Tailleur blu elettrico, senza trucco a far risaltare rughe e fatica, lo sguardo preoccupato, scorato, consapevole di una sconfitta che determinerà anche la sua fine politica. Ma combattiva, in fondo.

Nel suo primo, vero, discorso dopo la sconfitta, Hillary Clinton non ha nascosto la sua profonda amarezza ma ha comunque invitato i suoi supporter  - accorsi  alla cena di gala organizzata dal Children’s Defense Fund a Washington - a non arrendersi, a continuare a credere in un'America più giusta e più libera, a non chiudersi in casa, come aveva pensato di fare lei. 

«Non è facile per me essere qui, ci sono state volte la scorsa settimana in cui tutto quello che volevo era leggere un libro, portare a spasso i cani e non uscire mai più di casa».

Hillary si è rivolta al pubblico con queste parole.

«So che la scorsa settimana molte persone si sono chieste se l’America fosse il Paese che pensavamo. So che siete delusi, lo sono anch’io, più di quanto riesca ad esprimere. Ma vi prego di ascoltarmi quando dico: vale la pena credere nell’America. Tocca a tutti noi continuare a lavorare per renderla più forte e più giusta. Abbiamo bisogno di voi, l’America ha bisogno della vostra energia, della vostra ambizione, del vostro talento. Ce la faremo»


È stato un discorso a tratti toccante e intimo, quello tenuto dall'ex First Lady, accusata da sempre di essere fredda, di non avere pathos, né empatia. Un discorso dove ha parlato del ricordo di sua madre, costretta andare a vivere con i nonni, poi rivelatisi violenti. Ma non ci sono state lacrime, né melodrammi.

«Sogno di andare da lei, su quel treno che la portò in California, di prenderla fra le braccia e dirle “Sopravviverai. Avrai una famiglia e tre bambini. E anche se per te è difficile immaginarlo, tua figlia crescerà fino a diventare un senatore degli Stati Uniti, un segretario di Stato, e ottenere più di 62 milioni di voti per la presidenza».


Non c'è stato, per Cinton, né la voglia né il tempo di rimarcare le accuse - lanciate durante una conversazione privata - al direttore dell'FBI James B. Comey, colpevole secondo lo staff dell'ex First Lady di aver inquinato il risultato elettorale quando, a pochi giorni dal voto, ha messo sotto indagine Hillary per la storia dell'email gate.

Da politico navigato quale è, Hillary ha parlato e anche e soprattutto dei bambini, il tema della serata. Senza citare direttamente il presidente eletto, ha ricordato l'episodio di una bambina del Nevada scoppiata in lacrime per paura che i suoi genitori siano espulsi dagli Stati Uniti.

«Nessun bambino dovrebbe vivere con una paura come questa. Nessun bambino dovrebbe avere paura di andare a scuola perché è `latino´ o afroamericano o musulmano o perché ha una disabilità».

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