Mafia capitale: un'ombra sull'ex capogruppo Pd Vincenzi

L'esponente democratico alla Regione Lazio è sospettato di aver inserito un comma al bilancio regionale per dirottare fondi sulla coop di Salvatore Buzzi

salvatore buzzi

Salvatore Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati – Credits: ANSA / UFFICIO STAMPA CARABINIERI ROS

 di Floriana Bulfon

Inserire al comma 6 “o dai loro municipi”, aggiungere che una quota parte del fondo possa essere assegnata “previa presentazione di progetti” in materia di “tutela ambientale” e “servizi sociali”. La firma agli emendamenti è di Marco Vincenzi, ex capogruppo del Pd alla Regione Lazio, non indagato, dimessosi dopo gli ultimi arresti di Mafia Capitale.

«Smentisco di aver presentato in Consiglio regionale emendamenti per finanziare il comune di Roma o i suoi municipi», ha affermato Vincenzi non appena il suo nome è finito nell’informativa dei Carabinieri del Ros.

«Il milione e due di Gramazio (Luca, ora arrestato ndr), che deve andare sui municipi, sta diventando... è diventato un milione e otto perché seicento ce li ha messi pure Vincenzi». Ad illustrare il meccanismo per far convogliare fondi regionali verso i municipi presidiati da amministratori “amici”, è il ras delle cooperative Salvatore Buzzi, perché «deve ritornare tutto al nostro gruppo(…) li dirottiamo su altri municipi nostri».

Vincenzi ha sottolineato di non essere indagato e che gli inquirenti non hanno trovato riscontri su quei 600mila euro ottenuti con il suo aiuto. Il 17 aprile dello scorso anno ha voluto però rivolgere particolare attenzione ai municipi presentando due emendamenti alla proposta di legge del collegato al bilancio regionale. Con il primo ha chiesto che al fondo regionale per il riequilibrio territoriale, oltre 33 milioni per il 2014, possano accedere direttamente i municipi della Capitale senza passare dal Campidoglio, con il secondo che una quota del fondo sia destinata in particolare proprio a progetti legati al verde pubblico e al sociale. Temi cari al sodalizio criminale romano.

Lo staff di Vincenzi conferma che gli emendamenti sono stati presentati, ma precisa che il giorno della votazione Vincenzi non c’era (al momento non vi è possibilità di controllo perché nonostante sia passato un anno la Regione Lazio non ha reso ancora disponibili i verbali ndr) e che in ogni caso valeva per tutti i municipi, non solo per il municipio di Ostia a cui si riferiscono le intercettazioni. I consiglieri del M5S nel frattempo hanno deciso di consegnare carte ed emendamenti alla Procura di Roma che cercherà riscontri e valuterà eventuali illeciti, di certo negli atti sono già finiti gli incontri tra Vincenzi e Buzzi.

I consiglieri del M5S consegneranno carte ed emendamenti alla Procura di Roma che cercherà riscontri e valuterà eventuali illeciti, di certo negli atti sono già finiti gli incontri tra Vincenzi e Buzzi. Uno il 12 settembre 2014 a Villa Adriana (Tivoli) “dove Buzzi consegnava a Vincenzi un foglietto”, e poi una cena annunciata da Buzzi: “ Stasera vado da Vincenzi.. che è il padrone de Tivoli.. a cena e gli faccio un p.. poi vedemo se me riesce”.  Buzzi annota anche un appuntamento e una località: Colle Cesarano. Qui, alle porte di Tivoli dove Vincenzi è stato sindaco, c’è una casa di cura per la riabilitazione psichiatrica accreditata al sistema nazionale. Il proprietario dell’ospedale, fino al 2003, Aurelio Casati ha dichiarato di essere stato costretto a pagare una tangente del 2 per cento ad alcuni funzionari delle Asl per ottenere i risarcimenti pubblici che gli spettavano e di aver chiesto aiuto tra il 1998 e il 1999 anche a Marco Vincenzi, allora direttore sanitario di Tivoli Terme. Una semplice consulenza, Vincenzi ha fatto sapere di non aver nulla a che fare con quanto accaduto in seguito: a causa dei ritardati pagamenti della Asl, Casati ha ceduto la proprietà e nella compagine della società Geress è entrato Manfredino Genova. Quello stesso Genova contattato da Buzzi per parlare di come gestire il business dei migranti. E intanto a Colle Cesarano è nato nel 2011 il Centro Agorà, un centro migranti gestito proprio dalla cooperative di Buzzi, e a giugno 2014 la regione Lazio ha riconosciuto l’edificabilità all’area in variante al piano regolatore vigente.

Di certo Buzzi non aveva come obiettivo solo il Comune e guardava con interesse alla Regione e al molto denaro che poteva distribuire. E’ lì che, stando alle accuse, tramite Gramazio si sarebbe siglato un patto segreto tra maggioranza e opposizione per spartirsi l’appalto più remunerativo, quello da oltre 90 milioni del centro unico di prenotazione della sanità. Per quell’appalto è indagato Maurizio Venafro, il capo di gabinetto del governatore Nicola Zingaretti. E poi Guido Magrini, ora ai domiciliari, «funzionario apicale della Regione per i finanziamenti al Campidoglio», per Buzzi un «padreterno».

L’obiettivo è sempre lo stesso: fare soldi. Ed è proprio seguendo l’origine di quei soldi che gli investigatori stanno ricostruendo tutte gli intrecci di Mafia Capitale.

 

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