Esteri

Militari italiani in Lettonia per "deterrenza" anti Russia

I ministri Pinotti e Gentiloni confermano le anticipazioni del segretario generale Nato Stoltenberg: tutto previsto dal vertice di luglio

Gentiloni, 140 militari in Lettonia nei prossimi mesi

Redazione

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Roberta Pinotti e Paolo Gentiloni - ministri della Difesa e degli Esteri - confermano: nei prossimi mesi l'Italia invierà una compagnia di 140 militari in Lettonia.

Contribuiranno alla forza Nato a guida canadese schierata nel Paese baltico.

A partire dal 2018 poi, l'Italia parteciperà con un proprio contingente alla missione dell'Alleanza atlantica al confine con la Russia.

I ministri hanno dunque ribadito quanto detto dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in un'intervista alla Stampa.

La Farnesina ha ricordato che la decisione era stata già presa al vertice Nato di Varsavia a luglio, secondo la quale la partenza dei militari italiani avverrà presumibilmente nella primavera del 2017.

Gentiloni ha voluto precisare che l'invio di soldati italiani al confine orientale dell'Europa, di fronte alla Russia, "non fa parte di una politica di aggressione verso Mosca ma di una politica di rassicurazione e difesa dei nostri confini come alleanza atlantica".

Sia il titolare della Farnesina sia Pinotti hanno sottolineato che con Mosca "bisogna continuare a dialogare".

Ma la Russia ha parlato di politica della Nato "distruttiva" che "non mira alla lotta contro minacce e sfide comuni, ma a un ulteriore allontanamento dei paesi gli uni dagli altri".

L'annuncio ha aperto una polemica anche sul fronte interno, con il M5S che respinge la mossa, considerata "del tutto incompatibile con la pace, che rischia di esporre il nostro Paese a scenari bellici e che ci riporta indietro di trent'anni".
Critiche anche da Rifondazione comunista, Sinistra italiana, Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia.

In una intervista pubblicata venerdì 14 ottobre da La Stampa, il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg aveva anticipato che l'Italia farà parte di "uno dei quattro battaglioni dell'Alleanza schierati nei Paesi baltici".

Si tratterà di "pochi uomini", una presenza "simbolica" in una forza "simbolica" da quattromila persone ha precisato il numero uno della Nato, che però deve servire a dimostrare che "ci siamo e siamo uniti" e che "abbiamo una difesa forte che garantisce la deterrenza" pur valendo "tenere aperto il dialogo" con il Cremlino.

"Sempre nel 2018", ha aggiunto l'ex premier norvegese, "l'Italia sarà nazione guida nel Vjtf", la Task Force di azione ultrarapida, la "punta di lancia" in grado di intervenire in cinque giorni in caso di emergenza e schierata lungo la frontiera orientale dopo che Vladimir Putin, come ha sottolineato Stoltenebrg, "ha dimostrato la volontà di usare la forza militare contro i vicini".

Al summit di Varsavia fu deciso di evitare un'escalation verbale con la Russia, dopo un congelamento di due anni della cooperazione in tutti i campi in seguito alla crisi ucraina, avviando un dialogo. Al tempo stesso fu confermato il dispiegamento delle truppe Nato ai confini con la Russia già approvato, con quattro battaglioni operativi posizionati a rotazione in quattro Paesi, per un totale di 4.000 uomini.

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