L'Isis in Vaticano: la simulazione del Mossad

A settembre i servizi segreti israeliani avrebbero simulato un attacco al Papa con le intelligence italiane, francesi e britanniche

Isis

L'addestramento in un campo combattenti dell'Isis - 26 ottobre 2017 – Credits: HAIDAR HAMDANI/AFP/Getty Images

Anna Germoni

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Il Mossad, i servizi segreti dello Stato di Israele, tra le agenzie più invidiate al mondo per competenze e capacità tattiche e investigative, avrebbe simulato a Herzliya, regione a nord di Tel Aviv, un possibile attacco dell'Isis al Vaticano, ricreando in tale zona lo stato indipendente del Papa, in dimensioni reali con tutti i possibili scenari di una offensiva terroristica, sia con van impazziti sulla folla, sia con kamikaze dell’Isis all'attacco.

A questa simulazione avrebbe partecipato anche l’elite degli 007 italiani, con reparti speciali dell'Aise, i servizi segreti del Vaticano (Siv), la Francia con il Dcri (Direction central du renseigneiment intèrieur) con l'Uclat (Unité de coordination de la lutte antiterroriste), la Gran Bretagna con MI/5 e MI/6, i servizi di controspionaggio interno ed estero (secret intelligence service).

La notizia doveva rimanere segreta, per non avvantaggiare tatticamente il Daesh. Ma già il 3 agosto scorso, Uri Ben Yaakov, tenente colonnello della Riserva delle forze armate israeliane, esperto di controterrorismo, aveva anticipato ai media locali di voler far questa simulazione, coinvolgendo le maggiori eccellenze europee a livello di intelligence: “Pensare come pensa un terrorista, identificarsi con il suo modo di agire così da poterne anticipare le mosse e quindi gli attacchi”. 

La simulazione

È così che il Summit è stato organizzato dall’11 al 14 settembre scorso dall’International Institute for Counter-Terrorism (ICT) di Israele, la migliore accademia mondiale d’intelligence per preparazione, strategia e offensiva militare e sicurezza nazionale.

L’esercitazione si è svolta parzialmente a Herzliya, in Israele e in una seconda località rimasta segreta. Il “wargame” aveva come obiettivo “The future of Isis in Syria”. All'operazione avrebbe partecipato il professore tedesco Boaz Ganor, presidente dell'International Institute for Counter-Terrorism e membro della commissione per la sicurezza interna di Israele, nei panni del leader Abu Bakr al-Baghdadi, capo dell’Isis; l’ex vice capo del Mossad, Naftali Granot, nel ruolo del leader del consiglio militare dell’Isis; il tenente colonnello, Uri Ben Yaakov, che ha interpretato il capo dell’intelligence Isis e Eitan Azani, vicedirettore dell’agenzia israeliana contro il terrorismo nelle vesti del capo del Public Information Council dell’Isis (comitato di propaganda).

L’obiettivo era rafforzare la presenza del gruppo di varie intelligence sul suolo europeo, coinvolgendo gli 007, in primis gli italiani, con varie tipologie di tattiche di assalto, di prevenzione strategica e militare durante presunti attacchi terroristici per neutralizzare l'avversario e contrastarne l’offensiva.
 
Durante le simulazioni tattiche a Herzliya, è emersa la strategia dell’Isis di indirizzare la maggior parte dei suoi combattenti stranieri in Europa (ben 1250 foreign fighters) nei loro paesi d’origine nei quali sarebbero ben disposti a compiere attacchi terroristici, fornendo un elenco di obiettivi potenziali utili da scegliere.

Gli obiettivi

Londra resta ora il bersaglio meno facile, perché non fa più parte dell’accordo Schenghen che consente spostamenti facili tra i diversi Paesi europei.

È la Francia uno degli obiettivi nevralgici per l’Isis mentre per quanto riguarda l'Italia e lo Stato del vaticano (fino a oggi ancora risparmiati) l'allerta resta alta.
Durante la simulazione, si è valutata l’ipotesi di colpire “Papa Francesco, in una domenica durante la messa”. Per questo sono stati simulati diversi attentati da più accessi e percorsi.

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