Rossella: "La Thatcher, una Churchill in gonnella"

La Thatcher secondo Carlo Rossella, ex direttore de La Stampa e di Panorama. La gallery e la biografia

Margaret Thatcher. Credits: (ANSA-CD EPA PHOTO PA/JOHNNY GREEN/jg/kr )

Carmelo Caruso

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Noi non ci meritiamo la Thatcher”. Dice che gli inglesi l’ameranno, dice che gli inglesi già la amino e che perfino Tony Blair sia stato il successore di Margaret Thatcher, scomparsa in seguito a un ictus, già colpita da quella malattia che le aveva tolto i ricordi, dopo esser stata il premier che aveva guidato l’Inghilterra dal 1979 al 1990, il primo ministro che più ha segnato la storia europea degli ultimi decenni.

“Non si guida un paese senza il rigore. La Thatcher è stata certo rigorosa, dura a tratti, ma cosa avrebbe dovuto fare?”.

E’ la zazzera che ha parlato con la dama di ferro, “viaggiato per quattro giorni insieme a lei, incontrata a Londra dopo le sue dimissioni a casa della figlia. Con lei il secolo breve ha avuto un rigurgito, si è allungato”, esclama Carlo Rossella, che è stato direttore de La Stampa e di Panorama.

Detestata dai minatori per la rudezza con cui mise fine agli scioperi, accusata per l’interventismo con cui dichiarò guerra all’Argentina per riprendersi le isole Falkland.

“Ma cosa poteva fare? Ha salvato il paese dal baratro che avevano causato i laburisti. E’ lei che ha messo fine alla pratica del consociativismo tra sindacati e governi. Così facendo ha insegnato all’Europa ad uscire dalla crisi economica. Di fatto si è ispirata alla ricetta americana del presidente Ronald Reegan, in realtà aveva la statura di un Winston Churchill, è stata la sua continuità in politica”.

E la guerra, ammetterà che rimane un eccesso d’intraprendenza? “Era necessaria, l’Inghilterra aveva subito un’aggressione. La Thatcher ha avuto il coraggio di farsi condottiera, condottiera insieme alla Regina Elisabetta. Ha avuto ragione nel perseguirla”.

Liberale, liberista, eccessivamente, non crede? “E’ proprio questo il nocciolo del modello thatcheriano. Ripeto, abolizione del consociativismo, spazio all’iniziativa privata, qualità dei singoli. A ciascuno il proprio ruolo diceva”, ricorda Rossella tra quelli che individuano negli inizi di Forza Italia, una spinta thatcheriana. “Agli inizi il partito di Berlusconi nasceva sotto quella spinta, ma erano gli inizi. Non dimentichiamo che la Thatcher era figlia di un droghiere, conosceva benissimo l’economia di mercato e sul mercato poneva le sue speranze”.

Una Thatcher italiana? “No, noi non possiamo averla perché non ce la meritiamo, tutt’al più possiamo avere Pierluigi Bersani con la sua ideologia, uno che va a traino dei grillini”.

La Thatcher cosa avrebbe fatto in una situazione come quella italiana? (Sorride) “Si sarebbe alleata a Berlusconi, non c’è da chiederlo”.

Che Angela Merkel si possa definire l’altra Thatcher dei nostri tempi? “Assomiglia senza dubbio, possiede alcuni tratti della Thatcher, ma viene dalla socialdemocrazia tedesca a differenza della Thatcher”

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