Lo scisma tra il Patriarcato ortodosso di Mosca e quello di Costantinopoli

Una situazione che può condizionare i rapporti dei circa 2 miliardi di cristiani distribuiti nei 5 continenti

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Il clero ortodosso e il patriarca ecumenico Bartolomeo di fronte alla chiesa greco-ortodossa di Hagia Triada il 2 settembre 2018 a Istanbul, durante il secondo giorno dell'incontro della Gerarchia del trono ecumenico – Credits: OZAN KOSE/AFP/Getty Images

Orazio La Rocca

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Il mondo cristiano continua a frantumarsi tra l'indifferenza quasi generale. La notizia del nuovo scisma che si è consumato nei giorni scorsi tra il Patriarcato ortodosso di Mosca e il Patriarca ortodosso di Costantinopoli è di fatti passata quasi inosservata nei grandi e piccoli giornali.

Eppure, la nuova spaccatura che ha allontanato i due patriarcati ortodossi più importanti per storia, tradizione ed influenze politiche è destinata a condizionare i rapporti dei circa 2 miliardi di cristiani distribuiti nei 5 continenti, un miliardo e trecento milioni dei quali cattolici guidati dal pontefice romano, papa Francesco, che di fronte allo scisma ortodosso vedrà ulteriormente vanificati i suoi scopi di unire sotto un solo tetto l'intero universo cristiano d'Oriente e d'Occidente, da oltre mille anni separati in seguito allo storico scisma del 1054.

Dopo mille anni un nuovo grande scisma

Dopo quasi mille anni, la storia si ripete in campo ortodosso. Questa volta i cattolici non c'entrano e assistono con profonda preoccupazione da lontano agli scontri tra le varie anime dell'ortodossia. È stato uno dei leader del Patriarcato di Mosca, il metropolita Hilarion di Volokolamsk, capo del Dipartimento per le relazioni esterne, ospite al Sinodo dei giovani in corso in Vaticano, ad annunciarlo con determinazione al grido di “scisma! Scisma!” nel descrivere l'attuale spaccatura che si è creata nel mondo ortodosso dopo la decisione del Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli di concedere l'autocefalia (indipendenza) alla Chiesa ucraina, riconoscendo cioè il nuovo Patriarcato di Kiev che proprio da quello di Mosca si è staccato, e la successiva decisione da parte del Patriarcato di Mosca di rompere la comunione eucaristica con il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, che peraltro ha un primato d'onore e non effettivo su tutte le comunità orotodosse del mondo che, come è noto, sono tutte "autocefale", vale a dire non hanno un papa universale come i cattolici, ma ogni Chiesa nazione ha il suo capo supremo ed autonomo. Un gesto, quello compiuto dal patrarca ucraino, giudicato offensivo e di rottura dal patriarcato di Mosca e anche dallo stesso Vladimir Putin, notoriamente molto attento alle dinamiche delle Chiese ortodosse.

Non è la prima volta che l'Ucraina è lacerata da dissidi di natura ortodossa e religiosa in generale. In passato ha dovuto far fronte agli scontri di tra ortodossi e i cosiddetti uniati, i cattolici fedeli al papa, originati nel 1946 dal Sinodo di Leopoli che su ordine di Stalin impose alle comunità cattoliche di rito greco, denominati uniati, di confluire nella chiesa ortodossa sottoposta al Patriarcato di Mosca. Vi furono preti e vescovi deportati in Siberia per aver resistito e negli anni '90, quando Gorbaciov riconobbe la personalità giuridica della chiesa uniate l'antagonismo tra uniati e ortodossi divenne altissimo perché i cattolici di rito greco (circa 4 milioni di fedeli) chiedevano di rientrare in possesso degli edifici sacri che gli ortodossi avevano incamerato. Tensioni che solo da qualche anno si sono almeno in parte superate.

E Mosca cancella il patriarca di Costantinopoli

Ed ora che sucede? Difficile arrivare ad un accordo che, auspicato anche dal Vaticano, possa archiviare uno scisma destinato a vanificare tutto il cammino ecumenico fin qui fatto per riunire l'universo cristiano? Il Patriarcato dell'Ucraina in realtà si è distaccato da Mosca nel 1992, ma da allora il conflitto è rimasto latente, fino a quando il patriarca Bartolomeo ha deciso di riconoscerlo.

Nel 1997 ci fu un precedente simile, quando Costantinopoli staccò la Chiesa Ortodossa dell'Estonia da quella della Russia e la eresse in Sede Arcivescovile alle proprie dirette dipendenze. Il Patriarcato di Mosca reagì nello stesso modo in cui sta reagendo ora ad una decisione più grave di quella di allora, quando dopo sei mesi i rapporti furono ristabiliti: malgrado il Patriarca di tutte le Russie dell'epoca, Sua Beatitudine Alessio, si ritenesse doppiamente offeso, essendo originario proprio dell'Estonia.

"Per noi il Patriarcato di Costantinopoli – spiega Hilarion - si trova in una situazione di scisma e, quindi, abbiamo cancellato il nome del Patriarca Bartolomeo dalla lista ufficiale dei Patriarchi che noi chiamiamo dittici. Non sarà quindi commemorato dalla Chiesa ortodossa russa e cominceremo il dittico dal Patriarca di Alessandria". Inoltre "noi non parteciperemo ad alcuna celebrazione eucaristica insieme al Patriarcato di Costantinopoli e i nostri fedeli non potranno ricevere la comunione nelle chiese legate a Costantinopoli. Inoltre noi non parteciperemo ad alcun organismo organizzato o presieduto dal Patriarca di Costantinopoli o da suoi rappresentanti", avverte il capo del dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca.

"Lo scisma lo ha scelto il patriarca Bartolomeo stesso: poteva scegliere di essere il centro di coordinamento per tutte le Chiese ortodosse o essere in scisma. Lui ha optato per lo scisma", puntualizza Kirill, che avverte deciso: “Non parteciperemo a nessuna Commissione presieduta o co-presieduta dal Patriarca di Costantinopoli. Significa che non parteciperemo in alcun dialogo teologico nel quale sono presenti rappresentanti del Patriarcato di Costantinopoli che presiedono o co-presiedono". Con tanti saluti al dialogo ecumenico e ai buoni rapporti tra le Chiese ortodosse.

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