Messico: riaprite il caso dei 43 studenti scomparsi

Lo chiedono i genitori dei normalistas uccisi e gettati in una discarica a Guerrero perché denunciarono il patto tra narcos e polizia corrotta

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Città del Messico – Credits: HECTOR GUERRERO/AFP/Getty Images

I genitori dei 43 studenti messicani di Ayotzinapa scomparsi quattro mesi fa per aver denunciato il connubio tra narcos e amministrazioni locali nello Stato di Guerrero non ci stanno. Chiedono che il caso dei loro figli venga riaperto e tramite i loro avvocati fanno sapere di essere pronti a rivolgersi alla giustizia internazionale. Non sono soddisfatti delle conclusioni cui è giunta la Procura generale della Repubblica messicana. Non basta, a questi padri e madri cui è già capitata la disgrazia di non poter più riabbracciare i loro ragazzi, la laconica sentenza della giustizia nazionale.

Non basta loro sapere che i loro figli siano stati assassinati e poi gettati, dopo essere stati bruciati, nella discarica di Cocula. Vogliono parlare. Vogliono che il caso dei loro figli, uccisi dopo una manifestazione da una banda di narcotrafficanti dopo essere stati portati in questura dai poliziotti agli ordini del sindaco mafioso José Luis Abarca, diventi un caso politico e internazionale.

Troppe volte il Messico ha guardato dall'altra parte di fronte all'abbraccio tra polizia corrotta, politica e narcotrafficanti. Questa volta, no. Questa volta, hanno dichiarato i genitori dei 43 ragazzi scomparsi, il governo non riuscirà ad archiviare il caso in fretta e furia solo perché, tra poche settimane, ci saranno le elezioni nello Stato di Guerrero, uno degli snodi del narcotraffico a sud di Città del Messico. 


 

Troppe cose non tornano ancora in questa inchiesta che ha già travolti alcuni pezzi grossi della politica di Guerrero, come l'ex governatore dello Stato. Non è chiara la dinamica della sparizione e della successiva uccisione a sangue freddo di questi ragazzi. Non sono nemmeno stati trovati i corpi. Non è chiara nemmeno tutta la filiera dei responsabili e delle coperture politiche. Hanno esposto, i genitori di questi ragazzi, almeno dieci ragioni che non giustificano una chiusura così rapida dell'inchiesta. La loro lotta, hanno dichiarato, continuerà finché non sarà fatta luce su quanto avvenuto realmente quella mattina di quattro mesi fa e finché non saranno assicurati alla giustizia, hanno ripetuto un po' tutti, non solo i colpevoli materiali ma anche coloro che li hanno protetti e in qualche caso foraggiati.  Da Guerrero a Città del Messico, nei palazzi della politica.

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