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Manfred Weber: ecco chi è che (forse) guiderà l'Europa di domani

Ssi lo candida alla guida della Commissione Europea. Ha idee banali ma molto accattivanti. Breve ritratto dell'antidoto all'annunciata valanga sovranista

Manfred Weber

Alessandro Turci

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La successione a Jean-Claude Juncker potrebbe regalare qualche emozione alla spenta, tecnocratica Bruxelles? Sembra proprio così, e lunedì prossimo (ma con la Ue mai si sa con certezza) potremmo avere un nome certo.

Il favorito sulla strada verso Berlaymont, il Palazzo, la sede insomma della Commissione Europea, è attualmente il tedesco Manfred Weber, oggi leader dei Popolari al Parlamento.

I Popolari, non dimentichiamolo, è dai giorni di José Barroso (era il 2004) che esprimono il vertice della Commissione e non sembrano intenzionati a lasciarlo ad altri. Anche perché gli altri, in soldoni i socialisti, ormai son tutti morti.

I Popolari e i sovranisti

I Popolari rischiano anzi di sembrare dei progressisti, considerando il vento sovranista che ormai ha conquistato elettori e politici europei. Forse per questa ragione Weber intende mettersi al passo coi tempi, e via Twitter ha già divulgato qualche avviso ai naviganti.

Si candida a campione dei moderati capaci di dialogare coi sovranisti, cioè quella galassia che cambia nome da Paese a Paese ed è la favorita assoluta in vista delle prossime elezioni europee di maggio 2019.

Euro 2019 non sarà quindi il nome di un campionato sportivo, ma la gara a chi si dimostrerà più sovranista del vicino di banco. Non c’è limite alla puntata (leggi sparata) massima: Salvini, Di Maio, Le Pen, Orban, saranno tutti nel girone unico chiamato “popoli contro élites”. A questo punto il metodo da conventicola dello Spitzenkandidat, a ben guardare, potrebbe addirittura tornare utile.

Lo Spitzenkandidat

Il metodo prevede infatti che i principali partiti scelgano ciascuno un proprio candidato di punta. I popolari, ma possiamo anche dire Angela Merkel, conscia del pericolo populista avrebbe quindi individuato in Weber la sintesi per tenere insieme i valori europei e le aspirazioni delle destre sovraniste.

Già, perché Weber è espressione dei cristiano-democratici bavaresi, quella CSU alleata storica della Merkel che ultimamente morde il freno in tema immigrazione. Il ministro degli interni tedesco Horst Seehofer viene dallo stesso partito, grazie al quale ha guidato la Baviera come Presidente per dieci anni, e ha già creato non pochi problemi, edulcorata definizione per “ricatti”, alla Cancelliera.

Quindi il metodo dello Spitzenkandidat potrà non apparire un capolavoro di democrazia, come Weber non è certo un figlio dell’Illuminismo, ma potrebbe essere l’unico criterio per evitare che i sovranisti non solo facciano incetta di voti a maggio prossimo, ma anche di cariche. Weber è, in poche parole, un male certo, ma un male minore.

Ovvio che le sue parole sull’Europa da restituire agli europei, e l’allarme per un Continente minacciato dall’interno e dall’esterno, non sono il massimo dell’apertura mentale; tuttavia la Germania nel suo piccolo ha già dimostrato di saper tenere a bada le pulsioni più retrive dei sui politici. Merkel al momento ha domato l’irruenza di Seehofer, e l’opinione pubblica tedesca ha messo dei chiari paletti a certa propaganda. I fantasmi del passato sono tutti ben piantati nelle coscienze.

L’alternativa Macron

Il metodo alternativo allo Spitzenkandidat è quello proposto da Emmanuel Macron. Un accordo a livello di capi di governo anziché di gruppi parlamentari. Si tratta in ogni caso di un metodo elitario (d’altronde la politica, per quanto rappresentativa, questo è), ma potrebbe alzare un po’ il livello del dibattito e soprattutto aprirlo alle capitali europee e non solo alle stanze chiuse dei gruppi parlamentari di Bruxelles.

Ma la Commissione - lo testimoniano le maldestre parole pronunciate ieri da Pierre Moscovici (esponete dei Socialisti in declino quasi irreversibile) sui piccoli Mussolini che si aggirano per l’Europa - fa sempre di tutto per stupire in negativo. E Potrebbe farcela anche questa volta.

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