Arrivano le prime conferme sul tragico naufragio nel Mediterraneo degli scorsi giorni. L'Unhcr (l'agenzia Onu che si occupa dei rifugiati) ha svolto ieri un'indagine a Kalamata in Grecia, dove ha raccolto le testimonianze di 41 migranti originari di Somalia, Sudan, Etiopia ed Egitto. Queste persone hanno detto di essere state coinvolte - o di aver assistito - in un naufragio che sarebbe costato la vita a circa 500 migranti.

Tra le 100 e le 200 persone sarebbero partite da un punto della costa libica presso Tobruk (e non dall'Egitto, come si era detto in un primo momento) in un'imbarcazione in pessime condizioni. Una volta al largo, i trafficanti avrebbero tentato di far salire a bordo altre persone che si trovavano su una barca più piccola. A causa del sovraffollamento, l'imbarcazione più grande sarebbe affondata. I 41, prosegue l'Unhcr, sono persone che non erano ancora salite a bordo dell'imbarcazione affondata o che hanno raggiunto quella più piccola a nuoto, dopo l'incidente.

La barca ha poi vagato alla deriva prima di essere avvistata il 16 aprile. Il giorno dopo sono giunti a Kalamata. dove sono stati identificati dalla polizia ed alloggiati nello stadio locale. Non è chiaro quando esattamente sia avvenuto il naufragio. L'Unhcr, che sta fornendo loro informazioni necessarie per presentare la richiesta di asilo, chiede un'indagine approfondita sull'incidente da parte degli stati coinvolti e chiede maggiori sforzi e cooperazione internazionale per salvare vite umane e combattere i trafficanti.

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