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Messico: la foto del bambino contro l'omofobia è una bufala?

Grazie ai social l'immagine del bambino che sfida il corteo anti-gay è diventata virale. Ma la verità, forse, non è quella raccontata dal reporter

La fotografia di questo bambino messicano intento, secondo il reporter autore dello scatto, a fermare la marcia organizzata a Celaya  dalle associazioni  antigay è diventata subito un simbolo mondiale della lotta all'omofobia. Un'immagine potentissima,  simile a quella del ragazzo intento a sfidare i tank a Piazza Tienanmen nel 1989 (qui sotto), che è diventata immediatamente virale su tutti i social network del pianeta. Quel bambino si è trasformato, grazie a questa foto, nel testimonial vivente della guerra alle discriminazioni di genere, senza che (quasi) nessuno si sia preso la briga di verificare che cosa effettivamente sia accaduto.


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Il reporter, Manuel Rodríguez, ha accompagnato sulla pagina facebook la pubblicazione della fotografia a un breve testo dove sostiene che, interrogato sui motivi del gesto, il bambino gli avrebbe riferito che l'ha fatto perché ha un zio omosessuale e trovava assurdo che ci fosse così tanto odio contro quello come lui.

Peccato che le cose siano molto più sfumate, che non si trovi traccia della dichiarazione del bambino - di cui è ignoto persino il nome - e che l'unico periodico che si è assunto la responsabilità di fare un check sulla veridicità dell'immagine è stato El Universal, un giornale messicano di tiratura nazionale che ha intervistato i parenti del bambino intento a fermare la marcia omofoba. 

Ne emerge un'altra versione, opposta a quella sostenuta dal reporter. I genitori sostengono infatti che non c'è nessuno zio omosessuale nella loro famiglia, che il ragazzino non intendeva fermare la marcia antigay, ma che stava solo mettendosi in mostra, e che, a causa della viralità della fotografia, è diventato vittima a scuola di atteggiamenti bullistici da parte dei compagni di classe. «Nostro figlio non ha parlato con nessuno e non corrisponde assolutamente al vero che abbia uno zio gay».

Dove sta la verità? Per comprenderlo pubblichiamo anche il video integrale della scena. Un video - ripreso da un altro operatori fai-da-te - che, in sé, trasmette un'impressione meno netta e chiara della fotografia scattata da Rodriguez, il quale ha lamentato minacce e accuse piovutegli addosso dopo quello scatto.


 

Intendiamoci: la fotografia ha una sua rara potenza espressiva. Si presta perfettamente al messaggio indubbiamente positivo che intende veicolare. Il punto è capire, in quello che Mac Luhan definiva il villaggio globale, in un'epoca in cui un post sui social può avere un peso cento volte superiore a quello che hanno mille articoli di giornale, quali sia il confine tra l'informazione e la manipolazione dell'opinione pubblica, sia pure involontaria, sia pure a fin di bene. Un'avvertenza che può riguardare, insomma, questa fotografia così come qualsiasi altro post, immagine o video che finisce per trasmettere un messaggio opposto. 

La questione politica è in realtà, in Messico, più semplice e comprensibile. Il presidente messicano Enrique Peña Nieto, del Partito Rivoluzionario Istituzionale, ha presentato una proposta per estendere i matrimoni egualitari in tutto il paese, scatenando la mobilitazione di numerosi gruppi religiosi e conservatori, particolarmente forti a Celaya.

La Corte Suprema messicana ha sancito l’incostituzionalità del divieto di adozione per le coppie formate da persone dello stesso sesso introdotto dallo stato di Campeche. I motivi li ha spiegati il giudice Luis Maria Aguila: «Non capisco quale problema possa esserci nel dare un bambini in adozione a due persone che si trovano in uno stato di convivenza finalizzato all’adozione. Preferiamo forse continuare ad avere bambini per strada, che secondo le statistiche sono più di 100.000? Bisogna pensare agli interessi dei bambini». Ognuno si può fare un'idea sul tema, senza bisogno di quello scatto, straordinariamente simbolico ma forse falso. Con un significato cioé che pare avvolto nel mistero. Sono i rischi, a ben vedere, di un'informazione ormai senza filtri, né check, quale quella veicolata dai social network.

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