Esteri

Migranti, Europa dell’Est: il muro dell’intolleranza

I nazionalismi alimentati dalla paura di un’invasione di profughi in fuga da guerre e violenze rischiano di frantumare l’integrità dell’Europa unita

 

Per Lookout news

Nulla di buono sul fronte orientale d’Europa. Repubblica Ceca (che presto sarà per tutti Cechia), Ungheria, Polonia e Slovacchia stanno, infatti, contestando apertamente il sistema delle multe previsto dalla Commissione europea contro gli Stati che si rifiutano di accettare la propria quota di migranti. Il ministro degli Esteri ceco Zaoralek definisce la proposta di Bruxelles una “sgradevole sorpesa”, mentre per l’ungherese Szijarto si tratta di un “ricatto inaccettabile”. La proposta prevede per lo Stato che non prende parte ai ricollocamenti un contributo di solidarietà di 250mila euro per ciascun richiedente asilo respinto.

 L’Ungheria, ad esempio, dovrebbe pagare 500 milioni di euro nel caso in cui non dovesse accettare di accogliere i 2mila rifugiati previsti dalla quota stabilita da Bruxelles. Inoltre, la Corte Costituzionale ungherese ha, di recente, confermato la validità dell’iniziativa del governo per indire un referendum con la domanda “Desideri consentire all’Unione Europea di sancire lo stanziamento dei cittadini non ungheresi in Ungheria senza l’approvazione del Parlamento?”. Il referendum dovrebbe avere luogo tra settembre e ottobre.

 La situazione non è migliore in Polonia, dove il nuovo governo di destra ha deciso di abolire il Consiglio anti-razzismo, un organismo introdotto tre anni fa dall’amministrazione precedente. La decisione ha causato reazioni negative da parte dell’opposizione e dal difensore civico per i diritti umani, Adam Bodnar. Per il partito al governo la motivazione è di natura pratica.

 

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Anche in Slovacchia le recenti elezioni dello scorso marzo hanno confermato un’ascesa dei partiti di destra che hanno condotto campagne elettorali con slogan anti-migranti.

 In questi Paesi d’Europa, ma non solo, il crescente nazionalismo alimentato dalla paura nei confronti di un’invasione di migranti musulmani si sta attestando come un fenomeno a dir poco preoccupante. In pericolo, oltre all’integrità dell’Europa unita, ci sono i diritti umani e la democrazia, fondamenti degli Stati moderni.

 Tale tendenza si rileva anche nei Balcani. Il governo ultraconservatore di centro-destra croato di cui fanno parte figure controverse come il ministro della Cultura Zlatko Hasanbegović, noto per aver più volte messo in discussione l’antifascismo, ne è un esempio. In Serbia ha suscitato non poco scalpore il ritorno in parlamento di Vojislav Seselj e del suo Partito Radicale Serbo, formazione ultra-nazionalista.

Recente conferma di questa pericolosa svolta a destra dell’Europa è l’Austria. Una dimostrazione di come lo scetticismo e il protezionismo siano oggi un elemento essenziale, oltre che efficace, nella costruzione del consenso delle destre europee.

 Nonostante Bruxelles abbia più volte invitato alla tolleranza e alla moderazione, questi appelli non hanno sortito l’effetto sperato. Che la destra in Europa stia dilagando è un dato di fatto. Basti pensare che la composizione del Parlamento europeo, dopo le elezioni di due anni fa, pende ormai nettamente a favore di conservatori, nazionalisti, euroscettici e populisti di destra.

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