Si fa di giorno in giorno più difficile la situazione al confine fra Macedonia e Grecia, dove cresce il numero di "migranti economici" bloccati nella "terra di nessuno" dopo la decisione delle autorità di Skopje di consentire l'ingresso nel Paese solo ai profughi provenienti da zone di guerre e conflitti di Siria, Iraq e Afghanistan. Analoga disposizione hanno adottato nelle ultime settimane dai governi di Slovenia, Croazia e Serbia. 

Labbra cucite per protesta
Numerosi migranti provenienti da altri Paesi - Iran, Pakistan, Bangladesh, Kurdistan, Marocco, Congo e altri stati di Africa e Asia - che da alcuni giorni per protesta si sono sdraiati sui binari ferroviari, bloccando il traffico internazionale dei treni, oggi si sono cuciti oggi le labbra con un filo di nylon in segno di protesta, mentre altri hanno scandito a più riprese gli slogan "Non siamo terroristi", "Vogliamo la libertà". Secondo le autorità macedoni, nell'area sono bloccati almeno 1.300 migranti che hanno attraversato i Balcani dopo essere arrivati via mare in Grecia dalla Turchia, diretti nell'Europa occidentale.

Critiche macedoni alla politica UE
I media locali hanno riferito che nella sola giornata di ieri in Macedonia sono entrati 5.797 migranti e profughi, un record negli ultimi mesi. Critiche alla politica dell'Unione Europea in fatto di migranti sono venute dal Presidente macedone Gjorgje Ivanov, che ieri ha incontrato a Skopje il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. "La Macedonia", ha detto, "non ha ricevuto i fondi finanziari promessi da Bruxelles, e viene tenuta ancora nell'anticamera del processo negoziale di adesione", aggiungendo che la visita di Tusk è giunta in netto ritardo. "La Macedonia - ha osservato Ivanov in conferenza stampa con Tusk - è l'esempio più chiaro di come la UE non debba comportarsi con I Paesi candidati" all'adesione. (ANSA)


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