Chiara Degl'Innocenti

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"Volete o no che la Ue decida quote di ripartizione di migranti tra i suoi Stati membri, senza prima ascoltare governi e parlamenti a sovranità nazionale?". L'Ungheria domenica 2 ottobre ha chiamato il suo popolo al voto ed è questo è il quesito a cui oltre 8,27 milioni di cittadini chiamati alle urne hanno dovuto rispondere.

Come da previsoni, alla quasi unanimità ma senza raggiungere il quorum del 50% (ha votato solo il 43% degli ungheresi), l'Ungheria ha detto di no all'obbligo di accogliere profughi per alleggerire il carico di altri paesi dell'Ue, come Italia e Grecia. Non lo ha fatto però con il minimo di consistenza plebiscitaria che aveva chiesto il premier nazionalista conservatore ed euroscettico Victor Orban, vincitore, ma in una certa misura anche sconfitto, del referendum.

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I risultati
Nella tarda serata di ieri il risultato praticamente definitivo, al 95% delle schede scrutinate, è di una vittoria a valanga del "no" con una quota del 98% e solo un 2% andato al "sì". L'affluenza pero', come annunciato dall'Ufficio elettorale nazionale, è stata soltanto del 43%: il quorum del 50% degli 8,27 milioni di elettori chiamati alle urne non è stato raggiunto e dunque la consultazione non è valida secondo la legge in vigore, a dimostrazione che gli appelli al boicottaggio dell'esile opposizione ungherese, assieme alla tradizionale disaffezione per lo strumento referendario, si sono fatti sentire.

La campagna ha ricevuto l'appoggio del partito di estrema destra Jobbick che si innesta su una politica di chiusura sul fenomeno delle migrazioni: la rete metallica srotolata ai confini meridionali dopo la crisi dei profughi che l'anno scorso ha visto transitare per l'Ungheria quasi 400 mila migranti. Ma soprattutto l'aver accolto solo 508 richiedenti asilo, respingendone otto su dieci, con una durezza che dovrebbe ripetersi quest'anno. E tanto per scoraggiare chi volesse mettersi in marcia sulla rotta balcanico-ungherese, le autorità di Budapest si comportano in un modo che ha spinto Amnesty International a parlare di "orribile" trattamento.

Orban deciso ad andare avanti
Secondo Orban, comunque, cambia poco: ribadendo quanto affermato in mattinata dopo aver votato in una scuola elementare del suo quartiere a Buda, il premier ha sottolineato che "l'Ungheria, per primo fra i paesi dell'Ue" e "sfortunatamente" anche l'unico, "ha consultato il proprio popolo" sulle migrazioni. "Oltre 3 milioni di elettori" hanno "rifiutato un sistema di ricollocamento obbligatorio dei migranti: Bruxelles dovrà tenerne conto", ha sostenuto annunciando una modifica costituzionale che proporrà lui stesso nelle prossime ore. Insomma "conseguenze giuridiche ci saranno comunque", come aveva annunciato in mattinata.

Già questa settimana Orban vuole "condurre negoziati" con l'Ue per ottenere che non sia obbligatorio per l'Ungheria accogliere "il tipo di gente" che "noi non vogliamo", ha aggiunto con implicito riferimento a potenziali terroristi e musulmani.

A Bruxelles, dove la consultazione non avrebbe avuto valore anche se il quorum fosse stato raggiunto, Orban troverà un muro:
il presidente del Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz, ha definito "un gioco pericoloso" quello del premier ungherese
di far votare su decisione da lui stesso avallate in sede comunitaria e riguardanti l'accoglienza solo "solo di circa 1.300 profughi" sui 160 mila che devono essere smistati in partenza da Italia e Grecia.

LE CONSEGUENZE DEL VOTO

La mancanza di quorum consente ai Paesi guida della Ue di tirare un bel sospiro di sollievo. Una vittoria del "no" del nazional-populista Viktor Orbàn, primo ministro dal 2010, sarebbe stata di fatto da considerare una débâcle politica per la cancelliera tedesca Angela Merkel e il suo partito, l'Unione cristiano democratica (Cdu) e per i presidenti di Italia e Francia Matteo Renzi e François Hollande.

Senza considerare che avrebbe portato grossi problemi anche in sede di Commissione europea, a casa di tutte le forze politiche popolari e democristiane, socialdemocratiche e progressiste presenti nel Vecchio continente alle prese con un sempre più crescente consenso antimigranti.

Assieme a Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, l'Ungheria fa parte del gruppo di Visegrad, i quattro Paesi dell'Est che, considerati di serie B dai fondatori dell'Unione perchè "giovani membri", con la vittoria del "no" avrebbero iniziato ad avere un peso politico più consistente, potendo imporre le proprie posizioni e facendo accettare all'UE anche oneri, come l'accoglienza di migranti, e non solo vantaggi, quali il mercato unico e i fondi per lo sviluppo.

La teoria di Orban

Orbàn ha cercato un avallo plebiscitario da usare contro ogni futuro piano di ricollocamento di migranti in Ungheria che l'anno scorso ha concesso asilo solo a 508 persone.

Secondo il ministro nazional-populista i flussi migratori vanno fermati già ai confini dell'Ue, anzichè al di là, creando in questo modo "una gigantesca città dei profughi". Che poi sia in Libia o da qualche altra parte in Nord Africa poco importa. Fondamentale è trovare un luogo dove riportare tutti i migranti entrati in Europa clandestinamente. Come dire, basta che non arrivino in Ungheria.

Sempre secondo il premier ungherese è necessario rafforzare la difesa comune dei confini, costruendo recinzioni, come ha fatto l'Ungheria con il reticolato al suo confine meridionale, e respingendo in mare i barconi dei migranti.

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