Messico: cinque dubbi sull'arresto del Chapo Guzman

La cattura del narcotrafficante lascia senza risposte molte domande. Una cosa però è certa: del Chapo sentiremo parlare ancora a lungo

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Sinaloa, Mexico, 8 gennaio 2016, la cattura del narcotrafficante Joaquin El Chapo Guzman – Credits: Ansa

Mariana Diaz Vasquez

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Per Lookout news

Non c’è stato nessun mezzo d’informazione nel mondo che non abbia pubblicato le prime immagini della cattura del narcotrafficante più ricercato al mondo, Joaquin Guzman Loera, meglio noto come “El Chapo”.

 Dopo sei mesi di latitanza, il capo del cartello della droga di Sinaloa è stato arrestato grazie alla denuncia di un cittadino che, insospettito dai movimenti nei pressi di un’abitazione nel quartiere in cui risiede a Los Mochis, nello stato di Sinaloa, nel nord-est del Messico, si è messo in contatto con le autorità. Da qui è partita l’operazione della Marina messicana, conclusasi con la fuga di Guzman attraverso le reti fognarie e, poco dopo, con il suo fermo in un motel della zona.

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Successivamente, il presidente messicano Enrique Peña Nieto via Twitter ha annunciato con orgoglio la nuova cattura del capo dei signori della droga. Annuncio smorzato però, poche ore dopo, da Guzman in persona. L’uomo che ha abituato l’opinione pubblica e i media a spettacolari fughe e arresti, anche se in manette ha comunque voluto mettere in imbarazzo le autorità messicane evidenziandone tutti i limiti. La verità è che in questa storia molti elementi non quadrano.

Primo punto. Non convincono le versioni fornite dalla Marina messicana e da Peña Nieto. Subito dopo l’arresto, il presidente ha annunciato che la cattura di Guzman è stata possibile grazie a “un meticoloso e intenso lavoro d’intelligence”. Ma stando al primo comunicato stampa emanato dalla segreteria della Marina, l’operazione sarebbe partita solo grazie alla denuncia di un cittadino. Dunque, secondo le dichiarazioni della Marina, le forze speciali messe in campo dal governo non avrebbero avuto alcun ruolo nella localizzazione di “El Chapo”.

Secondo punto. I media si chiedono chi sia questo cittadino che ha inviato la segnalazione alle autorità messicane? Per ovvie ragioni, la sua identità è stata tenuta riservata anche se pare che nessuno ne stia garantendo la sicurezza. In un Paese dove negli ultimi dieci anni sono stati uccisi quasi 100 sindaci – l’ultimo dei quali il giorno dopo le elezioni di inizio giugno – e dove ancora non è previsto un protocollo per tutelare gli amministratori così come le alte cariche dello Stato, qualche timore sul futuro di questo cittadino è più che legittimo. 

Terzo punto. Com’è possibile che uno dei latitanti più ricercati al mondo abbia concesso una video intervista a Sean Penn, un attore statunitense, e a Kate Del Castillo, un’attrice messicana, tra l’altro protagonista di una serie tv, La Reina del Sur, basata proprio sulla vita dei narcos. Il governo messicano è corso ai ripari spiegando che l’operazione che ha portato all’arresto di Guzman è partita proprio dalle intercettazioni effettuate dal momento in cui gli uomini di “El Chapo” si sono messi in contatto con gli attori. Altro punto in sospeso nella vicenda riguarda la rivista Rolling Stone, che il giorno dopo la cattura ha pubblicato l’intervista esclusiva a Guzman realizzata da Sean Penn. Fonti della rivista hanno però affermato che la pubblicazione dello scoop, avvenuta praticamente quasi in contemporanea con l’arresto, sarebbe stata una pura casualità. Difficile però dare credito a questa versione.

Quarto punto. In Messico “El Chapo” ha a suo carico accuse per corruzione, riciclaggio di denaro, possesso di armi da fuoco, associazione a delinquere, ma non per narcotraffico. Le sue amicizie con avvocati, procuratori, giudici e politici gli hanno permesso di sottrarsi a queste accuse così come a quelle per molti altri delitti.

Quinto punto. Guzman è stato spedito nello stesso carcere (di massima sicurezza) dal quale era fuggito nel luglio del 2015. Perché questa scelta?

 

Cinque punti di cui si continuerà a parlare ancora a lungo, e che fanno pensare che questa storia non finirà di certo qui.

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