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Migranti: il vertice Ue e le "bacchettate" all'Italia

Critiche al nostro Paese sulla procedura di raccolta delle impronte, mentre la Francia chiede a noi e ai greci di realizzare "hotspot" di detenzione

vertice migranti

Redazione

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"Per salvaguardare l'integrità di Schengen è indispensabile riguadagnare il controllo delle frontiere estere. Le mancanze, in particolare riguardo agli hotspot, ricollocazione e rimpatri, devono essere affrontate rapidamente": questo quanto si legge nella bozza di conclusioni del Consiglio europeo in corso oggi e domani a Bruxelles per affrontare l'emergenza migranti.

La polemica sulla raccolta delle impronte
Tra i temi sul tavolo, anche quelli legati ai controlli sul nostro territorio: "Raccogliere le impronte dei migranti in relazione alla richiesta di asilo non solleva l'Italia dall'obbligo di registrare le loro impronte anche in relazione all'ingresso irregolare alle frontiere esterne", hanno infatti evidenziato durante i lavori alcune fonti Ue, sottolineando anche che l'Italia ha giustificato "la discrepanza tra il numero di arrivi di migranti e le cifre di Eurodac con la pratica di raccogliere le impronte per chi chiede protezione internazionale solo per l'asilo. Questa pratica non è corretta".

Evitare di prendere le impronte digitali a tutti quelli che entrano illegalmente da un Paese terzo, aggiungono le fonti, ha "impatto sull'efficacia dell'applicazione del regolamento di Dublino, ma anche nell'individuazione dei movimenti secondari all'interno dell'Ue". Inoltre, si osserva ancora a Bruxelles, l'omissione impedisce "a Europol e alle altre agenzie di polizia internazionali di accedere a dati che potrebbero permettere di individuare o investigare minacce terroristiche o di altra natura criminale". 

La richiesta della Francia
Non finiscono però qui le richieste nei confronti del nostro Paese. In particolare, secondo la Francia, italiani e greci dovrebbero realizzare hotspot in grado di detenere i migranti fintanto che le procedure di registrazione siano completate, il che "deve avvenire nel più breve tempo possibile".

Tuttavia si è ancora lontani dalla definizione di una strategia comune, come ammesso anche dal presidente del Parlamento Ue Martin Schulz: "Ho ricordato ai leader che c'è l'urgente bisogno di affrontare la questione rifugiati in senso più solidale, gli Stati non hanno avuto una reazione sufficiente e quindi ci sono delle lacune nell'azione, è chiaro che l'Ue non ha una visione comune".

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