Redazione

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Sono circa 2 mila i migranti e profughi che in Serbia, nonostante il freddo intenso, continuano a bivaccare negli spiazzi e magazzini abbandonati intorno alla stazione degli autobus della capitale, nella speranza di oltrepassare il confine verso l'Unione Europea, correndo il serio rischio di congelare o ammalarsi e subendo le conseguenze delle basse temperature, sopratutto notturne.

Nel respingere indirettamente le critiche di chi ha lasciato intendere uno scarso interesse delle autorità serbe nel fornire loro aiuto adeguato e dignitoso, il ministro serbo del lavoro e degli affari sociali, Aleksandar Vulin ha dichiarato ieri alla TV pubblica RTS che nei centri di accoglienza c'è posto a sufficienza per ospitare tutti i migranti che si trovano o arrivano nel Paese, ma che una parte di essi continua a rifiutare l'alloggiamento, con la garanzia di un ambiente caldo, cibo, servizi igienici e assistenza medica.

Il ministro - responsabile della questione migranti dallo scoppio della crisi lungo la rotta balcanica, nell'autunno 2015 - ha inoltre ribadito la posizione del governo di Belgrado contraria all'impiego della forza per il loro trasferimento al caldo: si cerca, ha osservato Vulin, di parlare con loro con calma per convincerli ad accettarlo.

Già nei giorni scorsi Belgrado ha già respinto con sdegno l'accostamento proposto da alcuni media internazionali fra le code per il cibo fatte in questi giorni dai migranti all'aperto nel gelo della capitale e le immagini della Stalingrado del 1943, quando nell'inferno della Seconda Guerra Mondiale i prigionieri tedeschi attendevano nel freddo glaciale russo la consegna delle razioni di cibo.

I migranti non vogliono andare nei centri per paura di essere registrati e poi rimandati indietro nei Paesi di provenienza. Preferiscono restare all'aperto ma liberi di muoversi e continuare a sperare nel prosieguo in qualche modo (quasi sempre affidandosi ai trafficanti in cambio di denaro) del loro viaggio verso i Paesi del nord Europa.

A più riprese il commissariato serbo per l'assistenza ai profughi ha lanciato appelli ai migranti che vivono all'addiaccio nei ripari di fortuna intorno alla stazione di Belgrado affinché accettino di trasferirsi nei centri riscaldati, dove è ospitata parte dei circa 7 mila migranti e profughi presenti sul territorio serbo. Finora, ha detto il portavoce del commissariato, Ivan Miskovic, ad accettare sono stati non più di 400.

A occuparsi dei circa 2 mila migranti che ancora resistono al gelo e alle condizioni infernali alla stazione di BELGRADO sono ONG e organizzazioni umanitarie, in primo luogo la sezione dell'Unhcr e Medici senza frontiere, che mettono a disposizione coperte, vestiario e scarpe invernali, cibo e medicine. Anche tanti privati cittadini belgradesi partecipano ad azioni di solidarietà donando generi di conforto e di prima necessità. (ANSAmed) 

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