Mid-term: il trionfo dei repubblicani, la fine dell'Era Obama

Controllano Camera e Senato. Il voto è stato un referendum contro il presidente

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Barack Obama – Credits: Getty Imagines / Saul Loeb

Da oggi ci sarà un fantasma alla Casa Bianca. I repubblicani hanno vinto le elezioni di Medio Termine. Avevano il controllo della Camera dei Rappresentanti e l'hanno mantenuto. Hanno conquistato il Senato, vincendo in sette delle nove competizioni decisive per la Camera Alta. Il Congresso è nelle mani del Grand Old Party.

La presidenza Obama, già in declino, si avvia verso un mesto tramonto. Per i prossimi due anni i repubblicani potranno bloccare ogni sua iniziativa legislativa. La riforma dell'immigrazione, quella fiscale, i provvedimenti sul budget saranno oggetto del fuoco di fila di Capitol Hill. Anche l'Obamacare, la riforma sanitaria, rischia qualche cosa. I repubblicani cercheranno di modificarla. Non potranno abolirla, come vorrebbero le ali più radicali perchè ormai milioni di americani ne beneficiano, ma proveranno a intaccarla.

 

Le elezioni di Medio Termine erano un referendum su Obama e le previsioni della vigilia sono state mantenute. L'impopolarità del presidente ha trascinato nella sconfitta il partito democratico. Nel 2008 il suo trionfo aveva permesso ai democrats di avere la maggioranza a Camera e Senato. Nel 2010, era iniziata la rimonta con una parziale affermazione repubblicana nelle elezioni di metà mandato. Adesso, quella rincorsa si è conclusa. L'Elefantino domina Capitol Hill.

I seggi in bilico

La conferma della vittoria repubblicana è arrivata poco prima della mezzanotte sulla Costa Est degli Stati Uniti, quando è stato annunciata la conquista del seggio di senatore nell’Iowa. Era il tassello che mancava. Era infatti il sesto seggio che il GOP vinceva in uno degli stati in bilico. La soglia della maggioranza assoluta era stata passata. Qualche minuto dopo è arrivata anche la notizia della conquista del settimo seggio, quello in North Carolina. E'stato il trionfo. 

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La distribuzione dei seggi senatoriali. Gli Stati rossi sono repubblicani, quelli blu democratici – Credits: NYT

Gli altri seggi negli stati chiave erano già stati presi (Arkansas, Colorado,  Montana, South Dakota e West Virginia)  mentre quello della Georgia (in bilico e fondamentale per avere la maggioranza) non era stato perduto da parte dei repubblicani. I prossimi risultati dell'Alaska (non ancora noti) e della Louisiana (dove si andrà a un ballottaggio) potrebbero rendere la loro affermazione ancora più netta. 

L'elezionedei governatori

Il trionfo del GOP è stato caratterizzato anche da un bagno di sangue dei democratici nelle elezioni per i governatori. Tutte le principali sfide nei 36 stati dove si votava sono andate a loro. A parte la California e lo stato di New York (dove è stato rieletto Andrew Cuomo), tradizionali roccaforti democratiche, la valanga rossa (il colore dei repubblicani) ha seppellito le armate blu (il colore dei democratici).

In Florida, ha vinto Rick Scott battendo Charlie Crist, ex governatore repubblicano passato sotto la bandiera democratica. In Wisconsin, il governatore uscente Scott walker, astro nascente del partito per le sue battaglie contro i sindacati, ha battuto la rivale democratica. L'Arizona è rimasta repubblicana, mentre in Colorado (lo stato che per primo ha legalizzato la vendita di marijuana) il governatore uscente John Hickerlooper è stato mandato a casa dal repubblicano Bob Beauprez.

Un fantasma alla Casa Bianca

Difficile dire se l'affermazione dei repubblicani in queste elezioni sia il segnale dell'inversione di tendenza in vista delle presidenziali del 2016. Questo è stato sicuramente un voto contro Obama. Per dargli una "lezione" si è mobilitato l'elettorato bianco e conservatore, mentre i giovani, le donne  e le minoranze etniche (afroamericani e ispanici), il mix che aveva garantito la vittoria nel 2012, questa volta sembrano essere rimasti a guardare, lasciando soli i democratici e in cattive acque un sempre più isolato Obama.

Ora, il presidente dovrà vedersela non solo con John Boehner, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, il suo acerrimo "nemico" in questi due anni di braccio di ferro su qualsiasi provvedimento, tanto forte da arrivare in un paio di occasioni a sfiorare il default tecnico degli Usa per mancanza di accordo sul budget. Obama dovrà fronteggiare anche le tattiche ostruzionistiche e le offensive di Mitch McConnell, rieletto trionfalmente nel suo seggio di senatore del Kentucky, che diventerà il leader della maggioranza repubblicana al Senato.

Lo spazio di manovra di Obama sarà sempre minore. Sui provvedimenti economici dovrà lottare con il Congresso. Una guerra che rischia di paralizzare la sua l'azione. Potrà condurre la politica estera, prerogativa presidenziale, ma anche in questo caso dovrà stare attento alle mosse che farà perché Capitol Hill vorrà dire la sua.

Il primo banco di prova sarà proprio sulla guerra contro l'Isis. John Mccain, il senatore repubblicano candidato alla Casa Bianca nel 2008, è stato chiaro: con noi al Congresso, verranno inviate le truppe di terra a combattere in Siria e in Iraq. Una promessa elettorale, certo, ma anche un segno di cosa intendono fare i repubblicani d'ora in avanti.

Gli ordini esecutivi

Obama potrà tentare di bypassare l'ostruzionismo di Capitol Hill firmando ordini esecutivi, cosa che ha già fatto negli ultimi mesi, come nel caso dell'aumento della paga minima per alcuni settori del pubblico impiego. Ma saranno provvedimenti limitati. Senza un accordo con il Congresso per l'approvazione delle leggi, Obama non potrà fare molto. Per gli ultimi due anni del suo mandato rischia di essere un fantasma alla Casa Bianca. Troppi gli errori fatti in questi mesi, soprattutto in politica estera. La sua leadership è stata minata dalle incertezze nella gestione delle crisi più delicate, prima tra tutte quella dell'Isis.

Gli americani non gli hanno perdonato di aver "resuscitato" (con la sua sottovalutazione del pericolo Isis) la minaccia del terrorismo islamico. Questo ha messo in secondo piano tutto il resto, anche i discreti risultati raggiunti in campo economico. Insufficienti, comunque, per buona parte dell'elettorato. Questi due fattori sono alla base del trionfo repubblicano nelle elezioni di Medio Termine, quelle che sanciscono la fine dell'Era di Obama

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