Esteri

Migranti, Italia e Albania si preparano all’accoglienza dopo la chiusura della rotta balcanica

Il blocco del passaggio di rifugiati a nord della Grecia potrebbe portare il flusso verso la Puglia. Le misure predisposte in Salento

Idomeni campo migranti tra Grecia e Macedonia

Redazione

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La chiusura della via balcanica del flusso di rifugiati e migranti potrebbe aprire una nuova via fra Albania e Italia, la Puglia in particolare.

La rotta adriatica
Fra l’Albania e il Salento sono — più o meno —  cinquanta di miglia percorribili in una sola notte anche con piccole imbarcazioni.

Su richiesta delle autorità albanesi, e accogliendo per prima l’invito dell’Europa, l’Italia invierà nei prossimi giorni una ventina di poliziotti di frontiera per supportare il governo di Tirana nei controlli ai confini. 
Il governo albanese deciderà dove dislocare il piccolo contingente italiano.

La partenza dei nostri sarà preceduta da una riunione che si terrà in Italia nei primi giorni della prossima settimana tra le autorità albanesi e il Dipartimento della Pubblica sicurezza.

L’incontro deve mettere a punto la missione, definirne i dettagli, stabilire le priorità, individuare i punti di confine che dovranno essere presidiati anche dagli italiani.

Una volta definiti questi aspetti, partirà una prima aliquota di pochi uomini che valuteranno aspetti logistici e tecnici, e successivamente si muoveranno gli altri poliziotti, tutti esperti di polizia delle frontiere e di documenti falsi.

 

La Puglia prepara l’accoglienza
Il prefetto di Lecce, Claudio Palomba, ha invece riunito venerdì 11 marzo i sindaci dei Comuni più grandi del Salento, compresi i due che per collocazione geografica rappresentano l’approdo più vicino, Otranto e Melendugno, per preparare un piano di accoglienza.

“Non abbiamo avuto segnalazioni specifiche in ordine ai numeri che si leggono sulla stampa — ha detto il prefetto — abbiamo avviato un lavoro di ricognizione delle strutture utilizzabili”.

L’obiettivo è predisporre per tempo “un piano di primissima accoglienza con punti di sbarco dove attrezzare eventualmente le operazioni di fotosegnalamento e di ricognizione medica, e anche punti di smistamento per strutture che potrebbero fungere da prima accoglienza”.

“Difficile dire quanti migranti potremo accogliere in una fase emergenziale — ha detto il prefetto -. Andremo ad individuare strutture che intaccano meno i centri abitati e meno le strutture turistiche, proprio perché non vogliamo che un’eventuale emergenza si ripercuota sul turismo in arrivo, fermo restando che tutto ciò non potrà gravare unicamente sulla Puglia”.

Nel Salento, l’unica l’unica struttura di prima accoglienza attiva, è il centro Don Tonino Bello di Otranto.

A Taranto, è stato completato l’hotspot per l’identificazione di migranti realizzato in un ex parcheggio del porto. Si estende su un’area di circa diecimila metri quadrati con punti di accoglienza, alloggi prefabbricati per accogliere 300 migranti, tensostruttura, mensa e presidi sanitari.

(Ansa)

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