Esteri

Migranti: il vertice UE-Turchia in programma il 7 marzo

Intanto i ministri dell'Interno europei sono riuniti a Bruxelles per cercare di definire un piano comune di gestione dell'emergenza

crisi rifugiati grecia

Redazione

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Il primo, irrinunciabile obiettivo è quello di ridurre il flusso di rifugiati che entrano nel territorio dell'UE dalla Grecia e dalla Turchia, altrimenti "si dovranno adottare piani di emergenza": questo il pensiero o meglio l'invito rivolto ai suoi omologhi europei in occasione del vertice di oggi da Klaas Dijkhoff, ministro dell'Interno dell'Olanda, che detiene la presidenza di turno alla UE.

Il 7 marzo "faccia a faccia" con la Turchia
Sempre al suo arrivo al meeting di Bruxelles, il ministro olandese ha inoltre annunciato che è stato fissato un vertice con la Turchia per il 7 marzo, affermando anche che è nei pieni diritti dell'Ungheria - come preannunciato da Budapest - indire un referendum sulle quote Ue dei richiedenti asilo, ricordando anche che la stessa Olanda ne promuoverà uno per tentare di bloccare l'accordo tra Unione Europea ed Ucraina per la creazione di una zona di libero scambio tra le due realtà. Opinioni che comunque stridono con la dichiarazione di Natasha Bertaud, portavoce della Commissione europea, che nel chiedere all'Ungheria "maggiori chiarificazioni" sull'ipotesi di un referendum riguardo al sistema di quote obbligatorie per la redistribuzione dei profughi da Italia e Grecia, ha anche riferito di domandarsi "come potrebbe conciliarsi un referendum con la legislazione vigente e con il fatto che la decisione sul meccanismo di 'relocation' è stata presa da tutti i paesi Ue, compresa l'Ungheria". 

Si preannunciano dunque posizioni ancora distanti a quest'ennesimo vertice, iniziato con un incontro mirato ad affrontare il problema della rotta dei Balcani e riservato ai ministri di Germania, Austria, Slovenia, Croazia, Serbia Macedonia e Grecia, oltre che alla presidenza olandese di turno, alla la Commissione Europea e all'UNHCR (l'Alto commissariato della Nazioni Unite per i rifugiati). Dopo di che si passerà al vertice vero e proprio, in cui verranno affrontate anche alcune questioni estremamente delicate come le misure unilaterali annunciate da Austria e Macedonia per bloccare il flusso dei rifugiati.

"E' un momento critico, un incontro critico. Tutti questi mesi abbiamo lavorato duro, abbiamo preso decisioni comuni, è il momento di stringere con la consapevolezza che iniziative unilaterali non portano da nessuna parte": queste le parole del commissario Ue all'Immigrazione Dimitris Avramopoulos. Che ha aggiunto: "E' in gioco l'unità dell'Ue. Spero che i ministri oggi rispondano uniti ed in modo collettivo al mio appello. Questo è un momento di grande responsabilità, aggravato dal fatto che il tempo non è più dalla nostra parte, perché mancano pochi giorni al summit con la Turchia del 7 marzo".

Dalla Francia un appello per la Grecia
In attesa di decisioni comunitarie, va poi anche registrato l'invito della Francia a sostenere la Grecia nella gestione dei migranti in arrivo: "Quello che dobbiamo fare", ha affermato il ministro transalpino Bernard Cazeneuve, "è applicare le decisioni prese, aiutare i greci, continuare a discutere con la Turchia per ridurre i flussi... oltre che lottare in modo determinato contro le filiere del traffico illegale di esseri umani e contro il traffico di documenti falsi, anche perché sappiamo che l'Isis ha recuperato migliaia di passaporti in Iraq e Siria".

Decisa anche la posizione della stessa Grecia, per bocca del viceministro per l'Immigrazione greco Ioannis Mouzalas: "Non accetteremo azioni unilaterali, che peraltro possiamo fare anche noi, così come non accetteremo di diventare il Libano d'Europa oltre che un magazzino di anime".

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