Ma i nuovi prestiti non salveranno la Grecia

Se il parlamento greco approverà gli accordi di Bruxelles per il Paese ellenico sarà la fine. Solo rafforzando l'asse con Parigi e Roma possono salvarsi

 

Per Lookout news

L’accordo firmato il 12 luglio a Bruxelles dal primo ministro greco Alexis Tsipras e dai Paesi dell’Eurozona è una pace cartaginese che riproduce, a distanza di quasi un secolo, gli stessi errori compiuti a Versailles dalle potenze vincitrici della Grande Guerra nei confronti della Germania.

 Oggi, come allora, vengono imposte delle sanzioni economiche insostenibili il cui esito sarà catastrofico, per i destinatari (Atene) ma anche per i decisori (Eurozona e Unione Europea). Si è facili profeti a ritenere che l’Eurozona non sopravvivrà alla punizione della Grecia, non solo perché si troverà nella necessità di rifinanziare continuamente un piano di salvataggio assolutamente insostenibile, ma perché questi giorni hanno mostrato che nell’Unione Europea c’è un grave deficit di democrazia.

 Il Parlamento Europeo, a cui il premier Tsipras si è appellato direttamente, non ha alcun potere, che viceversa risiede in organismi tecnici, nominati dai governi, neppure previsti dai trattati e in cui l’influenza tedesca è assoluta e per il momento incontrastata. Infine perché la figura più lucida e competente, l’ex ministro delle Finanze della Grecia Yanis Varoufakis, non fa più parte della trattativa. Come John Maynard  Keynes fu costretto ad abbandonare Versailles per i profondi disaccordi sulle riparazioni di guerra, così Varoufakis è stato costretto ad abbandonare i negoziati perché in disaccordo con la strategia di Tsipras, il cui risultato è stato, nonostante il flebile muro eretto a difesa dei salari e delle pensioni nominali, la disfatta e l’umiliazione. Infatti, non solo dovranno essere attuate riforme che ridurranno ancora il potere d’acquisto dei greci, ma dovranno essere realizzate modifiche di leggi e norme – dal codice di procedura civile agli orari di apertura delle farmacie – che, come nel caso di una sconfitta militare sul campo, trasformano uno stato sovrano in un protettorato.

 

Former Greek Finance Minister Yanis Varoufakis reacts during a parliamentary session in Athens

L’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis

 

Come detto più volte, la recessione continentale cominciata nel 2010 ha prodotto in Grecia risultati paragonabili a quelli di una guerra: il PIL è crollato del 25%, la disoccupazione è oltre il 26%, il debito ha superato il 180% del PIL e, soprattutto, le previsioni economiche sono di un’ulteriore riduzione della produzione. Quando nel 2010 la Grecia divenne insolvente, il suo debito pubblico era al 127% e la sua economia, sebbene minata da gravi inefficienze, ancora funzionava. Ora, dopo cinque anni di austerità, Atene è al collasso non solo economico ma umanitario e come in una guerra il ceto medio si è impoverito e i ricchi sono diventati molto più ricchi.

 Tsipras ha affermato che Varoufakis ha commesso degli errori nelle trattative. Ciò forse è vero, ma di sicuro la proposta di emettere delle note di debito, di prendere il controllo della Banca di Grecia e di ristrutturare il debito verso la BCE, bocciata per 4 a 2 dal comitato ristretto dal partito di governo greco Syriza, avrebbe reso la posizione negoziale greca più forte e credibile e creato ulteriori fratture all’interno dell’Eurozona.

I risultati delle trattative e gli scenari futuri
Malgrado tutto questo, alcune cose buone la trattativa le prodotte. Ha distrutto l’asse franco-tedesco, dimostrando che in Europa decide solo il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble e gli storici alleati della Germania. Ha riavvicinato Parigi e Roma, nella consapevolezza che presto toccherà a loro e che la prospettiva che li attende è la soluzione greca, perché come più volte dichiarato l’idea dei tedeschi è quella di umiliare un Paese per educare gli altri.

 

French President Hollande talks next to Italian PM Renzi during the news conference at the Expo 2015 global fair in Milan

Il presidente francese Francois Hollande e il primo ministro italiano Matteo Renzi

 

D’altronde, come si fa a credere alle rassicurazioni dei nostri ministri e del nostro premier quando – pur non considerando il debito pubblico che pure continua a crescere (2.218 miliardi di euro) e la profonda recessione (riduzione del PIL di circa l’11% rispetto al 2008) in cui sguazza il nostro Paese – ci si dimentica che al penultimo posto, prima della Grecia, nella graduatoria delle distorsioni dell’applicazione dell’IVA (punto cruciale nella trattativa) c’è proprio l’Italia?

 Le ultime trattative hanno inoltre distrutto la Troika. Infatti gli USA, grandi elettori dell’Istituzione, hanno esautorato il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI) Christin Lagarde e affidato la gestione della crisi allo staff tecnico che, nelle tre pagine inviate il 14 luglio alla Commissione e alla Banca Centrale Europea (BCE), ha ribadito quanto da sempre sostenuto: solo l’haircut può rendere il debito greco sostenibile e solo dopo una sua ristrutturazione il FMI è disposto a gestire il salvataggio della Grecia.

 Se il parlamento greco approverà gli accordi di Bruxelles, per Atene è finita. La crisi economica e sociale sconvolgerà il Paese per i prossimi decenni, rubando il futuro non solo ai figli, ma anche ai nipoti. Tuttavia, mai come ora grande è il disordine sotto il cielo e tutto può ancora accadere.

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