Medici Senza Frontiere ha deciso di sospendere le proprie attività all’hotspot di Moria, sull’isola di Lesbo, una “decisione presa a seguito dell’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia che porterà al ritorno forzato di migranti e richiedenti asilo dall’isola greca”. 

“Abbiamo preso la difficile decisione di chiudere le nostre attività a Moria perché continuare a lavorare nel centro ci renderebbe complici di un sistema che consideriamo sia iniquo che disumano”, ha detto Michele Telaro, capo progetto di Msf a Lesbo.

“Non permetteremo — ha aggiunto Telaro — che la nostra azione di assistenza sia strumentalizzata a vantaggio di un’operazione di espulsione di massa e ci rifiutiamo di essere parte di un sistema che non ha alcun riguardo per i bisogni umanitari e di protezione di richiedenti asilo e migranti”. 

Martedì sera Msf ha chiuso tutte le attività legate all’hotspot di Moria, compreso il trasporto dei rifugiati al centro, la clinica al suo interno e le attività legate alla fornitura di acqua e ai servizi igienici. 

A Lesbo, spiega l’organizzazione, Msf continuerà a gestire il proprio centro di transito a Mantamados, dove offre prima assistenza ai nuovi arrivati, le attività di soccorso in mare sulle coste settentrionali dell’isola, e le cliniche mobili per le persone che si trovano al di fuori dell’area dell’hotspot. 

Dal luglio 2015, Msf ha fornito consultazioni mediche e supporto psicologico, ha distribuito beni di prima necessità e ha curato attività legate alla fornitura di acqua e servizi igienici nel campo di Moria, a Lesbo. 

In totale, Msf ha effettuato 24.314 consultazioni sull’isola di Lesbo, di cui 12.526 a Moria. Gli psicologi di Msf hanno assistito 401 persone attraverso sessioni individuali e curato 584 sessioni di gruppo con 3532 partecipanti. Le equipe stavano anche fornendo ripari temporanei e trasporto tra il nord dell’isola e i centri di registrazione di Moria e Kara Tepe. Fino al 13 marzo Msf ha trasportato 12.952 nuovi arrivati.

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