovani tra i manifestanti, Peskov ha quindi dichiarato che le autorità russe non possono "trattare con rispetto coloro che coscientemente hanno provocato confusione tra i minorenni, difatti bambini, facendo richiami e promettendo qualche ricompensa per partecipare a un'azione non autorizzata in un luogo non concordato, mettendo quindi in pericolo la sicurezza e la vita stessa di questi bambini e minorenni. Non possiamo essere d'accordo con questo, non lo possiamo trattare con rispetto".

manifestazione opposizione Mosca

Una donna russa dialoga con un poliziotto a una dimostrazione a Mosca, 26 marzo 2017 – Credits: EPA/YURI KOCHETKOV

manifestazione opposizione Mosca

La polizia russa arresta un dimostrante a Mosca, 26 marzo 2017 – Credits: EPA/MAXIM SHIPENKOV

La condanna internazionale
Gli Usa "condannano fermamente gli arresti di centinaia di manifestanti pacifici in Russia", tra cui il blogger anti Putin Alexiei Navalny, e "chiedono al governo russo di rimetterli subito in libertà". Lo afferma in una nota Mark Toner, portavoce del dipartimento di stato Usa, sostenendo che "fermare dei manifestanti pacifici, degli osservatori dei diritti dell'uomo e dei giornalisti è un affronto ai valori democratici fondamentali".

Sullo stesso tono la posizione della UE: "Il giro di vite della polizia russa che ha cercato di disperdere le manifestazioni e ha arrestato centinaia di cittadini, compreso il leader dell'opposizione Alexey Navalny, ha impedito l'esercizio delle libertà fondamentali di espressione, associazione e assemblea pacifica, che sono diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione russa", scrive in una dichiarazione Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera europea. "Chiediamo alle autorità russe di rispettare pienamente gli impegni internazionali presi, compresi quelli nel Consiglio d'Europa e nella Osce, per la difesa di questi diritti e il rilascio senza indugi dei dimostranti pacifici che sono stati imprigionati".

"Non possiamo essere d'accordo con questo appello e non possiamo prenderlo in considerazione. Gli obblighi di fronte al Consiglio d'Europa non comportano la necessità di violare la nostra legislazione interna" ha risposto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov.

Chi è Navalny
Navalny è presidente della Fondazione di Lotta contro la Corruzione, e ha documentato la sua denuncia all'inizio del mese, in un video pubblicato su YouTube, frutto di un'inchiesta durata alcuni mesi in cui ha accusato Medvedev di aver ricevuto "bustarelle dagli oligarchi" sotto forma di finanziamenti a "una rete corrotta" di società ufficialmente non a scopo di lucro e di essersi servito di questo denaro per creare una sorta di piccolo impero fatto di ville, terreni, yacht e persino un'impresa vitivinicola in Toscana per un valore totale di 1,2 miliardi di dollari.

Nel video, che è già stato visto più di 10 milioni di volte e dura 59 minuti, si sostiene che il premier ha accumulato un impero, tanto dentro che fuori il Paese, mediante finte associazioni benefiche affidate a famigliari o persone di sua assoluta fiducia. "Basandoci sulla documentazione pubblicata, affermiamo che alle fondazioni di Medvedev sono stati trasferiti almeno 70 miliardi di rubli (circa 1,2 miliardi di dollari) in denaro e proprietà", ha sostenuto Navalny.

"Ha vinto la vittoria sulla paura", ha riassunto Leonid Volkov, collaboratore di Navalny, notando che nonostante le minacce delle autorità, le proteste sono state le piu' massicce degli ultimi anni. Volkov ha condotto per varie ore le trasmissioni della televisione della Fondazione Navalny su Internet, fino quando la polizia non si è presentata negli studi e ha messo fine alle trasmissioni. Poco dopo la fondazione ha ripreso da uno studio di riserva.

Navalny, 40 anni e avvocato di professione, dopo il suo annuncio nel febbraio scorso che presenterà la sua candidatura alle presidenziali del 2018, ha cominciato ad aprire sedi elettorali in varie città.

Potrebbe essere privato della possibilità di candidarsi se fallisce il suo ricorso contro una sentenza che lo ha condannato per appropriazione indebita in un controverso processo. Secondo Navalny, considerato l'oppositore con maggiore seguito elettorale in Russia, la condanna è una rappresaglia per le sue denunce di corruzione verso le più alte autorità del Paese. E un modo, il più facile, per eliminarlo dalla sfida elettorale.
(Agi)

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