"I londinesi non si faranno mai intimidire dal terrorismo". Così il sindaco di Londra Sadiq Khan replica su Twitter all'attentato che ha turbato la città inglese, sotto il Big Ben. Il Suv lanciato contro la folla sul ponte di Westminster e gli spari e gli accoltellamenti davanti al Parlamento hanno causato cinque morti e una quarantina di feriti. 

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Il Regno Unito ha cercato sin da subito di reagire al nuovo attacco nella ormai sua lunga storia di lotta al terrore. La premier May ha riunito il comitato di emergenza Cobra, sebbene l'allerta terrorismo per il momento resti al livello "grave", secondo solo a quello "critico". E già domani il Parlamento si prepara a tornare al "business as usual", annunciando su Twitter che Comuni e Lord si riuniranno nei "consueti orari".

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Cittadella del potere in allerta
Londra, ferita ancora una volta, cerca di riprendersi. Anche se l'agente che blocca l'accesso di Victoria street, verso il lungo fiume su cui si affaccia il palazzo di Westminster, sta lì a riflettere un sentimento di timore che torna a insinuarsi nella capitale britannica.

Sulle rive del Tamigi è di nuovo allerta, come altre volte in anni passati. Un'allerta concentrata e circoscritta attorno alla cittadella del potere: la casa di quel parlamento che pochi giorni fa ha dato l'ultimo via libera alla Brexit, gli edifici governativi circostanti, il vicino Buckingham Palace. Il cuore del regno e delle sue istituzioni secolari.

Attorno, uno stato di normalità apparente
Il resto della città è come se fosse un mondo a parte. Ad esempio non ci sono, o almeno non si vedono, presidi di polizia eccezionali all'aeroporto di Gatwick. E lo stesso panorama di apparente normalità fa capolino nell'affollato snodo di Paddington.

Persino a Victoria Station, ad appena un chilometro dalla scena del crimine in cui l'ultimo attentatore solitario ha fatto scorrere oggi il sangue, è difficile notare qualcosa di diverso dall'abituale tran tran di visitatori e di gente che esce a frotte dal lavoro.  

Vicino al Tamigi elicotteri e ambulanze
Imboccando tuttavia Victoria street in direzione del fiume le cose gradualmente cambiano. Una prima fermata dei bus risulta sospesa. Alcune ambulanze si allontano, furgoni cellulari della polizia non cessano di spostarsi a sirene spiegate. In cielo, all'altezza dell'abbazia di Westminster e giù fino al London Eye, la ruota panoramica che incombe sul Tamigi, ecco un paio di elicotteri a sorvegliare la situazione a bassa quota.

L'imbocco di Buckingham Gate, una stradina che conduce verso gli ingressi della residenza ufficiale della regina, è sbarrato da un suv, simile a quello con cui l'aggressore di oggi ha falciato passanti alla cieca, salvo per le insegne di Scotland Yard e i lampeggianti accesi. Un paio di isolati più in là, quando la House of Parliament è ormai in vista, anche la via principale è bloccata. Non resta che ritornare sui propri passi, lungo marciapiedi pattugliati da un lato e dall'altro da agenti che procedono in coppia. Panico non se ne annusa. Ansia sì.

Due agenti, uomo e donna, controllano i documenti ad alcune persone sedute fuori dal pub The Albert, proprio all'angolo tra Victoria e Buckingham Gate. Non senza scambiare con loro qualche impressione di fine giornata. Le parole "Westminster attack" echeggiano per la strada e sui mezzi o nei luoghi pubblici, fra conversazioni e telefonate. Anche in italiano, la lingua che forse si sente risuonare di più, inglese a parte.

La metropolitana funziona quasi normalmente. Quasi. Entrando nella stazione di Victoria una voce dagli altoparlanti avverte: "Due to a security alert, Westminster station is closed" (A causa di un allarme di sicurezza, la stazione di Westminster è chiusa).

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