Esteri

Perché Meryl Streep ha chiesto a Melania Trump di aderire a #MeToo

Secondo l'attrice il silenzio della First Lady sullo scandalo molestie sessuali non è giustificabile

Meryl Streep

Barbara Massaro

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Il peso dell'ignoranza, il peso del silenzio e il peso della responsabilità. Sono questi i tre temi su cui si snoda la riflessione di Meryl Streep circa il caso Weinstein affidata alle colonne del New York Times.

Il perchè del silenzio

A mesi di distanza dallo scandalo molestie sessuali che ha travolto lo star system di Hollywood il silenzio in merito da parte della diva tra le dive iniziava a farsi sentire, ma Meryl, candidata agli Oscar per 20 volte e vincitrice di tre statuette, non ci sta a passare per omertosa o, peggio, connivente del modus operandi del produttore cinematografico.

"Dopo aver saputo di tutta la vicenda - ha dichiarato la diva - ho avuto bisogno di tempo per pensare. Per riflettere sul mio stesso senso d'ignoranza e su quanto il male possa risiedere anche dove non avresti mai pensato. Fai film, pensi di sapere tutto, circolano tanti pettegolezzi e invece poi scopri che le persone sono del tutto imperscrutabili a certi livelli per me è stato uno choc".

Che parli Melania!

In tanti in questo periodo hanno incalzato la Streep dicendo di prendere posizione sulla vicenda, di dire qualcosa, di ammettere di far parte di quel #MeToo che accomuna migliaia di donne in giro per il mondo, ma Meryl non lo ha mai fatto. "Non chiedete a me di rendere conto del mio silenzio - sbotta la diva con il quotidiano americano - ma chiedetelo a Melania Trump o Ivanka Trump, loro sì che dovrebbero parlare e non lo fanno".

Eppure la stessa Streep ammette di aver fatto parte di quel mosaico dove la pedina del "sesso" era una delle tante che componevano la vita di un'attrice. "Quando ero giovane (adesso no, non mi cerca più nessuno) - ha detto - vivevo in un periodo dove si usava tanta cocaina e si facevano cose che ora, con l'età matura non si fanno più. Si conduce una vita più sobria, è passato tanto tempo".

Alla protagonista di infinite pellicole indimenticabili viene chiesto se voglia fare dei nomi, ma lei dice che no, che ora non avrebbe più senso. "Non voglio rovinare la vita di una persona ormai matura" sottolinea aggiungendo: "Penso che il mondo dovrà andare avanti e dobbiamo trovare un modo per lavorare insieme e far sì che uomini e donne si rispettino basandosi su un principio di uguaglianza".

Il caso Hoffman

A Meryl viene fatto il nome di Dustin Hoffman, collega coinvolto nello scandalo molestie e la Streep ricorda quando sul set di Kramer contro Kramer Hoffman le diede uno schiaffo che non faceva parte del copione. "Aveva superato il limite" ha detto Meryl che però ha aggiunto: "Quando si entra in un personaggio e ci sono delle scene molto fisiche può capitare di perdere il controllo. Io stessa temo di aver ferito qualche collega in alcune situazioni. In quel caso, però, ero molto giovane e mi sono sentita violata".

Ignoranza o paraocchi?

A chiamare in causa Streep era stato un membro dell'ultradestra conservatrice che aveva iniziato una campagna diffamatoria nel confronti del Premio Oscar accusandola di aver taciuto pur sapendo al fine di screditarne ruolo pubblico e prestigio morale. "Io semplicemente non lo sapevo. Quando hanno iniziato a circolare le voci di attrici che avevano ceduto favori in cambio di lavoro ho pensato che fossero voci diffuse per screditare la professionalità delle donne. A me Weinstein non ha mai invitato in camera d'albergo."

Dopo aver invocato - per ora invano - una presa di posizione da parte della First Lady e aver preso parte attivamente alla campagna #MeToo l'attrice ha aderito anche al progetto Time's Up, un fondo da 13 milioni di dollari in sostegno delle vittime di molestie sessuali sul lavoro, perché in momenti difficili come questi i fatti valgono più delle parole.

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