Esteri

Migranti: perché la Corte Europea boccia la politica dei Paesi dell'Est

Cosa significa per Ungheria e Slovacchia, oltre agli altri Stati riluttanti ad accettare la redistribuzione dei profughi. Cosa accade ora a Italia e Grecia

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Chiara Degl'Innocenti

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Per i membri dell’Unione Europea il tema immigrazione resta tra i più spinosi. Lo sanno i Paesi dell’Est che non vogliono accettare la redistribuzione dei profughi, tra cui Ungheria e Slovacchia a cui è stato bocciato il ricorso presso la magistratura comunitaria contro la decisione del Consiglio di ricollocare in tutta Europa i rifugiati arrivati in Italia e in Grecia, lo sa il governo Gentiloni che si trova in difficoltà con la moltitudine degli ingressi e la lentezza a cui non fanno seguito altrettante registrazioni dei richiedenti asilo dovute per il trasferimento.

Cosa ha stabilito la Corte Europea

Di sicuro però, il 6 settembre la Corte Europea ha voluto mettere il punto a questa situazione grazie a una sentenza chiara, bocciando il ricorso di Ungheria e Slovacchia e stabilendo che il piano Ue “risponde in modo efficace e rapido a una situazione di emergenza”. Una mossa fatta ad hoc per tutti i Paesi (Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Irlanda, Polonia, Slovacchia) che si erano impuntati e che fino ad oggi non hanno voluto accettare nemmeno un richiedente asilo dall’Italia o dalla Grecia.

Perché la sentenza della Corte Europea è importante

La sentenza della Corte non è il rimedio a tutti mali dell’Unione, ma di sicuro è l’indicazione per una nuova strada che non intende lasciare a piedi Italia e Grecia, ma redistribuire i profughi secondo i numeri stabiliti. Inoltre, questo verdetto può servire all’altra battaglia del nostro Paese che riguarda la riforma del diritto d’asilo, ma che ancora non ha raggiunto un accordo tra i governi. Accordo che, da giugno, è slittato alla fine dell’anno.

Le restribuzioni previste da Bruxelles

Secondo la previone di Bruxelles dovevano essere effettuati ben 160 mila trasferimenti in due anni da Grecia e Italia. Previosioni, appunto, che non si sono avverate. I numeri parlano di un crollo: 98.255 trasferimenti, poi passati a quota 27.695 (di cui solo 8.451 dall’Italia) ma che, volendo essere ottimisti, vedrà arrivare la quota solo a 40 mila. Un vero flop.

Un piccolo passo è stato invece fatto dall’Austria che ha accolto i primi 15 migranti e che dovrebbe dare il via libera all’apertura di slovacchi ed estoni i cui criteri di selezione sono stati finora troppo rigidi (quasi quanto la Francia, che ha vinto per questo la medaglia d'oro). Altro discorso invece per quanto riguarda Malta e Finlandia che hanno quasi raggiunto l’obiettivo previsto.  

La lentezza dell’Italia

Tutto bene, quindi? Non tanto. Qualche bacchettata l'ha ricevuta pure il Governo Gentiloni. A fronte di un fiume di arrivi, la Commissione rimprovera all'Italia la sua lentezza nella registrazione dei richiedenti asilo che dovrebbe chiudersi a fine settembre: per ora su 7600 possibili candidati giunti sulle nostre coste nel 2017, soltanto i 4 che mila sono stati registrati possono essere trasferiti. Troppo pochi.

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