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Migranti: dopo gli scontri riprende lo sgombero a Calais

Ieri lo smantellamento della zona sud della cosiddetta "Giungla" era stato interrotto per gli incidenti con la polizia

migranti calais

Redazione

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Secondo un'indiscrezione riferita dalla Bbc online, ricominceranno oggi le operazioni di sgombero da parte delle autorità francesi della parte sud della "Giungla" di Calais interrotte ieri a causa degli scontri tra polizia, attivisti no-border e migranti. I tafferugli sono continuati anche durante la notte, durante la quale la polizia in tenuta anti-sommossa ha reagito sparando gas lacrimogeni contro i migranti che lanciavano a loro volta sassi contro le squadre di operai giunte sul posto per smantellare le tende e le capanne di rifugiati e richiedenti asilo a cui è stato proposto di trasferirsi nei centri di accoglienza messi a disposizione dallo Stato.

Battaglia anche sulle cifre
L'operazione di sgombero ha avuto inizio nel pomeriggio di ieri dopo che giovedì 25 febbraio il Tar di Lille ha dato il via libera all'evacuazione appunto della parte sud della tendopoli più grande di Francia. Il governo Hollande ha da subito garantito il carattere "umanitario" e "progressivo" dello sgombero, insistendo sul fatto che a tutti i migranti sarà proposta un'alternativa tra container riscaldati e centri d'accoglienza. Tuttavia le Ong che si occupano dell'accoglienza dei migranti ritengono che i posti letto non siano sufficienti ad accogliere le oltre 3.400 persone oggetto dello sgombero, indicate invece in un migliaio dalla prefettura.

Il perché del "no" al trasferimento
Alle perplessità delle associazioni si combina poi il rifiuto di tantissimi migranti a passare nelle strutture controllate dallo Stato francese, poiché il "trasloco" renderebbe ancora più difficile tentare la traversata in Gran Bretagna. Secondo fonti di polizia, a far iniziare gli scontri di ieri non sarebbero però stati direttamente i migranti, ma alcuni attivisti no-border che avevano il preciso scopo di mandare a monte l'evacuazione. Lo stesso prefetto Fabienne Buccio ha affermato che diversi operatori incaricati di convincere i migranti a lasciare il campo sono stati "insultati e strattonati da attivisti in maggioranza britannici".

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