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Migranti, la Germania copia l'Ungheria? Come funzionano le zone di transito

Nel modello di Orbán i richiedenti asilo vengono "detenuti" per lunghi giorni e respinti in Serbia. Ecco a cosa pensa invece la Merkel

Tompa

Redazione

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La Grosse Koalition tedesca ha evitato la crisi di governo trovando un controverso patto sulla questione migranti: la cancelliera Merkel e l'ultraconservatore Seehofer si sono accordati per l'istituzione di centri di transito al confine austriaco.

Zone di transito destinate ai richiedenti asilo sono già state istituite dalla tanto criticata Ungheria di Viktor Orbán, primo ministro di estrema destra a cui strizza l'occhio Matteo Salvini. Potrebbero rivelarsi il modello da seguire per la Germania che, dopo la politica di accoglienza del 2015, si riscopre ora molto più diffidente?

Come funzionano le zone di transito in Ungheria

In Ungheria ai richiedenti asilo non è permesso entrare direttamente nel Paese. Gli immigrati vengono fermati in due punti di attraversamento, lungo la barriera eretta al confine con la Serbia. Da qui vengono quindi inviati nella zona di transito, un villaggio recintato, costituito da lunghe file di container.

L'Ungheria ha dichiarato la zona di transito "terra di nessuno". Qui viene controllato se il richiedente asilo è stato registrato in un altro Paese dell'Unione Europea o se la domanda di asilo è infondata. Questo esame richiede alcune ore, ma può durare anche fino a 15 giorni. Se il soggetto risulta registrato in un altro Paese Ue, come detta il regolamento di Dublino, viene respinto e portato direttamente sul lato serbo della barriera di separazione. I richiedenti asilo rifiutati vengono quindi rispediti alla Serbia, stato non facente parte dell'Unione Europea, considerato un Paese terzo sicuro.

Il richiedente asilo respinto ha diritto di appellarsi alla decisione, ma ciò accade solo raramente, sia perché non c'è tempo per farlo, sia perché è sprovvisto di assistenza legale e accesso alle procedure necessarie. 

Se invece la domanda d'asilo viene accettata, finché questa viene processata il migrante è messo sotto sorveglianza nella zona di transito, che non può lasciare. La procedura di asilo dura dai tre ai sei mesi. Se qualcosa va storto, il richiedente asilo respinto è sempre rimandato in Serbia.

I dubbi etici sulle zone di transito ungheresi

Secondo l'Hungarian Helsinki Committee, organizzazione non governativa ungherese per i diritti umani, sono circa 4.000 i migranti sul lato serbo del confine in attesa di presentare domanda d'asilo in Ungheria. 
Come scrive Deutsche Welle, emittente pubblica tedesca, nei primi quattro mesi del 2018 in Ungheria sono stati respinti 2.363 migranti all'ingresso della zona di transito. Solo 325 persone hanno potuto presentare domanda di asilo.

Secondo legislazione europea in materia di protezione internazionale, la detenzione nelle zone di transito può essere considerata un'eccezione solo in caso di forte pressione migratoria: per questo Orbán tende a inasprire toni e a parlare di situazione d'emergenza (nel 2017 in Italia sono state 126 mila le richieste d'asilo). 

La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo nel marzo 2017 ha condannato il modello ungherese, parlando di "deportazione", in riferimento al caso di due immigrati provenienti dal Bangladesh trattenuti in una zona di transito per 23 giorni e infine trasferiti in Serbia. L'Ungheria ha però impugnato la sentenza e il verdetto finale deve ancora arrivare.

Nell'ottica di non fare entrare nessuno in Ungheria, Orbán ha introdotto anche la "regola degli otto chilometri": in pratica qualsiasi migrante trovato fino a otto chilometri dal confine può essere portato nelle zone di transito, senza ulteriori ispezioni. Secondo le organizzazioni per i diritti umani a volte i migranti vengono arrestati fuori dalla zona degli otto chilometri e portati al di là del confine, in Serbia, senza ulteriori esami.

Come saranno le zone di transito in Germania?

Berlino sulla falsariga di Budapest? I centri di transito diventano quindi la nuova soluzione per risolvere la migrazione secondaria anche in Germania, ipotesi invece rigettata nel 2015 dalla Grosse Koalition dell'epoca.

L'intesa di governo tedesca si basa su tre punti:

1) "Un nuovo regime di frontiera ai confini tedesco-austriaci, il quale assicuri che venga impedito l'ingresso ai richiedenti asilo per i quali sono competenti altri Paesi Ue".

2) L'istituzione di "centri-transito, dai quali i richiedenti asilo possano essere mandati direttamente nei Paesi competenti (respingimenti sulla base di una finzione giuridica del non ingresso). Non vogliamo agire per questo in modo non concordato, ma sancire accordi di amministrazione con i Paesi colpiti".

3) "Nei casi in cui i Paesi rifiutino gli accordi amministrativi sui respingimenti diretti, ci sarebbe un respingimento al confine tedesco-austriaco sulla base di un accordo con l'Austria".

I centri di transito dovrebbero essere posti al confine con l'Austria in una zona lunga 30 chilometri: si troverebbero in territorio tedesco, ma chi arriva nei centri non sarebbe giuridicamente ancora entrato in Germania.

In questi centri, simili a quelli che esistono negli aeroporti, scatterebbero procedure d'asilo più veloci: i migranti già registrati in altri Paesi verrebbero rispediti indietro, se con quei Paesi vi fossero degli accordi che lo consentono. In caso negativo, verrebbero rimandati in Austria.

La Merkel ha annunciato che il tempo di permanenza in questi centri di transito potrà arrivare al massimo a 48 ore, tanto quanto un fermo di polizia.

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