Materie prime sulle montagne russe

Un rapporto inglese avverte: prima del teorico esaurimento delle risorse, preoccupa l’eccessiva volatilità dei prezzi

Franca Roiatti

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L’allarmismo non appartiene ai centri studi britannici, tuttavia il rapporto Resources futures sull’uso delle risorse naturali pubblicato
dal londinese Chatham House lascia poco spazio all’ottimismo. «Nell’ultimo decennio la crescita di Cina e India ha provocato un aumento annuo nel consumo di carbone, olio di palma e ferro tra il 5 e il 10 per cento, e di petrolio, rame, frumento e riso del 2 per cento all’anno» calcola lo studio. Solo per placare la fame del Dragone, «la fabbrica del mondo», il commercio globale di materie prime è cresciuto del 50 per cento in 10 anni.

E continuerà così almeno fino al 2030, grazie alla crescita di Turchia, Thailandia, Vietnam e Iran. «Prima del possibile esaurimento delle risorse, dobbiamo affrontare problemi che già ora influiscono sulla stabilità dei mercati» spiega Felix Preston, uno degli autori di
Resources futures. «Il principale è la volatilità dei prezzi. Ci sono sempre stati picchi, ma ampiezza e durata delle fluttuazioni ci fanno supporre che questa sia la nuova normalità». Conflitti, decisioni politiche, eventi atmosferici locali hanno conseguenze globali: bastano un paio di cattivi raccolti e il mondo precipiterà nella prossima crisi alimentare, è scritto nel rapporto.

«Le innovazioni tecnologiche hanno consentito di superare alcuni limiti, I prezzi di cibo e carburanti sono sempre più volatili. Il grafico evidenzia le crescenti deviazioni rispetto alla media annuale. In questa decade la domanda di cereali crescerà del 15 per cento. La mappa mostra il confronto tra i consumi del 2000 e nel 2020 in migliaia di tonnellate. Scenari Mondo come evidenzia lo sfruttamento di petrolio e gas non convenzionali» sottolinea Preston. «Ma solo per mantenere l’attuale livello di consumi la ricerca deve procedere a ritmi sostenuti». Chatham House ipotizza una soluzione politica: il club R30 con i 30 maggiori consumatori, produttori, importatori ed esportatori di materie prime. Il compito, non facile, è quello di suggerire strategie chiare e sostenibili nella gestione delle risorse.

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