Esteri

Macron il "banchiere": perché questa parola fa così paura

Marine Le Pen scaglia contro l'avversario l'etichetta che scuote il sentimento antisemita dei francesi e collega ebraismo, finanza e nemico esterno

Emmanuel Macron sorridente

Alessandro Turci

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Quando Marine Le Pen si scaglia contro Emmanuel Macron rinfacciandogli di esser un banchiere, un uomo della finanza, a quali sentimenti della Francia profonda fa appello?

La circostanza ci rimanda a un altro momento della campagna elettorale di MLP (forse il peggiore) e cioè quando ha di fatto assolto la Francia rispetto alla deportazione degli ebrei.

Forse la letteratura potrebbe farci da bussola per spiegare questo livore verso una professione, tutto sommato tecnica, spesso pesantemente investita di valori, anzi di "disvalori", morali.


L'insegnamento di Némirovsky
Irène Némirovsky, la scrittrice ucraina di famiglia ebraica giunta in Francia dopo il 1917, rappresenta la più significativa rimozione collettiva francese degli ultimi anni e può aiutarci a capire qualche sfumatura in più.

Prima di venire deportata e di morire ad Auschwitz nel 1942, Némirovsky firmò un romanzo scandalo nel 1929 dedicato a un immaginario banchiere ebreo: David Golder. Opera di un’esordiente, per giunta donna, ebrea ed immigrata, destò scalpore perché restituiva un profilo psicologico tagliente della finanza ebraica e non era tenera con l’ipocrisia della Francia cattolica e massonica che, di lì a poco, nel crescendo folle degli anni Trenta porterà al collaborazionismo di Vichy.

La deportazione e la morte hanno coinciso con 60 anni di oblio, fino a quando nel 2004 in un baule che la scrittrice aveva con sé al momento dell’arresto fu ritrovato il manoscritto di quello che oggi è considerato il miglior romanzo francese di quel tempo e probabilmente del secondo Novecento (nonché il miglior affresco della Francia profonda): Suite française. Trentotto le traduzioni mondiali, due milioni e mezzo le copie vendute.

Il male oscuro della società francese
L’impressione è che MLP non voglia scientemente vedere il male oscuro della società francese rappresentato dall’antisemitismo, in tutte le sue declinazioni e così ben descritto nella sua genesi e fenomenologia da Irène Némirovsky, e infine pagato a caro prezzo, assieme ad altri 85.000 deportati francesi.

D’altronde in Occidente i conti con la Storia dei padri si sono iniziati a fare solo dal 1968 in avanti, e Marine Le Pen viene da una famiglia che ha sempre visto nel maggio parigino non la rivolta necessaria, ma l’origine della decadenza odierna.

La Francia sedotta dalla caccia ai capi espiatori trova esempi celebri già a fine Ottocento (J’accuse di Zola è del 1898) e s’identifica oggi alla perfezione nella rozza ideologia del Front National: il partito delle semplificazioni, del complottismo, del negazionismo e del nemico esterno.

David Golder usciva nel 1929, contemporaneamente al crollo della borsa americana e del terribile contraccolpo europeo. Anche allora la destra francese individuò i colpevoli nei manovratori della finanza globale, in una parola i banchieri (gli ebrei o gli amici degli ebrei), i medesimi per i quali Emmanuel Macron ha lavorato.

Ma questo, a guardar bene, almeno per la lingua italiana fa di lui un bancario (di altissimo profilo d’accordo) ma mai un banchiere.

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