Esteri

La nuova minaccia: il terrorismo di estrema destra

La strage neozelandese di Christchurch ha portato alla luce un fenomeno sottostimato: il terrorismo nazionalista bianco.

video sparatoria moschea Nuova Zelanda Christchurch

Elisabetta Burba

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Non c'è solo Brenton Tarrant, l'autore della strage di Christchurch. L'australiano che il 15 marzo ha trucidato 50 fedeli in due moschee neozelandesi è parte di un fenomeno molto più vasto: il terrorismo di estrema destra.

Una minaccia globale, come l'ha definita The Economist, che fino al giorno dell'eccidio in Nuova Zelanda era stata sottostimata. Eppure gli attacchi di neonazisti, suprematisti bianchi e altri estremisti neofascisti sono sempre più frequenti. Il 3 febbraio 2018 a Macerata Luca Traini (il cui nome è comparso sui caricatori delle armi usate da Tarrant a Christchurch) ha seminato il panico con una sparatoria a Macerata, ferendo sei africani. Il 27 ottobre successivo un bianco nazionalista ha ucciso 11 persone in una sinagoga a Pittsburgh, negli Stati Uniti. Il 6 novembre i servizi francesi hanno arrestato sei persone, sospettate di aver pianificato un'«azione violenta» nei confronti del presidente francese. Due giorni dopo, in Spagna, è stato arrestato il neofascista Manuel Murillo Sánchez, che pianificava un attentato contro il premier Pedro Sanchez «per vendicare» l'ex dittatore Francisco Franco. Il 21 febbraio di quest'anno l'Fbi ha arrestato il sedicente «bianco nazionalista» Christopher Paul Hasson, un ufficiale della Guardia costiera che aveva pianificato una serie di attentati contro politici democratici e giornalisti anti-Trump.

Un crescendo culminato con la strage alle moschee di Christchurch. Il massacro ha indotto Facebook e Instagram a bloccare i post che esprimono «lode, sostegno e rappresentazione di nazionalismo e separatismo»: gli utenti che cercheranno sui due social media termini offensivi verranno indirizzati alla pagina di un'organizzazione che combatte l'estremismo di estrema destra. E il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha dichiarato che potrebbe smantellare il gruppo di estrema destra IBÖ, che aveva ricevuto una donazione da Brenton Tarrant.

La reazione, seppur tardiva, è dovuta alla consapevolezza del rischio di nuovi attacchi. Il 15 marzo, in Italia, il Dipartimento di pubblica sicurezza ha mandato una circolare a tutte le questure e prefetture, sostenendo che l'attentato in Nuova Zelanda possa innescare gesti di "emulazione" o "ritorsione". Il giorno dopo, l'ex colonnello dell'esercito svizzero Peter Forster ha dichiarato in un'intervista che l'eccidio di Christchurch rappresenta una nuova dimensione in materia di terrorismo e teme che fungerà da ispirazione per altri estremisti. Il caporedattore del mensile Schweizer Soldat ha aggiunto: «Ho paura che ora dovremo fare i conti con più terrorismo di destra». In Germania, il 19 marzo il sociologo Matthias Quent ha ribadito che il rischio dell'estremismo di destra è «permanente e molto elevato».

Un rischio addirittura più elevato del terrorismo islamico: è quanto accade negli Stati Uniti, dove dei 263 eventi di natura terroristica avvenuti fra il 2010 e il 2017, 92 sono stati perpetrati da aggressori di estrema destra, contro i 38 effettuati da jihadisti. A sostenerlo è un'analisi del Global Terrorism Database del Washington Post. Anche l'autorevolissima Anti Defamation League sostiene, dati alla mano, la stessa tesi. Secondo una ricerca, la principale organizzazione statunitense a occuparsi di diritti civili dimostra che nell'ultimo decennio il 73,3 per cento di tutte le morti dovute a eventi terroristici negli Stati Uniti potevano essere collegate a estremisti domestici di destra, mentre il 23,4 per cento era imputabile a estremisti islamici. Eppure il presidente Donald Trump minimizza, definendo gli estremisti di destra «un piccolo gruppo di persone che hanno problemi molto, molto seri».

Non pochi suprematisti bianchi americani sono stati avvistati a Kiev. Già, l'Ucraina... Il Paese che durante la Seconda guerra mondiale diede i natali alla sanguinaria divisione SS Galizia è oggi diventato il terreno di coltura dei nazionalisti bianchi occidentali. A partire dalla rivolta di piazza Maidan, nel 2014, in Ucraina hanno iniziato a operare varie milizie parafasciste. Al punto che «Kiev è diventata un polo d'attrazione per l'estrema destra globale», come ha dichiarato Anton Shekhovtsov, studioso della destra radicale che lavora all'Istituto di scienze umane di Vienna.

Ma c'è di più. Alla vigilia delle elezioni presidenziali, che si terranno il prossimo 31 marzo, la visibilità dei gruppi ultranazionalisti ucraini sta aumentando in modo esponenziale. Nelle ultime settimane, migliaia di attivisti di estrema destra sono scesi in piazza in varie città per chiedere l'impeachment del presidente Petro Poroshenko, che sta correndo per il secondo mandato. I radicali di estrema destra hanno inscenato parecchie aggressioni, che hanno portato a numerosi arresti. Si stima che gli ultranazionalisti ucraini siano 10 mila. Per lo più giovani, sono stati addestrati militarmente da veterani di guerra. E sono in grado di mobilitare in poco tempo migliaia di persone, tutte disposte a ricorrere alla violenza.

Non a caso, il terrorista australiano Brenton Tarrant ha menzionato una visita in Ucraina nel suo manifesto di rivendicazione della strage di Christchurch. E il Soufan Center, gruppo di ricerca specializzato in questioni di sicurezza, sospetta che possa aver avuto contatti con il Battaglione Azov, famigerata unità paramilitare che combatte nel Donbass.

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